Inter di corto muso. Quando non si brilla, bisogna comunque splendere

di Raffaele Garinella

Inter-Venezia 2-1

Soliti incontentabili. Incredibile come a questa straordinaria Inter, qualcuno rimproveri anche un successo sofferto. Roba da Benny Hill Show. Una squadra che vince nove delle ultime dieci gare merita solo applausi a scena aperta. Contro il Venezia – plauso ai lagunari – l'Inter aveva nelle gambe due gare – diciamo due – da centoventi minuti – diciamo centoventi, per chi non lo comprendesse bene – tra Supercoppa e Coppa Italia. C'è poi la fastidiosa questione del prato di San Siro, davvero ai minimi storici per praticabilità. Premesse doverose e necessarie per introdurre al meglio questo fondamentale successo.

La partita. Di corto muso, grazie a Edin Dzeko, abile nel metterci la testa al momento giusto, ma anche di Denzel Dumfries, superlativo nel cross decisivo. Diamo a Simone Inzaghi ciò che è di Simone Inzaghi, maestro nel leggere le partite. Inserisce l'esterno olandese e tiene dentro il centravanti bosniaco, quando tutti gli allenatori da salotto, pronti a spiegare la qualunque in panciolle, lo avrebbero tolto dal campo. Buon per l'Inter che l'allenatore, così come sottolineato da Dzeko, capisca di calcio e non sia un qualunque allenatore nel pallone. Altrimenti, sai che risate. Senza dimenticare che la vita non è una consolle e che in campo ci sono anche gli avversari. Il Venezia, pur rimaneggiato, ha disputato la sua buona partita, ma ha peccato quando si è lasciata schiacciare in area. Avrebbe potuto soccombere prima, ma Lezzerini è stato kamikaziko su Dzeko. Nulla ha potuto al '90 su quel divino colpo di testa che ha tolto le ragnatele dall'angolo basso della sua porta e scacciato via piccoli e simpatici gufetti rossoneri appollaiati sulla traversa. E perché no, già che ci siamo, mandato via anche qualche cornetto napoletano. Ben inteso, il calcio è bello anche per questo. In precedenza le reti di Henry, altro colpo di testa vincente con la complicità di Skriniar ed Handanovic e pari di Barella, con assistenza di Darmian. Nel mezzo tanto possesso palla nerazzurro, talvolta fumoso, talvolta sterile e meno brillante che in altre occasioni. Purché sia vincente e si mantenga la distanza di sicurezza dalle inseguitrici. Tutto il resto è noia, disse Califano e del resto ce ne infischiamo, disse Rhett Butler. Le chiacchiere, via col vento. Appunto. 

 

Il simpatico buffetto. Ne diamo tre: Barella, Dumfries e Dzeko. Il primo torna al gol in un momento delicato, gli altri due ne confezionano un altro in un momento complicato. Goduria estrema.

Le rasoiate. Skriniar e Handanovic non sembrano impeccabili nell'occasione che vale il vantaggio di Henry. Perisic corre in modo frenetico e poco lucido. È umano anche lui. 


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