EDITORIALE – La giusta lezione a una massa di arroganti

di Andrea Decorato, pubblicato il: 19/09/2016

Editoriale sulla vittoria per 2-1 dell’Inter sulla Juve

Una lezione. Non serve usare un altro termine. Già, perché la Juve partiva da strafavorita, sia per quanto detto dai giornali, sia dai protagonisti della sfida, sia dai tifosi delle due squadre. E invece no, non è andata così, perché non era giusto che andasse come tutti si aspettavano. Ammettetelo: quante volte in questi giorni vi è capitato di leggere sui social, di sentirlo dire da colleghi e amici di fede gobba, da chiunque si intendesse di calcio che la Juve avrebbe asfaltato l’Inter? Ve lo diciamo noi: troppe. E forse è proprio il fatto di aver stravolto le aspettative a rendere più bella questa vittoria.

Abbiamo giocato una partita strepitosa: abbiamo tirato più di loro, abbiamo avuto più angoli, più possesso palla, abbiamo avuto la meglio sui passaggi vinti, abbiamo dominato nella loro metà campo e siamo riusciti a partire bene in contropiede, abbiamo pressato dal primo al novantesimo, abbiamo fatto l’Inter, insomma. Quando tutto sembrava aver preso una determinata piega, eccolo il gol della Juve, che ha fatto crollare molte delle speranze cullate finora. Vi aspettavate che tutto finisse là, e invece quello è stato l’inizio della loro fine.

Il loro vantaggio è durato appena 120 secondi: tanto è bastato a Icardi per conquistarsi un angolo e, dallo stesso, saltare più in alto di tutti e ammutolire la porzione di stadio degli ospiti. Capitano, che Capitano: come se non bastasse, si è inventato un assist con l’esterno destro (no, non come la Trivela di Ricardo Quaresma) per la testa di Perisic. 2-1. Bolgia. Urla. Gioia. Nessuno di noi ha capito più nulla. Sapete cosa pensiamo? Crediamo fortemente che sia tornata la “pazza” Inter di cui avevamo nostalgia. Erano anni, e ribadiamo, anni che non si vedevano una squadra e un tecnico con un carattere del genere, mai disposti a darsi per vinti e sempre pronti a ribaltare una partita già persa. Perché noi, ieri, la partita l’avevamo già persa, ma abbiamo capito che noi non siamo inferiori a “quelli là” (volutamente denominati così per disprezzo) e abbiamo fatto vedere che, come individualità, non siamo da meno.

Ah, per inciso: per un paio di giorni abbiamo tappato le fogne del gregge bianconero. La banda di pecoroni, che va dal giornale di parte di Torino alla tifoseria di ignoranti che si ritrovano, poco ha da recriminare su un match giocato con un’arroganza che li ha portati a raccogliere i meritati frutti: 0 punti.

Noi ci tenevamo a dire che, se questa è la squadra che ammazza il campionato e che dovrà dominare in Europa, beh, siamo calati parecchio a livello globale con il livello del calcio. Non hanno beccato un pallone che fosse uno a centrocampo, hanno una difesa da INPS che ha fatto acqua da tutte le parti e hanno un Dybala che, con Joao Mario addosso, non ha nemmeno visto come fosse fatto il pallone.

Guardiamo però in casa nostra: c’è tanto da lavorare, ma se il buon De Boer (sotto attacco fino a poco meno di 24 ore fa) trova la quadra qua ci divertiamo. Un gioco di cuore e di squadra, che vorremmo vedere ancora perfezionato per poter competere a tutti gli effetti per un tricolore.

Ultima nota per Icardi: 4 dei 5 gol dell’Inter li ha fatti lui e, quando non ha segnato, ha fatto segnare. Un giocatore così 60 milioni li vale. Un giocatore così il rinnovo lo merita. Un giocatore così la fascia da capitano la merita, e ce lo dobbiamo tenere stretto, perché è l’unico che potrà portarci a toglierci qualche qualche soddisfazione. Ha vinto il duello a distanza con il Trippita, mister 94 milioni, che quando arrivano i match che contano regredisce allo stato primordiale e pare posseduto da Ishak Belfodil sotto porta.

Intanto, per questo lunedì mattina (in cui molti di voi si saranno svegliati con le braccia verso l’alto e i pugni chiusi) godiamoci questa lezione: e diamo continuità, che se carburiamo andiamo a piazzarci tra il Napoli e la provinciale che abbiamo annientato ieri.

AMALA


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