Cambiasso, regalato dal Real, padrino del Triplete, il suo futuro è scritto su una stella
Indice dei contenuti
1 Cambiasso: il normal one regalato dal Real2 Una dote non comune3 Un Triplete da protagonista, fino alla fine4 Uno solo non ha capito, Maradona5 Ora allenerà, e il suo futuro è scrittoCambiasso: il normal one regalato dal Real
Quando arrivò nel 2004 dal Real Madrid molti storsero la bocca.
Già un argentino biondo sembrava qualcosa di anomalo.
Ma un argentino biondo con 53 capelli (più o meno) ancora di più.
Il Real dei Galacticos che tutti gli anni spendeva cifre iperboliche per non vincere nulla (o quasi), non sapeva che farsene di quel giocatorino anonimo in un centrocampo di stelle provenienti da tutto il mondo.
Mancini lo portò all’Inter a parametro zero, appena in tempo per vivere tutta l’epopea.
Una dote non comune
Il Cuchu non era veloce in campo.
Era veloce nel pensiero.
Sapeva cosa fare, dove andare, dove sarebbe finita la palla un attimo prima degli avversari.
Quando era ridotto con 36 capelli, aveva già preso in mano il centrocampo nerazzurro.
Faceva e disponeva, correva e comandava.
Qualche volta Mancini e Mourinho avranno anche pensato “ma che ci sto a fare qui se fa tutto lui?”
Qualcuno ha scritto che era soprannaturale per un’altra dote, sempre legata alla velocità, quella dei tempi di recupero.
“Non era sorprendente quanto corresse in partita e negli allenamenti, cioè moltissimo, ma la sua velocità di recupero. Quelli che studiano queste cose assicurano che in questo campo non ha rivali”.
Lo stesso Josè Mourinho non ebbe difficoltà a riconoscere la sua grandezza: “Se ti alleni con Cambiasso e non migliori hai un solo neurone”.
Un Triplete da protagonista, fino alla fine
Quando i capelli erano rimasti 12 fu protagonista irripetibile del Triplete.
La doppia conclusione che valse il secondo gol col Chelsea a Milano, la zuccata a deviare un tiro di Robben destinato a zone pericolose della porta di Julio Cesar, e poi…
E poi quelle lacrime con la coppa in mano e maglia numero tre di Facchetti sulle spalle è una istantanea che gli interisti difficilmente riescono a togliersi dagli occhi.
Il Cuchu stesso ha ricordato che la maglia gliela dette il figlio del Presidente mentre scendeva la scala del palco della premiazione.
“Devi metterla questa sera” gli disse Gianfelice.
Anche Facchetti fu in campo al Bernabeu, quella sera, grazie al Chuchu.
Uno solo non ha capito, Maradona
Solo uno non ha capito molto di Cambiasso, del suo modo di giocare e di intendere il calcio.
Diego Armando Maradona portò ai mondiali del Sudafrica un centrocampo con tali Gutierrez, Rodriguez, Bolatti.
Cambiasso restò a casa:
“A me piacciono i giocatori che la palla la lanciano in avanti e la giocano, e Cambiasso è un buono stratega ma ti porta il pallone a domicilio. È uno di quei giocatori che non mi piacciono, pur essendo un grande.”
Il risultato del Pibe de oro lo ricordiamo tutti; quattro pappine dalla Germania nei quarti di finale e andale…
Ora allenerà, e il suo futuro è scritto
In questi giorni Cambiasso ha lasciato il calcio giocato, diventerà allenatore.
Diventerà….perchè, che ha fatto negli ultimi anni?
Di differente avrà solo un pezzo di carta, un patentino che attesterà che questo argentino ormai a parametro zero anche con la capigliatura, può allenare ai massimi livelli.
Gli interisti sanno quanto lo abbia già fatto bene e a lungo.
E non ci vuole la palla di vetro o le doti del mago Otelman per prevedere che tra qualche anno le strade dell’Inter e del Cuchu si incroceranno di nuovo.
E’ scritto nella stella del destino, dell’Inter e di Cambiasso.
