Thohir al Corriere dello Sport : “Rifaccio grande l’Inter”

Ecco la lunga intervista rilasciata dal Presidente Thohir al Corriere dello Sport. Il patron nerazzurro ha grandi ambizioni, prima su tutte riportare l’Inter sul tetto d’Europa e del mondo.

Quanto è cambiata la sua vita negli ultimi 2 anni?
«Come uomo non sono cambiato e il mio carattere è sempre lo stesso. Oggi, per esempio, sono andato a fare una passeggiata in un centro commerciale con i miei amici. Sono un presidente che ama interagire con le persone e quando incontro i nostri tifosi per strada li ascolto, assimilo i loro complimenti, gli input e le critiche, perché sono anche le critiche che ti fanno crescere».

Rispetto a 2 anni fa adesso per strada la riconoscono più frequentemente?
«Non possono negarlo, ma non è un problema. Mi piace salutare i tifosi e passare del tempo con loro anche qui in Cina. E’ importante che io dia il buon esempio ai giocatori perché senza i tifosi siamo niente».

Che presidente è Erick Thohir?
«Non un presidente glamour, ma uno che ama lavorare duro e dare il meglio, insieme ai nostri dirigenti, per l’Inter».

Quanto è importante la presenza di Massimo Moratti come socio?
«Devo ringraziare Moratti perché mi appoggia e mi aiuta in tutte le decisioni, non solo quelle relative ai giocatori e all’allenatore. Mi spiega quello che succede in Italia e la sua esperienza per me è fondamentale. Avere un partner come lui è fantastico».

Costruirete insieme una nuova Inter vincente?
«E’ il nostro obiettivo, lo scopo della nostra collaborazione. Ci capiamo e insieme agli altri manager vogliamo aiutare Mancini nel suo lavoro».

Quindi non è vero che sta cercando nuovi soci per l’Inter?
«Noi cerchiamo sempre nuovi partner per sviluppare per esempio le nostre Academy, per le tournée come questa in Cina, per rafforzare il nostro brand e, perché no, per ricostruire un San Siro ancora più bello quando sarà il momento. Come soci, invece, no, non ne cerco».

Da come parla non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro o tanto meno di vendere l’Inter.
«Moratti e io siamo i proprietari, abbiamo un progetto comune e siamo felici così. In futuro quello che può accadere non si sa mai e di certo tra 50 anni non credo che sarò più il proprietario perché sarò troppo vecchio (ride, ndr)».

Quanto è lontana, come società, l’Inter attuale da quella che ha in mente?
«Noi abbiamo obiettivi dentro e fuori dal campo e vogliamo raggiungerli tutti. Fuori dal campo quest’anno i nostri ricavi sono saliti da oltre 160 milioni a oltre 170, ma non è ancora abbastanza. Dobbiamo arrivare a quota 250 milioni per essere, a livello di introiti, tra i 10 migliori club d’Europa. E questo deve succedere entro il 2019: abbiamo quindi altre 4 stagioni nelle quali lavoreremo con i migliori dirigenti del mondo che abbiamo reclutato. Non conta se sono italiani o stranieri: l’unica cosa fondamentale sono i risultati. Ora dobbiamo dare loro il tempo di far bene».

Preoccupato dal prossimo bilancio che sarà ancora in rosso?
«No perché abbiamo ammortamenti importanti, ma l’Ebitda (la differenza tra ricavi e i costi prima degli interessi, delle tasse e degli ammortamenti, ndr) è positiva. Rispetteremo i parametri del Fair Play Finanziario».

I risultati sul campo, invece, dovranno arrivare più in fretta di quelli commerciali.
«Di sicuro non vogliamo aspettare il 2019… Dobbiamo andare in Champions League già la prossima stagione e questo è il motivo per cui abbiamo preso Mancini a novembre e alcuni top player in questa estate oltre a prolungare i contratti degli elementi chiave della nostra squadra».

Cosa pensa dei nuovi acquisti?
«Miranda nelle ultime due stagioni è stato tra i 10 più forti difensori al mondo, Murillo il miglior giovane della Coppa America, mentre Kondogbia è il futuro, il top dei centrocampisti del domani».

Prendendo Kondogbia avete vinto il derby di mercato con il Milan. Una soddisfazione in più?
«E’ stato Kondogbia a decidere di venire all’Inter perché crede nel nostro progetto e perché è felice di lavorare con Mancini. Noi crediamo in lui ed è il calciatore che volevamo».

ds

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