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Inter-Juventus e la tana dei Lupi: Inzaghi capobranco

Inter-Juventus non è stato uno spot per il calcio italiano. O meglio, non lo è stato nella sua interezza. Ma ci ha lasciato molto da raccontare.

Giusto partire dalla frase pronunciata da Massimo Callegari attorno al 70' minuto del match quando, riferendosi ad Alvaro Morata, il noto cronista Mediaset lo aveva definito “solo nella tana dei lupi“. Ecco, il punto sta (quasi) tutto qui. I nerazzurri sono diventati un branco, e la sensazione di predominio territoriale forte come quella che abbiamo vissuto in questo periodo, prima non esisteva. Non almeno di questa caratura.

L'Inter nel primo tempo sembrava affamata come un branco a digiuno da mesi. Sbranava ogni pallone la truppa capitanata da Handanovic, ruggiva dietro a qualsivoglia avversario; l'intensità messa in campo quasi provocava un senso di “apnea” per chi osservava la gara. E poco importa se a questa densità corrispondeva un piccolo calo nella qualità del gioco, condita da qualche imprecisione di troppo. Una sensazione di grandezza ed onnipotenza così non si vedeva da un calcio d'altri tempi.

Nella seconda frazione i ritmi si sono abbassati e, complice anche e soprattutto la stanchezza, l'Inter ha smesso di giocare con la preda, tenendola a distanza controllabile ed osservandone ogni gesto o movimento. Un secondo tempo quasi soporifero, ad onor del vero, aspettando la luna piena dei supplementari. Ed è stato proprio in quel momento che, osservandola nel cielo con gli occhi spalancati, Alexis Sanchez si è trasformato in un “mostro”, come lui stesso si è poi definito al termine della contesa, approfittando dell'errore di Alex Sandro e sbranando la palla vagante lasciata colpevolmente in area dal brasiliano. Il tutto sul gong.

Un trionfo meritato per il capobranco della tana milanese, quel Simone Inzaghi che, oltre ad aver alzato alla luna il primo trofeo nerazzurro, è giunto al terzo successo in una finale contro la Juventus, “roba” da libri di storia. L'Inter si è ritrovata la preda in casa; l'ha terrorizzata, illusa, e poi divorata, sguinzagliando il suo “mostro” con la numero 7. Che notte per i lupi.

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