Mercato Inter 2017/2018, le pagelle del direttore. I voti agli acquisti

Mercato finito. Finalmente. Dopo aver partecipato in maniera intensa a tutte le trattative, anche noi ci siamo lasciati prendere dal gioco dei voti e diamo i nostri all’operato di Sabatini, Ausilio e Co.

Mercato Inter 2017/2018. Terminate le operazioni del calciomercato, a bocce ferme si può giudicare l’operato dei nerazzurri con assoluta serenità e senza il timore di essere smentiti, dal momento che un voto, nella fattispecie, è un giudizio assolutamente personale.
Il mercato ha assunto negli ultimi anni un ruolo cruciale della stagione, cui partecipano, con entusiasmo e trasporto, tutti i tifosi. Ora gasati per il colpo probabile, ora depressi perché il sogno non s’è realizzato.

L’Inter in questa specialità ha esordito male: l’hashtag #interiscoming lasciava presagire colpi ad effetto ben oltre le possibilità delle ultime stagioni. Ma vuoi il FPF, vuoi il diktat a Suning del governo cinese sugli investimenti nel mondo dello sport, la mannaia delle limitazioni si è abbattuta sui nerazzurri che, a un certo punto, hanno avuto le mani legate.

Adesso qualcuno si lecca le ferite, perché non c’è dubbio che quella del mercato è stata una battaglia combattuta in campo aperto e che ha lasciato parecchie vittime. A partire dai nomi altisonanti circolati: Manolas, Di Maria, Rudiger, Vidal, Nainggolan, James Rodriguez, Draxler, Lucas Moura, Mustafi e tanti altri che non nominiamo per evitare il masochistico e proverbiale giro di coltello nella piaga.

Sono arrivati, invece, calciatori meno reclamizzati. Un mercato, quello imbastito da Zhang, nel segno della sobrietà più autentica. Borja Valero, Vecino, Karamoh, Cancelo, Dalbert, Skriniar e Padelli, niente male potremmo dire. Ma è evidente che qualcosa è mancato, con tutto il rispetto di quelli arrivati; calciatori che, da dire, inseriti in un contesto di gioco organizzato, valgono molto e, siamo certi, regaleranno soddisfazioni.
Ma ormai l’Inter c’è ed è questa. A gennaio ne riparleremo.

Difesa: voto 8,5

Il reparto che a parere del sottoscritto si è rinforzato maggiormente è stata la difesa: Cancelo, Dalbert e Skriniar sono tre elementi giovani, potenzialmente tutti campioni. A conforto di questa tesi le prestazioni sciorinate da Skriniar sia nel precampionato che nelle prime due gare ufficiali della stagione. Un centrale moderno, piedi buoni, fisico eccellente e dotato di spiccata personalità. Gli ingredienti perché diventi il centrale del futuro ci sono tutti.

Sulle fasce sono arrivate due frecce del calibro di Dalbert e Cancelo. Sanguigno, inarrestabile e guerriero il brasiliano (che contro la Roma, entrato a partita in corso, ha dimostrato di disimpegnarsi bene anche in fase difensiva, contrariamente a quanto vaticinato dai più), sfrontato, offensivo e pungente il portoghese.
Il voto per la difesa dell’Inter, assortita con l’esperienza di Miranda, è 8,5. E tendenzialmente questo voto è soggetto a salire nel corso della stagione, se alla fama seguiranno le prestazioni.

Centrocampo: voto 8

Anche il reparto mediano del campo ha subito un restyling abbastanza netto. Scomparsi Medel e Kondogbia, il loro posto è stato preso da Vecino e Borja Valero. Lo Spagnolo conosce a menadito il campionato italiano e il suo contributo in fatto di esperienza è una delle qualità che porta in dote. Duttile, può giocare in più ruoli del centrocampo, trequartista, mezzala o, come forse lo impiegherà Spalletti più frequentemente, davanti alla difesa. L’uruguaiano è uno di quei calciatori che fanno le fortune degli allenatori, perché abbinando tecnica e dinamismo, può fare sia il trequartista che l’interno di centrocampo da entrambi i lati. Con lui sono assicurati anche jolly con il tiro dalla distanza.

A questi si aggiungono Gagliardini, Joao Mario, Brozovic (alla fine è rimasto), dando al tecnico di Certaldo la possibilità di cambiare e sperimentare varie soluzioni tattiche. Anche a partita in corso.

Dopo l’annata scorsa non esaltante di Joao Mario, le intermittenze di Brozovic e l’assenza ingiustificata, dopo i botti iniziali, di Gagliardini nel finale di stagione, questa che è appena iniziata dovrebbe essere l’annata del riscatto dei tre. Uniamo il tutto con i nuovi acquisti e Spalletti mischi a piacimento. Il cocktail è di quelli deliziosi. A tratti, se shackerato bene, potrebbe diventare addirittura esplosivo. Un centrocampo secondo a pochi in Serie A. Quindi voto 8, ampiamente meritato.

