ESCLUSIVA ID – Parla Biasin: lo Scudetto, il Liverpool, i colpi di mercato

di Federico Rocca

Cresce l'attesa per l'ottavo di finale contro il Liverpool. Ore di apprensione fra i tifosi, che sperano di vedere i i ragazzi di Inzaghi giocare con lucidità e personalità contro gli uomini di Klopp. InterDipendenza.Net  ne ha parlato con  Fabrizio Biasin, noto giornalista, grande esperto di vicende nerazzurre.

Forse sei mesi fa nessuno avrebbe scommesso due euro sull'Inter virtualmente prima, agli ottavi di Champions League, in semifinale di Coppa Italia e con una Supercoppa in bacheca. Come hai vissuto questo percorso?

“L’ho vissuto con un pò di sorpresa, anche io effettivamente dopo aver visto tutto quello che è successo l’estate scorsa immaginavo potesse essere tutto più complicato. In realtà in questo momento provo un filo di fastidio, perché tutti quelli che prevedevano l’apocalisse nerazzurra hanno virato su 'Solo l’Inter può perdere questo scudetto'. Mi sembrano delle dichiarazioni troppo comode, l’Inter in questo momento è una squadra che, grazie alla sua ottima organizzazione, è riuscita a superare un momento molto complicato grazie alle idee dei suoi dirigenti. Poi, vedremo se arriveranno altre vittorie o meno, ma di sicuro in questo momento il tifoso interista può e deve essere soddisfatto, perché la squadra funziona e ha molto chiari i suoi obiettivi”.

L'Inter ha vinto un solo scontro diretto con le squadre di vertice. Ma anche Napoli e Milan non hanno brillato negli scontri diretti…

“Credo che ci sia molto equilibrio tra le grandi. L’Inter gli scontri diretti li ha affrontati in realtà molto bene, i tre punti non sono arrivati spesso per disattenzioni. Diciamo che la fase più complicata sta terminando, ovviamente mercoledì c’è una partita importante ma va affrontata con serenità. Gli  ottavi di finale sono stati raggiunti, adesso l’obiettivo è quello di fare bella figura giocando due buone partite. In campionato invece, per fortuna, l’Inter può ragionare su una seconda parte di girone di ritorno non dico facile, ma quantomeno più serena rispetto a quella delle sue avversarie. Serve molta attenzione ma c’è anche un discreto ottimismo perché il gruppo mi è sembrato solido, in particolare nel secondo tempo contro il Napoli”.

L''Inter ha dimostrato che per avere la meglio sugli avversari deve imporre il proprio gioco sempre e comunque mentre va in difficoltà quando deve gestire il risultato. È un segnale di una maturità ancora non completa?

“Si, è il limite di una squadra che ha i suoi principi ma che deve ancora fare degli step. L’Inter non è il Manchester City di Guardiola, non si può permettere di gestire; può farlo magari in partite più semplici, ma quando si tratta di scontri di alto livello non può permettersi di abbassare l’intensità o di variare il suo sistema di gioco, che consiste nel giocare nella metà campo avversaria. Deve imparare ad essere più cinica, probabilmente controllare le partite non è ancora nel dna dell’Inter, ma è normale che sia così perché è una squadra che lavora con Inzaghi da pochi mesi. Probabilmente, nel lungo periodo, riuscirà a gestire anche partite più complicate”.

Il Liverpool evoca ricordi epici. I Reds sono più esperti. Davvero è un turno ingiocabile come disse Inzaghi al momento del sorteggio?

“Beh, partite impossibili non ce ne sono. Diciamo che è tutto molto complicato, perchè rispetto a questo sorteggio l’Inter ha pescato, se non la più forte, una delle più forti e organizzate. Il Liverpool sulla carta impedisce all’Inter di fare il suo gioco, immagino che l’Inter dovrà contenere più che costruire. Le speranze sono poche, ma ci sono. Bisogna provare a giocarsela sperando di fare bene”.

Milano sembra non rendersi conto dell'importanza che il nuovo stadio avrebbe per Inter e Milan. Lungaggini burocratiche, comitati che protestano, i tempi biblici della politica. Qual è il tuo giudizio?

“Purtroppo siamo ancora nel delirio burocratico, penso che al di là delle intenzioni che sono anche buone, la verità è che se vuoi fare una cosa la fai; vivo a Milano da tanti anni, i grattacieli all’inizio non c’erano. Quando hanno deciso di farli, sono spuntati come i funghi, da un giorno all’altro. Invece qui, tra una promessa, un tentativo, un impedimento, siamo sempre a ragionare su San Siro e sarà così fino almeno all’inaugurazione delle Olimpiadi. Temo quindi che i tempo saranno dilatati, purtroppo”.

Ti trovi d’accordo con le mosse della società nerazzurra? Tra presente e futuro, pensi che la società si stia muovendo bene soprattutto in ottica mercato? Si fa un gran parlare di nomi come Scamacca, Frattesi e Dybala…

“Rispetto a quello che pensa parte dei tifosi, non sono negativo rispetto all’operato della società, sia per quello che sta facendo per aggiustare le cose, sia per quello che stanno concretamente facendo i dirigenti. Trovo che sia una soluzione molto logica quella del player trading, che non significa fare quello che è successo l’estate scorsa, cioè vendere dei giocatori e poi investire il 10% di quello che si incassa. L’idea che si possa migliorare la squadra cedendo dei giocatori, magari non più strategici per reinvestire gran parte di quello che si è incassato per acquistare altri giocatori, affidata ai nostri dirigenti, mi sembra la chiave giusta per poter crescere un passo alla volta. Ovviamente anche a me piacerebbe tornare agli anni ’90 quando si compravano i fenomeni a prescindere dai costi, ma adesso non è così. Adesso l’Inter, ma tutte le società, devono attuare una gestione diversa, che affidata a Marotta, Ausilio e Baccin, che tra parentesi rinnoveranno per 3 anni, rappresenta una sicura garanzia per tutto l’ambiente”.

Ringraziamo Fabrizio Biasin per la disponibilità.


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