(ID) Soldano: "Inter, prendi Conte o Giampaolo"

Intervista a Sergio Antonio Soldano l’italoargentino che è stato ambasciatore per i Campus dell’Inter nel mondo. Un suggerimento su Icardi.
09.05.2019 15:43 di Pier Francesco Sica   Vedi letture

Sergio Antonio Soldano, nasce in Argentina il 29 novembre 1960, a Suardi di Sante Fè dalla mamma, Emma Mondino, italiana di Pinerolo e il padre Aquiles calciatore anche lui. Nipote di Oscar Massei grande giocatore e primo acquisto straniero della grande Inter di Angelo Moratti e poi bandiera della Spal. Gioca nel Colon di Santa Fè dai 18 fino ai 25 anni. Poi alla ricerca dell’avventura emigra in Italia sulle orme dello zio. Ma è il periodo in cui lo slot degli stranieri è limitato a due. Ha fatto parte della stessa U20 di Maradona, Pasculli e Diaz con l’Argentina alla corte del “Flaco” Menotti. Soprannominato “Oveja” (la Pecora) per i suoi capelli vaporosi che andavano all’epoca alla Jarzinho, giocava mediano davanti alla difesa. A 37 anni appende le scarpe al chiodo e diventa scout ed allenatore. Organizza stage di livello internazionale per gli allenatori. La sua passione sono i giovani e dedica la sua attività alle scuole calcio. Il primo incarico è con il Parma poi dal 2004 al 2010 è incaricato dall’Inter per i Campus all’estero. Esporta il nome dell’Inter occupandosi dei Campus in tutto il mondo. Nel 2012 è assistente del CT della nazionale maltese Pietro Ghedin e Responsabile tecnico delle nazionali giovanili di Malta.

Uno che mastica calcio e che di calcio se ne intende. Parla benissimo l’italiano con quell’inconfondibile accento argentino.

Sergio Soldano che rapporto ha con l’Inter ?

«Un rapporto speciale. Il mio cuore è nerazzurro da sempre, mio zio era il grande Oscar Massei che giocò per l’Inter di Angelo Moratti e poi emblema della Spal. Vengo da una famiglia di calciatori, oltre a mio zio, mio padre anche mio fratello Martìn grande mancino, hanno giocato ad alto livello. Quando sono partito per l'avventura italiana ho parlato anche con Daniel Passarella che conoscevo e l’unica squadra che poteva essere nel mio cuore è l’Inter. Sono amico di tanti giocatori dell’Inter del Chucu Cambiasso, di PupI Zanetti, di Samuel (the Wall), del Principe Milito, parlo spesso con Marotta che conosco dai tempi della Juve. E per l’inter ho lavorato 6 anni in tutti il mondo occupandomi dei Campus in 5 continenti. Dall’Europa all’Asia (Cina, Corea fino all’Iran). In Australia. In America del Sud sono stato dall’Argentina alla Colombia. In America del Nord, Canada. In Africa dal Camerun alla Nigeria, dalla Sierra Leone alla Costa d’Avorio. E tanti altri posti che adesso non ricordo. Abbiamo esportato il nome dell’Inter e portato dovunque i colori nerazzurri e ogni attività era organizzata e coordinata con le Federazioni di quei paesi. Una bellissima esperienza che ripeterei perché amo stare sul campo con i giovani che sono il futuro. Mi piacerebbe seguire i giocatori in prestito o fare le relazioni sulle squadre avversarie.»

Che giocatori hai scoperto come scout? Quali sono i giovani emergenti ? Una battuta su Icardi

«Tra quelli che ho visionato e scoperto mi vengono in mente El Shaarawy, Giuseppe Rossi, Dessena, Calaiò, Rosina, Luca Castiglia che ho portato personalmente a 9 anni al Torino. A parte Zaniolo, tra i giovani mi piacciono Barella e Orsolini. All’Inter vedrei bene anche Van de Beek, Ziyech e Meres dell’Ajax. Icardi deve rimanere all’Inter. Abbiamo la fortuna di avere in casa un centravanti vero e in giro ce ne sono pochi. Deve solo pensare a giocare a stare tranquillo.»

