GDS - Inter fuori dal settlement agreement, ma Spalletti complica tutto?

L’Inter, con un comunicato ufficiale apparso ieri sul sito della società, ha annunciato l’uscita dal regime di settlement agreement.
18.05.2019 09:13 di Giovanni Ragosa   Vedi letture

L’Inter, con un comunicato ufficiale apparso ieri sul sito della società, ha annunciato l’uscita dal regime di settlement agreement, soddisfacendo quelli che erano i requisiti dell’Uefa. Continuerà a seguire, come del resto tutti gli altri club, gli obblighi del Fairplay Finanziario. La Gazzetta dello Sport, in edicola questa mattina, approfondisce la situazione.

“A cominciare dal bilancio di questa stagione che, per essere chiuso in linea con il break-even Uefa, dovrà registrare circa 40 milioni di plusvalenze entro il 30 giugno. E da luglio ci sarà un po’ più di libertà d’azione, però non è che si potrà spendere e spandere contando sulle ingenti risorse di Suning, perché resterà sempre valido il principio cardine del fair play, quello dell’autosufficienza del club: si spende solo quanto si ricava, con una tolleranza di 30 milioni di perdite cumulate nell’ultimo triennio e lo scomputo dei costi per vivai e infrastrutture”.

“Il meccanismo del fair play è a ciclo continuo. Ciò significa che per l’attuale stagione l’Inter dovrà chiudere il bilancio in modo tale da rientrare, nell’ultimo triennio, nel tetto di 30 milioni di perdita. Come? I nerazzurri entro il 30 giugno dovranno realizzare consistenti plusvalenze, circa 40 milioni, anche per attutire gli effetti, in termini di maggiore spesa (circa 25 milioni), della separazione da Spalletti che dovranno essere registrati nello stesso esercizio 2017-18.

Dalla prossima stagione ci saranno meno lacci sul mercato, questo sì: niente più limiti alla lista Uefa (25 giocatori come le altre squadre) e, soprattutto, addio al saldo acquisti-cessioni pari a zero che nel 2016, per esempio, aveva portato all’esclusione di Gabigol, Jovetic, Kondogbia e Joao Mario dall’Europa League. Inoltre, non ci saranno limiti sugli ammortamenti. Ma il fair play richiederà comunque un’attenzione alle spese sul mercato, quindi per i “cartellini” e gli stipendi, che dovranno essere sostenibili in funzione dei ricavi”, chiosa la rosea.