Inter, a Lecce 3 punti ma il futuro è carico di nubi

di Mario Spolverini

(Mercato Inter) Il bello della serata leccese passa per due flash al primo e all’ultimo minuto. Lukaku impiega 80 secondi per riannodare il filo che lui stesso  aveva tagliato 12 mesi fa, Dumfries entra e cambia la partita impegnando addirittura  il suo nobile sottopancia per chiudere una pratica che andava prendendo il sapore di beffa.

Nel mezzo 70 minuti di incertezze che hanno richiamato alla memoria il periodo triste dei 7 punti in 7 partite dello scorso anno e gli ultimi 20 con il cuore gettato oltre l’ostacolo alla ricerca dei tre punti con le solite annotazioni dei periodi neri. Il solito portiere avversario che alza il muro di Berlino, il solito arbitro che non vede una  trattenuta in area su Dzeko di 5 minuti, le solite occasioni sciupate per fretta, indecisione o sfortuna, la solita Inter che cade vittima delle proprie presunzioni non appena pensa di abbassare i ritmi e gestire l’esistente.

New entry nelle discussioni la figura di Gosens che sappiamo non essere Perisic senza aver ancora capito cosa davvero sia il tedesco di queste settimane. Serve fiducia e pazienza ? Ok, ma il tedesco ed il mister ci mettano del loro per capirsi e far capire anche a noi senza aspettare Natale possibilmente.

Da Lecce si torna con i tre punti in cascina, unica annotazione positiva della serata. Tanto più se si vanno a rileggere le parole dei protagonisti nel pre e post partita.

Rapido recap delle dichiarazioni delle ultime ore:

Inzaghi: “Siamo in una situazione che gli altri acquistano e leggo che l’Inter è la favorita, lottiamo per vincere e quando vedo che gli altri acquistano e l’Inter sui giornali cede i giocatori non mi fa sorridere. La squadra deve rimanere questa.

 Handanovic: “È fondamentale che il gruppo resti così. Ci conosciamo bene, abbiamo grande sintonia e sappiamo i meccanismi”.

Marotta: “Le parole di Inzaghi sono comprensibili. Di fatto noi manager abbiamo l’obbligo da una parte di garantire la sostenibilità e dall’altro di allestire una squadra competitiva. Posso dire che non ci saranno rivoluzioni. Ci possono essere ancora dei trasferimenti e che dobbiamo trovare un sostituto di Ranocchia.”

Ergo, se il mister per due volte in 24 ore dice che la squadra non si tocca, se anche uno di pochissime parole come Handanovic si sente in diritto di dire in buona sostanza “giù le mani dal gruppo” la lettura più ovvia porta a ipotizzare che anche nello spogliatoio esista la sensazione forte, fortissima, che da qui al 31 agosto possa ancora succedere qualcosa di grosso.

Sensazione non smentita, anzi in qualche modo rafforzata dalle parole di Marotta.

Per far crollare il castello non c’è bisogno di rivoluzioni, basta un trasferimento, come dice lui.

Sono pessimista? Vedo cose che non esistono? Felicissimo di essere smentito.

 


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