Suerte a mister Spalletti, sperando di non doverlo rimpiangere

Spalletti lascerà la panchina nerazzurra da qui a breve, tra la soddisfazione di molti e pochi ringraziamenti. Obbiettivi raggiunti e quasi sempre da solo
27.05.2019 21:58 di Mario Spolverini   Vedi letture

Da oggi si tirano le somme, arriva finalmente il momento del redde rationem e molti tra i tifosi sono in overdose di euforia, dopo quella di terrore vissuta ieri sera. Luciano Spalletti, il responsabile di tutto, da qui a breve se ne andrà, la sua pelata lascerà la panchina di San Siro, la sua filosofia aggrovigliata libererà la sala delle conferenze stampa, le sue paure ed i suoi errori lasceranno il posto ad un’altra pelata  sapientemente celata, quella di Conte,  uno che parla chiaro, un vincente, finalmente, altro che le galline del Cioni. Questo l’umore che circola sui social tra i tifosi interisti. Qualcuno, pochi in verità, sente almeno il bisogno di ringraziarlo, fosse solo per aver riportato la squadra in Champions per due anni di seguito.

Se si guarda alla fredda logica dei numeri, Spalletti guadagna(va) 4 milioni di euro l’anno, dunque 8 lordi circa. Considerando che con la qualificazione a due Champions ha fatto arrivare nelle casse nerazzurre qualcosa come 50 milioni per anno, i conti sono presto fatti, anche al netto del costo dei defibrillatori necessari per le partite di ieri sera e dell’Olimpico di un anno fa. Soldini che pongono l’Inter in scia alla Juventus quanto a ricavi, la crescita inizia da qui.  Pensare esclusivamente  a terzini e tornanti può andar bene per il fantacalcio, quello vero è un’altra cosa e Spalletti andrebbe ringraziato anche solo per questo.

Il dirimpettaio della follia, come lo definì Sabatini al suo arrivo, con il suo caratteraccio ha urticato la sensibilità di molti giornalisti, il trattamento ricevuto in questi 24 mesi lo dimostra ampiamente. Probabilmente non è stato troppo accondiscendente neanche nei confronti del vento nuovo societario, che ha fatto capire fin dall’inizio che le mire per la panchina della prossima stagione erano altre. La passeggiata di Conte sotto la sede dell’Inter risale al 31 gennaio, da lì in poi è stata cronaca di un caos quotidiano.

Nel frattempo, mentre molti ne chiedevano la “salatura”, ricordando il gesto dei norcini toscani a conclusione del  loro lavoro, il cireneo Spalletti si è trovato, quasi sempre da solo a fronteggiare  le polemiche quotidiane su Icardi, sul mercato, sul comportamento di qualche giocatore, talvolta arrampicandosi sugli specchi, altre volte anche mettendoci del suo per peggiorare la situazione .

Gestire la comunicazione in tempi di crisi è compito difficile in molti club, diventa addirittura improbo nell’Inter, tenuta nel mirino h24 365 giorni all’anno,  caratterizzata, negli anni post Moratti, da una catena di comando incerta e da una piazza che, nel frattempo,  chiedeva successi a prescindere. Quei successi che, tutti ci auguriamo, possano tornare con l’accoppiata laureata all’università bianconera. Conte avrà in mano una carta di credito con un saldo importante ma non illimitato di credibilità. Fa piacere sentirlo ricordare che il suo passato non conta, che è un professionista,  che una volta sulla panchina nerazzurra  diventerebbe il primo tifoso dell’Inter.

Dovrà essere in grado di convincere, tutti e fin da subito, che è l’uomo della provvidenza.  Se non accadesse questo, se il cammino della squadra iniziasse a zoppicare,  anche i più entusiasti del suo arrivo non tarderebbero a ricordarsi delle sue origini. Non lo diciamo noi, lo ha detto uno come Spillo Altobelli in giornata.  E magari a quel punto qualcuno potrebbe addirittura tornare a ricordare con nostalgia i tempi del toscanaccio empolese, che parlava di senso di appartenenza, di destini forti per uomini forti, che prendeva i giornalisti a brutto muso, in mezzo a mille difficoltà , quasi sempre da solo, a viso aperto e con le spalle scoperte.