LIVE – Conferenza Stampa di Luciano Spalletti che chiude la stagione

APPIANO GENTILE – Conferenza stampa per Luciano Spalletti che chiude così la stagione. La sua Inter ha centrato l’obiettivo stagionale, la qualificazione in Champions League, arrivata all’ultima giornata di campionato contro la Lazio in una gara ricca di emozioni e vinta in rimonta.

L’allenatore nerazzurro parlerà nella sala stampa della Pinetina, tracciando un bilancio stagionale con un occhio agli obiettivi futuri dell’Inter. Segui con noi la diretta.

Queste le parole rilasciate ieri sera. «Siamo venuti qui stasera in riunione per spartirci le cene vinte con tutti quelli che non ci credevano! Siccome noi siamo partiti da tempo indietro convinti che ci saremmo arrivati, abbiamo scommesso con tutti quelli che avevano dubbi e adesso siamo venuti a dividerceli.

Si va lunghi con queste cene… Il mio rinnovo? Ma non ha firmato Carlo Ancelotti oggi? Per cui, se vi dico che ho firmato anche io, il mio passa inosservato perché, in confronto a lui, io non sono niente (ride, ndr). Guarderemo nei prossimi giorni. Se sono abbastanza felice? Non sono abbastanza felice, sono felicissimo: non abbastanza, molto di più! Siamo dove speravamo di essere dopo tanto tempo, si tocca il paradiso con un dito».

PAGINA IN AGGIORNAMENTO – PREMI F5 O RICARICA L’APP PER AGGIORNARE

16.15 Via alla conferenza stampa.

Ampio discorso del tecnico prima delle consuete domande dei giornalisti. “Ringrazio la società per avermi dato questa possibilità di vivere queste emozioni con questi colori addosso che mi sembra mi stiano anche bene, la società i miei collaboratori, tutti allenatori qualificati, gente forte caratterialmente, per arrivare ad avere a che fare con questo livello per noi c’è stato da pedalare molto e da dover superare momenti difficili che poi qaundo ti ci trovi danno molta soddisfazione.

Ringrazio tutti quelli che lavorano qui alla Pinetina, davvero tutti. Ringrazio Stefano Vecchi e naturalmente i tifosi. Tifosi che si mettono in fondo e che sono la base e senza di loro sarebbe stato difficile costruire qualcosa. Sono le nostra fondamenta sulle quali si possono costruire grattacieli pieni di vittorie.

A Roma è stato bellissimo, erano tanti, li ho visti felici, cosa che assolutamente meritavano. La forza della squadra che avevamo davanti rende probabilmente più importante il nostro risultato, loro sono rimasti fuori dalla Champions League ma sono quelli che si sarebbero meritati un extralarge di questo numero d’accesso, gli abbiamo messo il naso avanti negli ultimi miniti ma si è visto che c’è veluto tutto quel cuore e quella fortuna, quello spirito, quella forza per riuscire ad arrivare li e giocarsi questa qualificazione.

Momenti belli e brutti?

“Sono stati tanti i momenti top in stagione. quello più difficile è la sconfitta con la Juventus, per come è venuta, per come si è consumata la partita, il momento più brutto brutto che non avrei mai voluto vivere è quello che è successo alla famiglia Astori. Li ho conosciuti e gli sono vicino”.

Colmare il gap?

“Dobbiamo essere ambiziosi e migliorare. Qui vogliamo starci e ci stiamo bene. Ci sono cose che si possono fare meglio. Vogliamo continuare in questo ridurre la differenza tra noi e quelle davanti nella classifica finale. E’ stato già fatto tanto.

Se analizziamo i numeri si trova conforto. Questa differenza diventa notevole e si percepiva. Non era solo un gradino, ma un pianerottolo. Bisogna lavorare bene ed essere bravi. All’inizio abbiamo sbagliato qualcosa.

Non bisogna illudere i nostri tifosi. Gli obiettivi sono importanti perchè l’Inter ha quella storia lì, quell’impatto, quel rumore di cuori. Bisogna essere all’altezza di quella che è l’emozioni di questi cuori. Non bisognerà raccontare cose sbagliate”.

Che mercato andrà fatto?

“La società ha già cominciato a muoversi bene. Bisogna far tornare dei conti. Diventa fondamentale. Ormai il calcio è cambiato. Bisogna fare chiarezza: i paletti sono stati ereditati dalla proprietà precedente.

Dobbiamo fare un percorso dove prima di fine mese dobbiamo far tornare i conti. Per farli tornare bisogna risanare la società. Poi ci sono degli specialisti che fanno questo lavoro. Poi si possono reinvestire, mettendoci qualche cosa in più. Però diventa difficile fare nomi altisonanti, che non è detto che non ci si possa arrivare.

