(Esclusiva) David Ermini, V.Pres.CSM, il tifo per l’Inter sospende tutto

di Redazione, pubblicato il: 29/03/2022

Inter – David Ermini CSM  – L'Inter annovera molti tifosi anche tra personalità che occupano posizioni di grande rilievo nelle istituzioni. Tra loro il Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura David Ermini che ha rilasciato una intervista esclusiva alla nostra testata.

Iniziamo dalle origini, il Vice Presidente del CSM diventa interista perché…

«Mio padre era interista e interisti erano molti miei compagni di giochi, insomma ero un predestinato… Mio padre mi portò allo stadio che avevo poco più di 7 anni. Al Comunale di Firenze, era il 16 gennaio 1967, si giocava Fiorentina-Inter: vanno in vantaggio i Viola con Brugnera, nel giro di un minuto Bedin pareggia e Guarneri nel secondo tempo raddoppia. Quel giorno, uscendo dallo stadio, è scoppiato l’amore per l’Inter».

Il tifo, per quanto sicuramente discreto come il suo, è di per sé partigianeria, schierarsi apertamente con una fazione, tutto il contrario di un ruolo come quello che lei riveste che richiede equidistanza e assoluta neutralità di giudizio…. Quanto è facile (o complicato che dir si voglia) spogliarsi dell’abito mentale istituzionale per indossare quello del tifoso?

«Il tifo per me è anzitutto passione. Gioia e sofferenza. E’ esultare per una vittoria e rattristarsi per una sconfitta. Ma è anche riconoscere, talvolta, la superiorità di un avversario. In realtà, ho sempre inteso e vissuto il tifo come forma nobile di rispetto dell’avversario: più è forte la tua squadra, più è forte il tuo attaccamento, più devi rispettare lo sfidante».

 Il Meazza, soprattutto nelle occasioni importanti, riesce a coinvolgere come pochi altri stadi nel mondo. Come vive emotivamente un derby o una partita di Champions decisiva un uomo delle istituzioni come lei?

«Penso come tutti gli altri tifosi, il bello allo stadio è che le emozioni si vivono alla pari, si entra in una sorta di sospensione dei ruoli e della vita quotidiana. L’ultimo incontro che ho visto al Meazza, tra l’altro, è stato proprio un derby. Era il 9 febbraio 2020, un mese prima del lockdown, l’Inter vinse 4 a 2, grande partita e grande soddisfazione».

Mettiamo un po’ di pepe nell’intervista: ha festeggiato con più entusiasmo la notte del Triplete a Madrid o quella in cui il partito nel quale militava raggiunse il 42% alle elezioni europee?

«Emozioni e sensazioni completamente diverse, non si prestano a comparazioni».

Una militanza nerazzurra di lunga data come la sua ci permette un sondaggio tra giocatori di epoche diverse. Se faccio i nomi di Facchetti, Altobelli, Ronaldo e Milito chi di questi le evoca il ricordo più bello?

«Facchetti resta per me indimenticabile. Facchetti è il ricordo delle prime partite viste con mio padre davanti alla tv in bianco e nero. Facchetti è il sapore dell’infanzia, è il capitano della Nazionale nella leggendaria semifinale con la Germania. Grandi giocatori anche tutti gli altri, ma Facchetti fa parte del mito».

Veniamo all’attualità: Il suo giudizio sull’Inter di Inzaghi e il giocatore nerazzurro che ammira più degli altri

«L’Inter di Inzaghi? Nonostante le cessioni e il rammarico per la Champions League, la squadra se la batte in campionato. Spero solo che possa ritrovare lo smalto e la grinta delle partite iniziali. Per il resto, a me piacciono i giocatori che magari in campo quasi non si notano ma che fanno sentire tutta la loro mancanza quando non ci sono. Chi ho in mente? Marcelo Brozović»

Si parla di alcuni fondi d’investimento interessati a rilevare l’Inter nell’eventualità che Suning dovesse cedere il club. Investitori dalle enormi possibilità ma che guardano più che altro al tornaconto dei loro bilanci. L’Inter invece ha una storia pluricentenaria legata indissolubilmente a valori di cultura, solidarietà, inclusione, impersonificati da persone come i Moratti, Pellegrini, Prisco. A suo avviso le due cose sono conciliabili?

«Alcuni valori l’Inter li ha nel suo dna, non credo che un eventuale cambio societario potrà incrinarli. Magari non sarà così semplice, penso però che profitto e rispetto della propria storia e tradizione un equilibrio alla fine potrebbero trovarlo. Un ruolo importante in tal senso lo gioca la comunità dei tifosi».

Nella filiera di comando del calcio così come nella stampa, storicamente l’Inter non ha mai avuto un peso “politico” pari a quello di altri club in Italia ed in Europa. A suo giudizio è un vulnus da curare o un valore da salvaguardare?

«Sarei tentato di rispondere che è un valore da salvaguardare, ma sinceramente al peso “politico” ho sempre dato poco significato, a me interessa lo sport come passione. Come coraggio e voglia di andare oltre gli ostacoli».

Ringraziamo il Vice Presidente Ermini per la disponibilità.


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