Marko Arnautovic | ” Quella volta che Mourinho mi disse…”

Marko Arnautovic si racconta in un intervista al Daily Mirror, tra i tanti racconti anche quelli legati all’esperienza nerazzurra

Marko Arnautovic forse è stato il più grande capo ultrà nella notte magica di Madrid, quando a San Siro coinvolse ogni tifoso ad esultare.

La sua permanenza all’Inter però non è stata molto ricordata a livello di gioco, pochi minuti giocati per lui.

Per sua stessa ammissione era uno che se ne fregava un pò di ciò che accadeva in quel periodo.

Adesso però è un giocatore molto cresciuto e maturato, dopo un paio di ottime stagioni allo Stoke City in premier ora è passato al West Ham.

In questa intervista Arnautovic si racconta, parlando anzitutto di se

“Mi piacerebbe che i miei bambini fossero orgogliosi del loro padre e che non venissero insultati a scuola. Un giorno leggeranno molte cose su di me e mi piacerebbe che fossero cose di calcio”.

“Mi hanno buttato fuori da qualsiasi club. Ai tempi me ne fregavo di tutto. Non mi interessava nessuno e non ascoltavo nessuno, solo mio padre e mia madre”.

“Ad un allenatore ho detto una volta: ‘Chi sei, perché mi urli addosso? Sei forse mio padre? Parlami bene!”

“Ovunque andassi, a Vienna e in altri posti, c’erano problemi. Volevo un allenatore che mi dicesse: ‘Vai semplicemente fuori e facci vincere la partita’.”

Poi i ricordi tornano all’Inter e a Josè Mourinho

“Nel 2009 eravamo con l’Inter a fare la preparazione ad Abu Dhabi. Non mi svegliai per la colazione. Ritardo numero 1”.

“Poi ci fu una riunione con la squadra. L’albergo era così grande e la mia camera si trovava al 75° piano. Aspettavo l’ascensore e continuavo a chiamarlo. Ma poi alla fine non arrivai in tempo. Catastrofe. Ritardo numero 2”.

“Poi successe la stessa cosa prima del ritrovo per la partita. Pensai: ‘Mi ucciderà’. Ci fu una piccola discussione e mi mise fuori squadra per quel giorno, mi allenai da solo”.

“Di ritorno a Milano pensai che ci fosse allenamento di mattina e arrivai puntuale, perfetto”.

“Ma non c’era nemmeno una macchina. Mourinho però era lì con il suo staff tecnico. Si alzò in piedi e mi fece un applauso”.

“Mi disse: ‘Tu sei il mio uomo. Arrivi 5 ore prima all’allenamento. Ti voglio bene. Tieni, prendi il mio orologio’. L’orologio lo conservo ancora a casa”.

Poi un pensiero su Balotelli, suo compagno di squadra ai tempi dell’Inter

“Può essere una persona molto seria, un vero gentiluomo. Ma se non può soffrire una persona la distruggerà”.

“Ti può dare veramente una brutta nomea. Lui vuole semplicemente essere una star, il migliore, lavora molto duramente per raggiungere questo. Non so, sinceramente, cosa lo abbia trattenuto.”