Spalletti, la comunicazione di un grande condottiero
I segreti della comunicazione del mister di Certaldo che sta risollevando l’ambiente nerazzurro
“Ma io non sono un pirla”: esordì così Josè Mourinho nella sua prima conferenza italiana. E non lo è sicuramente nemmeno Luciano Spalletti.
Il toscano però ha un modo di porsi più genuino e questo porta immediatamente i tifosi che lo ascoltano a vederlo come uno di loro.
In fondo come dare torto al mister che, dopo tanti anni di scelte sbagliate da parte della società, ha affermato che per tornare in alto in fondo la ricetta è semplice: “Si fa le cose regolari, com’è la regola e si va tutto apposto.” Più semplice di così?
Un’altra frase che ha caricato l’ambiente è sicuramente quella in cui, in vista del match con la Spal, Spalletti ha “convocato tutti i tifosi allo stadio, senza deleghe”.
Ma il meglio di sé Spalletti lo ha dato nell’intervista di ieri rilasciata alla Gazzetta dello Sport. Leggendo tra le righe possiamo capire dove il mister sta lavorando maggiormente e quello che lui vuole dai giocatori.
Innanzitutto ha avvertito tutti della pericolosità della partita, ma nello stesso tempo ha rassicurato i tifosi dicendo che “noi siamo gente di campagna, sentiamo già l’odore della trappola”.
Successivamente, come un generale che difende le sue truppe, afferma che “I giocatori non sono solo auto e soldi, quelli così noi li buttiamo fuori. Ma a volte si confonde il menefreghismo con la fragilità.”
Poi si sofferma sui vari giocatori e qui dà il meglio di sé.
Toglie pressioni al reparto difensivo dicendo che “Ranocchia e D’Ambrosio sono due centrali da Inter. Non mi interessa il passato, giudico ciò che vedo io sul campo, altrimenti sarebbe tutto da buttare a priori. Siamo completi dietro: Miranda e Skriniar sono pure veloci, anche se c’è chi li giudica lenti. Il brasiliano, in particolare, mi piace perché sa adattarsi come pochi all’avversario di turno.”
Fa capire che lavorando su Joao Mario per trasformarlo nell’incursore tanto desiderato quando dice che gli piace “Joao Mario, ultimamente decisivo partendo dalla panchina. Ha mostrato un certo caratterino da leader, sa aggredire il mediano avversario, da trequartista lo fa bene.”
Su Perisic poi è ancora più preciso quanto criptico, facendo capire che lo vuole più decisivo in zona gol: “Ivan è un atleta impressionante, fa recuperi fondamentali, è uno che mette la squadra al primo posto. Ama molto muoversi lungo la linea laterale, a Roma è stato decisivo lì, ma se impara a stare ogni tanto anche cinque metri più verso l’interno può diventare devastante nella riservina, nella zona alle spalle di Icardi, dove c’è l’animale buono da cacciare, dove si può fare molto male all’avversario.”
Critica velata a Candreva, di cui non apprezza i numerosi tentativi di cross, ma anche qui è quasi poetico, anche nella sua lode a Mauro Icardi : “ Un altro che macina chilometri, una certezza. Deve aumentare però la ferocia quando butta la palla in area dove c’è quell’animaletto che lì dentro sta come sul divano di casa sua.”
Ma è alla fine che si capisce davvero chi, secondo lui, quest’anno può fare davvero la differenza quando si sofferma su “Borja Valero e Vecino accendono la luce al primo minuto e la spengono solo a gara finita. Mancava gente così all’Inter.”
E’ anche la comunicazione quindi uno degli aspetti fondamentali del nuovo corso interista targato Luciano Spalletti.
