Inter Inzaghi, tra frizioni e aspettative quale futuro?

di Mario Spolverini

Inter Inzaghi – Aspettative, la parola magica (o dannata che dir si voglia) è questa.

L’amarezza dei tifosi nerazzurri dopo il pareggio con la Fiorentina è funzione e  direttamente proporzionale – direbbero i matematici – delle aspettative nate al termine del girone d’andata quando la squadra di Inzaghi girava come un Rolex e sverniciava chiunque le capitasse a tiro.

Peccato che in quel periodo il caterpillar nerazzurro incontrasse sul suo percorso quasi esclusivamente squadre situate nella parte destra della classifica o in talmente malmesse da non sembrare vere come la Roma di Mourinho. Elemento che avrebbe dovuto far riflettere ma che veniva subissato dall’onda montante di entusiasmo che portava molti a parlare di scudetto già a portata di mano nonostante mancassero 6 mesi alla fine.

Tutti estasiati dal gioco di dei ragazzi di Inzaghi, l’unico forse davvero di stampo europeo si era spinto a dire qualcuno. Un fuoco di paglia durato un paio di mesi prima di tornare alla realtà.

Quale realtà? Quella delle altre aspettative, quelle dell’estate scorsa, quelle di una squadra che aveva perso l’allenatore del 19mo scudetto, due dei suoi protagonisti principali, Lukaku e Hakimi, e l’uomo che senza apparire più di tanto aveva rappresentato la quadra di tutto il gioco nerazzurro dell’ultima parte della stagione, Cristian Eriksen, quello che più di tutti manca oggi.

Aspettative completamente diverse da quelle di poche settimane fa, costruite sulla speranza della società prima che dei tifosi che il ridimensionamento non fosse così traumatico da estromettere i nerazzurri da tutti gli obbiettivi già prima del taglio del panettone, che la squadra potesse competere dignitosamente per uno dei primi quattro posti in campionato e per un girone di Champions che assicurasse gli ottavi in qualche modo, vista la concorrenza non particolarmente agguerrita.

Il mister ha responsabilità evidenti e poche attenuanti per ciò che sta succedendo, 7 punti in 7 partite parlano chiaro della sua incapacità, almeno sino ad oggi, di dare una sterzata ad un blocco che pare più mentale che fisico, di studiare un’alternativa ad un 352 ormai asfittico e conosciuto a memoria da ogni avversario. Ma almeno gli va riconosciuto il fatto di non aver mai alzato l’asticella delle aspettatìve fin dall’estate scorsa, anche quando aveva il vento in poppa ed arrivavano gol al 120mo e trofei.

Torna alla mente il battibecco di qualche giorno fa quando Inzaghi predicava prudenza rispondendo  a Marotta che parlava della seconda stella in un botta e risposta prolungato che lascia intravedere frizioni (anche nello spogliatoio?) che  in prospettiva non odorano per niente di buono.

Tra la squadra scintillante del girone d’andata ed i cugini dismessi che calcano oggi il prato di San Siro era lecito attendersi una via di mezzo che avrebbe evitato fibrillazioni e polemiche,  arrivare  fino a maggio a suon di vittorie era una pia illusione ma il baratro odierno e l’incapacità di uscirne  sono troppo profondi per non porsi delle domande sul futuro del mister.

Futuro legato ovviamente ai risultati, con una semifinale di coppa Italia e 9 partite da giocare ancora tutto è è possibile se la squadra torna in sé. Chiudere una stagione iniziata tra mille incertezze con due trofei ed una tranquilla qualificazione in Champions potrebbe rappresentare un’ancora di salvezza per Inzaghi anche se l’esperienza di Pirlo alla Juventus dice il contrario. Al contrario, uscire con il Milan e continuare fino a maggio a stentoni tra qualche sberla e prestazioni anonime avrebbe il chiaro sapore di una bocciatura. Questione di aspettative, ancora una volta.

Futuro legato alle risorse economiche disponibili perché cacciare Inzaghi significa pagare due stipendi.

Futuro legato a scelte non contingenti. Suning va o resta? Suning ha la possibilità di investire sulla rosa per permettere il passo ulteriore verso l’eccellenza continentale? Suning ha ancora la volontà di primeggiare da subito o si continua a parlare di percorso?

Tra Inzaghi e De Zerbi o Juric, tra Inzaghi e Ten Hag, tra Inzaghi e Simeone corrono montagne di soldi, investimenti sulla squadra  e progetti tecnici completamente diversi.

Si attendono risposte da chi di competenza.


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