Prima di parlare di campionato falsato è bene ripassare la storia

di Raffaele Garinella

Il grave errore che si possa commettere è pensare che nel calcio di oggi ci sia malafede. Fatta questa doverosa premessa chiariamo subito che l'arbitro Serra in Milan-Spezia ha sbagliato. Il direttore di gara ha fischiato prima che il pallone giungesse a Messias. Errore evidente quello di non concedere il vantaggio ai rossoneri. Il Var avrebbe successivamente giudicato il fallo di Rebic – come subito o procurato – e la posizione – regolare o meno – di Messias. L’Aia porgerà – se non l’ha già fatto – le proprie scuse al Milan.

 

Nobile gesto da parte dell’Associazione Italiana degli arbitri che, senza ombra di dubbio, avrebbe dovuto – e potuto – compiere anche nei confronti di tante altre squadre che hanno subito errori arbitrali. È importante che non passi il messaggio che il Milan rappresenti la vittima sacrificale delle ex giacchette nere. Senza andare troppo in là con gli anni – sarebbe fin troppo semplice annoverare e rievocare i torti arbitrali subiti dall’Inter di Gigi Simoni o dal Perugia di Luciano Gaucci nel 2003/04 – si ritorni con la mente all’arbitraggio di Irrati in Venezia-Milan.

 

Saelemaekers andava espulso dopo cinque minuti per fallo su Busio, così come c’era un calcio di rigore – non concesso al Venezia – per fallo di Florenzi su Henry. Eravamo al 40’ minuto. Il Var – Mazzoleni – decise di non intervenire. All'undicesima giornata, sempre i rossoneri – Roma-Milan – usufruirono di un altro errore arbitrale. Al 94', con il Milan avanti di una rete, fu negato un calcio di rigore ai giallorossi per fallo di Kjaer su Pellegrini. L'arbitro Maresca non fischiò e il Var – c'era sempre Mazzoleni – non richiamò al monitor il direttore di gara. Non risulta che l'Aia abbia domandato scusa a Venezia e Roma, né risulta che qualcuno di sponda rossonera all'epoca abbia avuto da ridire sulla regolarità del campionato. 

Potremmo proseguire ancora, ma siamo certi di essere stati esaustivi. Qui sine peccato est vestrum, primus lapidem mittat.

Così è (se vi pare). 


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