Riccardo Ferri: "ho baciato una sola maglia", una vita tra lo Zio e Ligabue

Riccardo Ferri è stato protagonista di una lunga epoca dell'Inter tra gli anni '80 ed i '90. Una presenza fondamentale suggellata da vittorie
20.08.2019 06:20 di Mario Spolverini   Vedi letture

A vederlo bene sugli schermi oggi mentre commenta le partite, non è cambiato per niente. Sorride, ma gli occhi, la mascella, il ghigno, lasciano immaginare che sia ancora pronto ad entrarti da dietro senza tanti complimenti. Palla o palla e piede, andava bene lo stesso, l’importante è che ci fossela sfera di cuoio, da sganasciare dai piedi avversari o da spazzare davanti a Zenga. magari anche verso il secondo il secondo anello se l'occasione lo richiedeva. Riccardo Ferri era questo, ma non solo questo, altrimenti se fosse stato solo “roccioso” non avrebbe giocato 13 stagioni nell’Inter, non avrebbe indossato 418 volte la maglia nerazzurra e 45 volte quella azzurra, non avrebbe vinto lo scudetto dei record e2 coppe Uefa.

Come in tutte le grandi coppie di difensori che si rispetti, Riccardo Ferri era il completamento perfetto per Beppe Bergomi, come Picchi e Guarnieri nella grande Inter di HH, come Skriniar e De Vrij oggi. Dove non arrivava la classe e la flemma dell’uno interveniva la decisione dell’altro e attenzione, gli avversari di allora con tutto il rispetto non erano CR7 a fine carriera, Quagliarella o Ciccio Caputo. Riccardo Ferri  quasi tutte le domeniche incrociava i tacchetti con Van Basten, con Maradona, Zico, Careca, Giordano Gullit, non proprio gli ultimi arrivati insomma.

Nel  1977, quando Riccardo arrivò all’Inter per fare il primo provino c’erano 500 bambini, o forse è meglio dire 499 bambini ed un  adulto camuffato, visto  che  uno di loro, a 12 anni,  era già una spanna più alto di tutti ed aveva già due baffetti da sparviero. Alla fine del provino gli addetti comunicarono i risultati, 498 a casa, Riccardo e quello coi baffetti gli unici due abili ed arruolati. Ferri e Bergomi iniziarono la loro storia in nerazzurro in quel’ giorno, ancor prima dell’adolescenza, per finirla tanti, tanti anni più tardi.

Riccardo ricordava quel giorno ed il futuro Zio Bergomi qualche tempo fa in una intervista a Paolo De Canio: “A prima vista  pensavo fosse l’autista del pullman, era incredibile come dimostrasse tanti anni in più di quelli che aveva… al momento dell’annuncio dei nostri due nomi, lui era gelato, io ho esultato come se avessi fatto gol. Questo fu il nostro primo incontro, ce lo siamo portati avanti per tutta la carriera. Quando andavamo a giocare avevano tutti paura di lui, con questi baffi. Da piccoli lo vedevano e pensavano tutti fosse il genitore”.

Oggi il genitore vero è lui, di tre figli,  due dei quali  gli stanno sottraendo lo scettro della popolarità familiare.  Marco, modello ed influencer balzato agli onori della scienza con la partecipazione all’Isola dei famosi dello scorso anno, quando colpì tutti non tanto con l’avvenenza o con le armi a disposizione dei concorrenti quanto per il breve ma commovente colloquio con la sorella  Stefania, bellissima ragazza dai tratti orientali, originaria dello Sri Lanka presa in affido dai genitori dalla famiglia Ferri quando era ancora bambina. Magari i centravanti di una volta non ci crederanno, ma anche a Riccardo vennero i lucciconi agli occhi quella sera parlando della figlia “Stefania ha portato grande luce nelle nostre vite”.

 “I figli so’piezz’ e core”, cantava Mario Merola anni fa, ma un altro piezz’ e core di Riccardo Ferri è stata la maglia dell’Inter.Ho baciato solo quella” confessò lo stopper a Inter Channel qualche anno fa, ricordando che per nessun prezzo sarebbe mai andato alla Juventus o al Milan, dopo una vita passata a lottare contro di loro fin dalle giovanili. La parentesi finale alla Sampdoria fu, appunto, solo una partentesi di fine carriera.

Quello di Ferri per l’Inter era amore vero, di quelli che ti fa star male, niente a che vedere con i baci alla maglia in favore di telecamere esibiti oggi, gesti  quasi sempre ruffiani, veri come una moneta da tre euro .  Lo ricordava Mandorlini pochi giorni fa “ Io arrivavo da Ascoli, ero temprato, ero felice, mai in ansia ma nel tunnel prima di scendere in campo, giocatori come Bergomi e Ferri quasi vomitavano per il nervoso.”

Probabilmente il nervoso si scioglieva quando l’avversario di turno era il Torino. Dall’altra parte c’era suo fratello Giacomo, fin dal 1984 la sfida familiare caratterizzò gli scontri con i granata come i derby per i fratelli Baresi. Gente tosta, con l’amore per il consanguineo che in quei 90 minuti veniva dopo il rispetto della maglia. Fino al 1988, quando i due si incontrarono sul terreno da gioco per l’ultima volta e Giacomo decise di salutare alla grande, andando proprio lui a segnare il gol del provvisorio vantaggio granata. L’unica volta in cui, viene da pensare, Riccardo  non se la sia presa più di tanto per un gol subito.

Se la prende invece, e tanto, e pure a ragione, quando qualcuno gli ricorda il suo record in fatto di autogol. 8 in tutto, alla pari con Franco Baresi. Se sei un difensore e giochi più di 400 partite ufficiali in serie A ci sta, ma questo record, pur se condiviso con un altro grandissimo del calcio italiano, proprio non gli va giù.

Due di quegli otto episodi sfortunati arrivarono in partite importanti nel derby del 1987-88 con la Juventus nel 1994, con Walter Zenga sempre beffato dal compagno di squadra.

 Un record  celebrato anche da  Ligabue, che dopo aver ricordato la vita da mediano di Oriali, ha citato proprio il record di  Riccardo in “A che ora è la fine del mondo?”  Un riferimento poco gradito dal diretto interessato, che qualche anno dopo sempre da Inter Channel mandò un sms, elegante ma deciso, al cantautore: “poteva anche chiedermelo in maniera delicata, essendo anche interista…”. 1 a 0 per Riccardo e palla al centro.

Ferri non ha mai girato la testa di fronte alle proprie responsabilità, ha vissuto i suoi successi e questi episodi sfortunati sempre con grande onestà intellettuale, riconoscendo la sua impulsività, la frenesia per fermare l’avversario. E nelle sue parole si legge il piccolo dramma di quei momenti: “Dopo un autogol mi sentivo un pò solo, anche se i miei compagni sdrammatizzavano, sapendo che il primo a capire l’errore è proprio l’interessato. Ma tutti sbagliano, anche chi pensa di essere infallibile.”

Anche perché c’è un altro record che Riccardo detiene e che ha sempre fatto scattare giustamente il suo orgoglio:  “Vorrei che ci si ricordasse di me per un altro record che forse detengo e di cui nessuno parla. Al debutto in azzurro contro Malta, per le qualificazioni all’Europeo dell’88, segnai subito un gol“.

I record  vanno  e vengono, come i ricordi poco importanti. Nella memoria dei tifosi nerazzurri resta un solo record di Riccardo Ferri, suggellato dalle sue parole: “ho baciato solo quella maglia”. E questo nessuno potrà mai toglierglielo, visti i tempi neanche uguagliarlo. A noi importa solo questo. Buon compleanno Riccardo.