Inter Milan, tutti sul banco degli imputati, nessuno può chiamarsi fuori

di Mario Spolverini

Inter Milan – Ha fatto tutto l’Inter, il Milan si è limitato a fare due gol ed ha portato la pagnotta a casa.

Perdere fa male sempre, perdere un derby contro mezzo  Milan (o poco più) per colpe esclusivamente proprie è sanguinoso. Andare alla ricerca di scuse o peggio ancora di responsabilità individuali non è corretto e rischia di deviare l’analisi della sconfitta dalle vere motivazioni verso meandri fantasiosi.

L’arbitro Guida ha fatto il suo lavoro in maniera pessima? Sono d’accordo. Handanovic ha responsabilità evidenti (non solo lui) sel secondo gol? Concordo anche su questo. Ehh ,ma se Dumfries la mette dentro invece che sparare addosso a Maignon… Ok anche qui.  Ma se dobbiamo limitarci a parlare di questi fatti rischiamo di perdere il nostro tempo in una sorta auto assolvimento che non aiuta a crescere.

Le cause del rovescione nel derby sono altre. Che poi è sostanzialmente una e si chiama atteggiamento.

Quello di una squadra che domina un primo tempo senza riuscire a mettere il risultato in sicurezza ma rientra dopo la ripresa con la puzza sotto al naso,  pensando di dover svolgere una pratica semplice e  fastidiosa. Quello di una squadra che, una volta di più, ha dimostrato che può sperare di prevalere solo facendo il gioco che sa fare, fatto di possesso e fraseggi che tolgano l’iniziativa dai piedi degli avversari. La gestione è roba da Marotta e Antonello, inutile chiedere agli uomini di Inzaghi di amministrare l’esistente, non è nelle loro corde, l’Inter o gioca al 110% sempre e comunque o non gioca.

Si chiama atteggiamento ma quello che si è visto nel secondo tempo è meglio definirlo presunzione, stato d’animo incomprensibile su un campo di calcio a meno che non sei sul 4 a 0 a due minuti dal 90mo. La presunzione di chi viaggia sulle ali di un filotto di vittorie che ha riportato la squadra in vetta, fatto quasi interamente di successi contro avversari della parte destra della classifica, la presunzione di chi (più di uno) continua a perdere palle potenzialmente decisive nei pressi dell’area avversaria per la ricerca del colpo ad effetto. La presunzione di chi  nelle interviste si autoinveste del titolo di campione/leone salvo poi fare la figura dell’agnellino sacrificale appena messo piede in campo. Per giustificare stipendi principeschi non basta un gol al 120mo che, per quanto importante, ha bisogno di essere supportato da continuità, dedizione, coraggio. Ogni riferimento a Sanchez è puramente voluto ma lo stesso concetto vale anche per altri suoi compagni che hanno parlato meno ma compiuto gli stessi errori. E non da oggi.

Presunzione anche nel mister, i cambi conservativi si fanno quando le occasioni lo permettono non in un derby sull’ 1 a 0 e se Calhanoglu è già ammonito chi se ne frega se l’alternativa si chiama Vidal, questo Vidal. E se martedì sera c’è la Roma in Coppa Italia e poi la trasferta a Napoli puoi togliere Perisic che accusa un fastidio muscolare ma non anche Brozovic. Facile parlare dal divano di casa diranno molti ma il risultato si è visto.

Presunzione anche in larga parte dei tifosi, quelli che “questo scudetto può perderlo solo l’Inter”, quelli che “il Milan chi?”, quelli che guardano e scrivono sempre agli altri dall’alto al basso. Magari anche quelli che  tacceranno  questo articolo di disfattismo e inveiranno contro l’autore. I Bauscia andavano di moda qualche decennio fa, oggi o vivi di realismo o rischi spernacchiamenti urbi et orbi, in campo, sui media e sui social.

Pur nella rabbia della batosta adesso è fondamentale non buttar via il bambino insieme all’acqua sporca. Quanto fatto di buono nei mesi scorsi resta sotto gli occhi di tutti ma porterà frutti copiosi solo cambiando atteggiamento. Fino a qualche tempo fa, prima di Conte diciamo, l’accusa alla squadra era di scarsa personalità, stasera nel secondo tempo l’Inter sembrava il Marchese del Grillo nel suo celeberrimo “io so’io e voi nun siete un ca**o” .

Tra la troppa debolezza e la superbia c’è una via di mezzo fatta di concretezza e lucidità, quella che Inzaghi e molti altri devono ritrovare alla svelta.


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