Il fantasma ritorna e bussa forte

Cara Inter, posso darti del tu? D’altronde ci conosciamo da 32 anni. Dopo i viaggi sulle montagne russe che abbiamo fatto, dalla sconfitta a San Siro contro il Lugano fino al sogno di Madrid, ti sembrava il caso di combinarci questo? D’accordo, sabato sera, dopo la batosta con il Sassuolo, te ne ho dette ‘pesta e corna’ come alla ragazza che mi tradì al liceo. Però farmi rivivere un nuovo Lazio-Inter decisivo per qualcosa, mi pare eccessivo. Avevo 16 anni. Avevo 16 anni e mi apprestavo a vincere il mio primo Scudetto “sul campo”. Ricordo ogni frammento di quella giornata di maggio. Ad esempio il numero delle sigarette: 32, come la maglia di Vieri, perché nel calcio la scaramanzia conta più di un centravanti. Ricordo le lacrime.

Perché, cara Inter?

Non so come approcciarmi alla partita di domenica. Devo avere quella fiducia che mi accompagnò su una Seat Leon fino a Madrid? Oppure devo avere il terrore di Inter-Liverpool? Dimmelo, ti prego. Perché d’accordo aver costruito una fortuna sul concetto di “Pazza Inter” ma adesso siamo al punto decisivo. E’ la partita più importante dal 22 maggio 2010. Non giriamoci intorno. Vincere ci permetterebbe di salire la stairway to heaven. Perdere ci lancerebbe a tutta velocità sulla highway to hell. Mi devo fidare di Brozovic? Giocherà come in quel match di Coppa Italia contro la Juventus oppure come contro il Bologna lo scorso febbraio? Devo sperare che Icardi faccia l’Icardi oppure si divorerà gol come Pacheco? Posso avere la certezza che Spalletti indossi la maschera di Mou o commetterà errori come quello di Santon?

Cara Inter,

se questa è l’ennesima prova d’amore, ci sto. E’ da 32 anni che stiamo insieme. Però ti prego: un nuovo 5 maggio, no. D’accordo quello stesso giorno, nel 2010, iniziammo a conquistare tutto. Però ci sono ferite che si rimarginano, ma non si cicatrizzano. Cosa facciamo? Vuoi che faccia come contro il Siena? Se vuoi, il secondo tempo lo trascorro a passeggiare per le vie del centro. Sei più contenta se faccio come il ritorno di Barcellona? Dal 28′ non la guardo e mi rintano in uno sgabuzzino a pregare un Dio che non ho?

L’ho immaginata questa partita

L’ho immaginata per davvero: come fece Micheal Jordan contro Utah nelle Finals 1997. Solo che io non sono MJ, quindi non ne ho immaginata una sola. Ne ho sognate così tante che ne ho per un campionato intero. Ti ho visto perdere male e vincere bene. Ti ho visto perdere 5-2 come successe contro lo Schalke, te lo ricordi vero? Ti ho visto vincere con tre gol in sei minuti come capitò contro la Sampdoria. Questa volta il sinistro da fuori non è di Recoba, ma di Rafinha. Sarebbe bellissimo così. Anche se, in realtà, così potrebbe essere anche la mia ultima partita perché finirei in ospedale. Ma va bene: perché sei pazza, perché sei tu.

Facciamo un patto

Qualsiasi cosa succeda, amiamoci per sempre.