(ID) Mauro Milanese: “San Siro per un calciatore è come il Colosseo per un gladiatore”

Mauro Milanese in esclusiva ai microfoni di Inter Dipendenza

L’ex difensore nerazzurro, Mauro Milanese, vincitore con l’Inter della Coppa Uefa si è raccontato in una piacevole intervista esclusiva a noi di Interdipendenza.net.

Primo gol a San Siro contro il Lecce, cosa si prova a segnare alla Scala del calcio con la maglia dell’Inter?

“Un’esperienza bellissima realizzare un gol è il sogno di ogni giocatore, penso che San Siro per un calciatore sia come il Colosseo per un gladiatore, e’ lo Stadio. 60 mila abbonati, complici Ronaldo e il mercato di Moratti. Ho avuto l’onore di segnare su assist di Ronaldo, penso che quell’anno abbia fatto segnare un po’ tutti (ride ndr), per lui era tutto semplice. E’ successo alla mia prima gara da titolare con la maglia nerazzurra. Sono arrivato il 27 gennaio dal Parma, una grande formazione, con Buffon, Thuram cannavaro ecc. Quando ti chiama l’Inter non si può dire di no, era anche appena arrivato Ronaldo, la squadra che tifavo da bambino, non potevo non andarci”.

Contro la Juventus, nel famoso 26 aprile 1998, tu eri in panchina, come l’hai vissuta?

“Ci credevamo, c’era già stato un episodio dubbio contro l’Empoli. Era lo scontro diretto, le altre tre partite sarebbero andate poi di conseguenza, era una finale Scudetto anticipata. Avevamo dei giocatori che avrebbero potuto cambiare la partita in qualsiasi momento, all’andata avevamo vinto, giocavamo alla pari. Ci sono stati degli errori abbastanza gravi, del quale se ne parla ancora oggi. Quell’anno meritavamo lo scudetto. Eravamo una squadra con un’ identità precisa, e la miglior difesa del campionato. La Juventus oltre all’ errore arbitrale ha vinto anche perché era una squadra comunque forte”.

Ci sono della analogia tra la “tua” difesa dell’Inter e quella attuale?

“La mia era composta da italiani si parlava molto italiano, eravamo molto legati all’Inter, io Fresi, Colonnese, Bergomi e Galante e in porta Pagliuca. Eravamo molto solidi dietro e ciò permetteva di giocare più sbilanciati, con Djorkaeff Zamorano, Ronaldo e Moriero. E’ fondamentale avere una difesa solida. Era un nostro punto di forza. C’era una forte identità, ciò non significa che una difesa fatta da stranieri non possa essere rocciosa e ben costruita, però le partite come il derby si sentivano di più, anche 6 mesi prima. La partita non finiva dopo i 90 minuti, lo sentivamo di più anche dopo. Al bar a prendere il caffè scambi qualche parola con il tifoso che ti da una carica in più”. 

Sei stato anche dirigente sportivo, come vedi Marotta all’Inter?

“Per l’impostazione societaria, per competenza e per contatti, penso che possa aiutare molto, oltre la campagna acquisti anche lo spessore della società. Hanno fatto bene a prenderlo. Non basta però soltanto lui. Tutti devono andare dietro a lui e formare un gruppo coeso. L’Inter secondo me ha più rischio che tante piccole meteore possano criticare rispetto alla Juventus. Non sarà facile ma hanno preso il numero uno in quel ruolo”.

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