Attacco: voto 8

È Il reparto che ha subìto meno ritocchi, perché lì davanti è arrivato il solo Karamoh a rimpolpare la batteria degli attaccanti, che comprende Icardi, Eder, Candreva, Perisic e, non dimentichiamo, Pinamonti, che qualche colpo del campione da fare lo ha lasciato intravvedere. L’inizio del capitano è stato fulminante: 4 gol messi a segno in 2 partite. Se mantiene questa media farà più di 30 gol. Ovviamente sappiamo che le realizzazioni sono destinate a calare, ma questo inizio è quanto di meglio ci potesse capitare per il morale e l’innesto di linfa alle ambizioni della squadra.

Giudicare solo Karamoh è molto semplice: giocatore possibile craque (detto in portoghese), veloce, tecnico e abile nel saltare l’uomo. Gol nel proprio repertorio. È il prototipo del calciatore che piace a Spalletti. Ha solo un problema: è un classe ’98, e questo, insieme all’impatto nel difficile campionato italiano, potrebbe pesare. In ogni caso il francese parte riserva dell’affidabile e metodico Candreva, che quest’anno, si spera, metta molti palloni in più sulla testa di Maurito.

Piccolo spot per Perisic. Il croato del ritiro, imbronciato davanti alle telecamere e scontroso con i compagni, ha lasciato il posto a un giocatore ritrovato sotto tutti i punti di vista. E qua siamo d’accordo con Ausilio e con la stampa italiana quando dicono che il colpo è lui. Chiaro che è lui. L’Inter l’investimento lo avrebbe fatto solo con Perisic partente. Rimasto lui, risolti i problemi. Perché il numero 44 nerazzurro è un veterano della rosa e l’affinità con i compagni non ha bisogno di essere creata ex novo.

Conclusione: l’attacco è ottimamente assortito. forse manca un vice-Icardi, cioè un centravanti vero. Sappiamo benissimo che all’occorrenza c’è Eder e, volendo, Pinamonti, ma una punta di ruolo non c’è. Ma il voto è alto lo stesso: 8. E non potrebbe essere diverso, vista la qualità degli interpreti in avanti.

Spalletti: voto 8

Non potevamo non dare un voto all’allenatore. Anche Spalletti ha un giudizio alto, per come è entrato nel mondo Inter, per il rispetto della sua storia e per come sta facendo giocare la squadra. Un direttore d’orchestra che sin da subito è andato in empatia con il gruppo. Un allenatore che sa usare la spada e il fioretto, in base alle circostanze, ma sempre estremamente chiaro e corretto. E soprattutto deciso nelle richieste, con le idee chiare e con un credo calcistico forte e identitario.

La sua Inter giocherà prevalentemente con il 4-3-3, ma l’allenatore, profondo conoscitore di calcio, ha le capacità di variare modulo e interpreti garantendo sempre lo stesso risultato. L’esperienza estera ha restituito uno Spalletti diverso, che ha saputo prendere il meglio e adattarlo al suo credo. La Roma, poi, ne ha forgiato grandemente il carattere, facendolo diventare il parafulmine che ogni società vorrebbe avere. Meticoloso, maniacale dà e chiede rispetto, la base per ogni successo.

Conclusioni

Quando si danno i voti è quasi certo commettere errori. I voti sono come le sentenze del giudice. Se le guardi da una prospettiva ti sembrano giuste. Poi approfondisci ampliando il campo e ti sembrano sbagliate. Le pagelle sono il frutto di valutazioni momentanee, tenendo in considerazione anche fattori contingenti (come il blocco del mercato) che spingono ad operare in emergenza. Allora noi abbiamo voluto includere nella valutazione anche il grado di difficoltà con il quale i dirigenti nerazzurri hanno dovuto fare i conti. Per questi motivi la media del mercato nerazzurro è abbondantemente sopra l’8.

Adesso parli il campo. I tifosi nerazzurri hanno saputo ingoiare qualche rospo anche se non erano tenuti. Hanno capito la straordinarietà della situazione. E forse il vero oscar va proprio a loro. Ma sono coscienti che la rosa allestita è di prima qualità e che il quarto posto, obiettivo minino dichiarato, è alla portata, anche se la concorrenza è agguerrita. A noi basta vedere impegno, voglia e sudore: così si va lontano. Il resto è solo inconsistente, fluido, aereo chiacchiericcio. Lontano dall’universo dell’oggettività. Roba da bar sport. Come i voti del mercato.