Cosa deve fare l’Inter per tornare a vincere?

«Ma io credo che l’Inter stia lavorando molto bene, mi riferisco al settore giovanile. Se si vuole migliorare è da lì che dobbiamo partire. Il Responsabile Tecnico del settore giovanile nerazzurro, Roberto Samaden è un ottimo professionista e i risultati si vedono. Proprio nei giorni scorsi l’Inter U14 guidata da Christian Chivu ha vinto con merito il 24^ Torneo Internazionale di Cairo Montenotte, che è una grande vetrina mondiale per le giovani promesse. Se si vuole riportare il calcio italiano in alto è dai giovani che bisogna partire. È questo il lavoro che mi piace: seguire i giovani, stare sul campo vedere il gesto tecnico e correggere gli errori. Il gesto tecnico si compone di due parti. Ci sono errori visibili ed invisibili pochi sanno vedere e correggere l’errore invisibile. Anche mia suocera si accorge che magari il ragazzo non ha controllato bene il pallone, ma l’errore è all’inizio, come mai ha fatto l’errore? È partito col passo lungo, è andato troppo forte sulla palla, era troppo rigido sulla palla. Ci sono tante cose. È sul campo che si vede con l’occhio vivo l’errore dei ragazzi e si riesce ad intervenire sull’errore tecnico. Ci vorrebbe più fantasia, lasciare i ragazzi liberi. Su questo il settore giovanile dell’Inter lavora molto bene. Poi manca qualcosa tra le giovanili e la prima squadra. Ma il problema è che in Italia c’è poco coraggio e non è facile far giocare un giovane in prima squadra soprattutto in una società come l’Inter. Certo bisogna avere un progetto per tornare a vincere.»

Che allenatore vedresti all’Inter?

«Come diceva Cesàr Menotti, mio selezionatore della Nazionale U20 Argentina, ogni allenatore ha un’idea, la deve perseguire e saperla trasmettere. Penso che l’Inter avrebbe bisogno di un allenatore che va a cercare il risultato. Uno solo ne ricordo all’Inter che cercava di arrivare anche con 7/8 giocatori dentro l’area avversaria. Mourinho. Per carità si difendeva anche lui però cercava sempre di arrivare al risultato. E secondo me In Italia uno che gioca un calcio dove cerca di arrivare al risultato è Conte. Con il suo 3-5-2 che fa lavorare gli esterni. Credo l’Inter non ha bisogno di un allenatore scolastico, ma di qualcuno in grado di cambiare le partite. Di leggerle, prepararle e cambiare in corsa. I cambi ad esempio non devono essere sempre fatti per forza ruolo per ruolo. Ci vuole un allenatore con progetto e mentalità vincente. Io penso che Marotta stia lavorando bene e lui è il profilo ideale per cambiare le cose e se gli danno carta bianca l’Inter tornerà dove gli compete di stare, in alto. Ma senza progetto e senza mentalità vincente non si va da nessuna parte. E un allenatore deve saper trasmettere qualcosa. Basti pensare alla grinta di Conte, di Klopp, di Mourinho alla signorilità di Guardiola, tutti allenatori che sono in grado di trasmettere qualcosa.»

Se non venisse Conte, chi consiglieresti all’Inter?

«Se non venisse Conte, certamente non uno straniero perché come è successo a De Boer si trovano un campionato diverso. Lui voleva far giocare l’Inter come l’Ajax, ma non era un’idea praticabile. Ci vorrebbe qualcuno come Giampaolo della Sampdoria o De Zerbi del Sassuolo. Giampaolo mi piace molto come fa giocare le sue squadre, uno pratico, meno palla orizzontale, i movimenti studiati e la ricerca degli uomini davanti e non è un caso che Quagliarella faccia tanti gol. È molto duttile anche nel centrocampo con un pressing ultraoffensivo. Certo però il problema di questi allenatori è confrontarsi con San Siro. Ci vuole un progetto e trovare i giusti interpreti.»