Conte vola, l'Inter è una squadra, ma c'è un protagonista da ringraziare

La Gazzetta dello Sport, in edicola stamane, pone attenzione sul successo degli uomini di Antonio Conte contro l'Udinese.
15.09.2019 08:00 di Giovanni Ragosa   Vedi letture
Fonte: Gazzetta dello Sport

La Gazzetta dello Sport, in edicola stamane, pone attenzione sul successo degli uomini di Antonio Conte contro l'Udinese. “Se ne va perché ha Sensi: se sei poco più di un metro e 60, e segni un gol di testa avvitandoti tra le gambe di un gigante quale Becao (1.91), allora c’è qualcosa di speciale in te. Sensi sembra speciale, un piccolo gigante, il più pericoloso, il più in partita, il più tutto.

Presto per dire che Conte abbia trovato il Pirlo che aveva alla Juve, ma non è presto per capire che il tecnico ha creato una «squadra», quello che l’Inter non era da tempo. Un sentito ringraziamento va però a De Paul la cui follia, schiaffo a Candreva e successivo «rosso», ha cambiato partita. Sinceramente? In parità numerica non è detto che l’Inter avrebbe festeggiato il primo posto che le mancava da quasi due anni, dicembre 2017, 16° giornata: quel giorno l’aveva perso proprio contro l’Udinese a San Siro.

Dopo 63 turni, questa sembra un’altra Inter, ma non ancora quella che Conte vorrebbe. Lo capisce bene Tudor che ha preparato le contromosse ideali. Visto che Conte avrebbe avanzato Sensi sulla linea di Politano, per un 3-4-2-1 teoricamente più offensivo del 3-5-2, ma solo teoricamente, il tecnico croato sceglie il sistema più affidabile, schierandosi a specchio.

Stesso 3-4-2-1, con coppia di trequartisti Fofana-De Paul che dà parecchio fastidio alla difesa, e con una mediana che fa pressing alto obbligando l’Inter a non ripartire. Proprio così: per 35 minuti gioca meglio l’Udinese. Non ha torto Sacchi quando dice che l’Inter si difende… arretrando. Si vede quando ci sono troppi giocatori dietro la linea della palla e quindi il rilancio viene preso sempre da Walace o da Jajalo.

Non basta Sensi e il suo «tremendismo», perché Lukaku non c’è e ai due esterni – Candreva e Asamoah – non riesce di fare gli attaccanti aggiunti. Manovra più piatta, poca verticalizzazione, l’impressione che Lukaku si trovi meglio con uno soltanto al suo fianco: la coppia alle sue spalle lo costringe a restare più alto, con meno possibilità di corse spacca-difese. Ma tutto questo discorso non tiene conto del famoso deus ex machina. In questo caso il suo nome è De Paul”.