Tutti messi a tacere, da brutto anatroccolo a padrone dell’Inter

di Redazione, pubblicato il: 23/02/2023

Hakan Calhanoglu arrivò all’Inter lo scorso anno con due handicap pesanti.

Il primo naturalmente quello di approdare direttamente dall’altra sponda dei Navigli, cosa mai facile da buttar giù a Milano.

Il secondo quello di sostituire Eriksen, campione che aveva faticato per conquistarsi un posto d’onore nel tifo nerazzurro ma che seppe diventare uno dei simboli del 19 scudetto rompendo l’ incubo  con quella punizione meravigliosa al sette della porta di Tatarusanu proprio nel derby di coppa Italia del gennaio 2021.

Non furono pochi gli accenni polemici e i dubbi sulla collocazione e sulla continuità dell’ex rossonero  quando l’Inter annunciò il suo arrivo.

Oggi sembrano passati anni luce.

Oggi Calhanoglu è diventato insostituibile nel centrocampo di Inzaghi e la curva gli canta “uno di noi”.

Il turco aveva fornito buone prove già nella prima stagione in nerazzurro ma quest’anno ha acquisito una dimensione diversa. Quella del protagonista, del top player che si impone a suon di prestazioni di altissimo livello.

La crescita di rendimento e di personalità di Calhanoglu vanno di pari passo. Il momento della svolta è l’infortunio di Brozovic, Inzaghi è costretto a fare di necessità virtù e  arretrare lui in regia con Mkhitaryan a svolazzare più avanti al suo posto.

Anche in quel momento molti i dubbi, Brozovic non è uno che si sostituisce con facilità. Hakan non si è fatto sommergere dalle difficoltà anzi, ha affrontato la nuova sfida con una dedizione fuori dal comune. Partita dopo partita è cresciuta la capacità di far ripartire l’azione,  l’intensità per spezzare le trame avversarie, la capacità di essere determinante nei momenti topici (vedasi gol con il Barcellona a San Siro). Con una carta in più rispetto al croato, il lancio lungo di grande precisione, spesso sugli esterni,  che permette all’Inter di rubare tempi di gioco agli avversari. 5 mesi di prestazioni una più convincente dell’altra.

Ieri sera con il Porto non è stato positivo, è stato dominante. Conceicao aveva messo Otavio a mordergli le caviglie con una marcatura asfissiante e provocatoria. Risultato: cartellino rosso per il portoghese.
L’Uefa lo ha eletto man of the match.
Non male per uno che era arrivato tra mille dubbi.


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