Inter: Ranocchia, l’immagine vera dell’Inter che soffre e vince

Ranocchia, simbolo dell’Inter in un anno difficile

(Inter Ranocchia) Questa è una storia con due scene madri. La prima sembra di un secolo fa quando Spalletti nel ritiro di Riscone apostrofò duramente un tifoso che stava offendendo Ranocchia. La seconda è di ieri sera, a fine gara. Mentre gli altri festeggiavano, Andrea si è accovacciato sul prato dell’Olimpico per piangere, da solo, tutta la sua gioia, tutta la sua emozione.

Nel mezzo c’è una storia di sofferenza, di lavoro, di caparbietà e infine di vittorie.
C’è l’anno di un ragazzo tornato all’Inter dopo una giostra di prestiti. Lui, antico capitano di quella squadra gloriosa trattato come un pacco indesiderato. C’è la modestia di sapere che sarà un lungo anno di panchina. Miranda non si discute e Skriniar fin dall’inizio ha fatto cose mirabolanti.

Uomo e giocatore esemplare

Ma c’è soprattutto l’onestà del giocatore prima e dell’uomo poi. Mai una parola fuori posto, mai una polemica, anzi una presenza continua ad incitare tutta la squadra, sempre e comunque. E quando Miranda resta fermo e con il Chievo c’è da scendere in campo, quello stadio che lo aveva infamato in maniera pesante è tutto per lui. Gli interisti sanno, hanno capito e si pentono. L’ovazione di quel giorno ha il significato di una solenne richiesta di scuse di uno stadio intero ad un uomo vero.

Quelli che sono abituati a soffrire sanno che la sfortuna gode ad accanirsi proprio contro di loro. Arriva così quell’incredibile autogol di Marassi dopo un flipper impazzito tra lui e Skriniar.
La terra potrebbe aprirsi in quel momento ed inghiottire l’impavido più sfacciato. Ranocchia no, subisce l’ennesimo colpo del destino e ricomincia a lavorare a testa bassa e schiena dritta fin dal mattino successivo.

Tutti hanno sperato che…

Quando Brozovic va a battere l’angolo più importante della storia recente dell’Inter, Scarpini ruggisce nel microfono: “Ranocchia vuole entrare, Ranocchia fa segno a segno a Spalletti che vuole andare”. “Vai Andrea e mettila dentro”: chi non ha pensato questo ieri sera al 36mo della ripresa alzi la mano. In quella preghiera del tifoso c’era non solo la speranza della vittoria ma il desiderio che quel momento di gloria toccasse proprio a lui, l’eroe gentile e sfortunato di una storia che si stava facendo in quegli attimi.

Non è toccato a lui, è stato Vecino ad incornare il pallone della vittoria. Ci piace pensare che l’uruguaiano abbia potuto saltare più alto di tutti anche perché la difesa della Lazio si è trovata spaesata dall’entrata di Ranocchia, un arrivo improvviso in quella selva di armadi e di speranze.

Un pianto ed un urlo

E poi l’emozione che prende il sopravvento, su Andrea come su tutti i tifosi. In quel pianto dirotto c’è la liberazione da un sortilegio, c’è l’esplosione di uno stato d’animo toccato da mille ingiustizie che vive il suo momento di giusta ribellione.

E la rivalsa si scatena in poi in quell’urlo nella telecamera. Un gesto al quale Andrea non ha mai abituato i tifosi nerazzurri. Ma anche un urlo che li scuote tutti, fino all’ultimo, uno per uno, quei tifosi. Torna l’Inter, grazie anche al grande cuore di Andrea Ranocchia.

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