Cancelo e Rafinha in questo momento non si possono riscattare, in un secondo momento chissà. Rafinha dal punto di vista mentale per l’essere stato nei club che sono abituati a vincere sempre. Ha tolto qualche abitudine a lasciarsi andare, per come è fatto caratterialmente.

Purtroppo funziona così. Sennò si spende quel che ci pare e si attacca uno striscione con scritto: “Bilancio dell’Inter sempre più bello con Gardini, Ausilio e Antonello”. E’ un altro modo di fare, dipende che strada si vuol seguire”.

Icardi e il mio contratto?

“E’ difficile dire giocatori di questo livello. Dipenderà da lui. Non è il suo caso, ma non si possono tenere giocatori che vogliono andare. Bisogna vedere ciò che capiterà al calciatore. Un professionista può essere allettato.

Se vanno via calciatori importanti, diminuisce la crescita, a meno che non ne arrivino altri. All’Inter ci sto molto bene. Non cambiava nulla senza la Champions. Un contratto si costruisce con gli obiettivi, con le risorse, con i calciatori, con 26 ore di lavoro al giorno e questo porta dei benefici importanti.

La società ieri mi ha detto che vogliono allungare il contratto ma a me interessa il giusto visto che il contratto già ce l’ho. Firmare un contratto per gli interisti significa scrivere il futuro per molti anni. Poi quando non fai risultato cambia tutto. Un contratto con l’Inter non lo firmi per avere due anni di stipendio in più.

Se avessimo continuato altre due tre partite in quel periodo, fosse durato più a lungo, non te ne fai nulla di un contratto a vita. Il nsotro è un campionato bellissimo, stadi sempre pieni, bambini allo stadio, i tifosi di Inter e Milan sono un insegnamento importante, quello che vivi al Meazza è incredibile, c’è una mentalità europea.” 

Episodio speciale per Skriniar ad inizio anno? Cose positive dopo la gara contro il Benevento?

“Di Skriniar vedi sempre quella faccia li, del tranquillo, che ti fa scegliere il posto dove andare e si mette a disposizione per gareggiare. Un ragazzo di carattere, perosnalità, integrità fisica. Lui ha sempre detto che vuole rimanere all’Inter, se venisse messo in discussione il suo futuro mi dispiacerebbe al massimo livello.

Benevento? Sembrava ci fosse una congiunzione astrale, i giocatori pensavano che ci fossero motivi esterni che non avevano nulla a che fare con il calcio, io ho trovato questa risposta qui. Non trovo le parole per spiegarvelo, è difficile. Sembrava che qualcuno pensava che ci fosse un conto da pagare legato a questo ambiente. Però un episodio ben preciso c’è stato. In quei momenti soprattutto c’è bisogno che trovi qualcosa di definito. Poi abbiamo vinto una partita, male ma si è vinta.

Non parliamo di fattucchiere perché non crediamo a queste cose… Però si vedeva che i calciatori pensavano che il cambiamento non dipendesse dal campo. Invece si è ripartito. Poi ogni tanto facevi degli sprazzi di partita in cui perdevi dei connotati, ma negli ultimi 20′ della partita ci siamo stati. Sono stati spettacolari. Guardate anche in panchina come si atteggiavano.

Non hanno avuto le debolezze che ho rivisto spesso di pensare che non ce l’avremmo fatta o che non siamo fortunati. Ci sono quelli che non riescono ad acchiappare le qualità. C’è chi le ha in un modo o in un altro e tutte possono portare all’obiettivo. Ci sono forze che se riesci a prenderle possono sopperire ad altro e nell’ultima partita ho visto gente fortissima che ha ritrovato quella qualità.

Contro la Lazio si è visto bene che in una partita ci sono le somme di due forze il cui totale è immutato, ma è la distribuzione che fa la differenza. La Lazio ha cominciato a pigiare forte e ha avuto la prevalenza di quel momento, ma quello che abbiamo fatto bene è mantenere i connotati e non alimentarli. Loro sono cresciuti ma noi non abbiamo alimentato niente.

Loro si sono presi campo dove hanno avuto il comando di quel momento, ma noi siamo sempre rimasti lì e piano piano ci siamo riorganizzati e abbiamo spostato l’ago della bilancia per avere la possibilità di montarli addosso e vedere cosa cedevano. Mi è sembrato che da ultimo si sia preso qualcosa delle loro qualità negli ultimi minuti. Loro hanno forzato e noi non abbiamo concesso.

Poi da ultimo ci siamo nutriti della loro forza e questo poi diventerà fondamentale ripartendo la prossima stagione perché quei venti minuti lì devono essere il riscaldamento di ogni partita della prossima stagione. Quello farà la differenza.

Lo avete visto Ranocchia? Me lo avete offeso dal primo minuto che sono arrivato e io lo conoscevo. Me lo avete tritato. Io lo conosco da anni. Finché sto all’Inter se vuole restare sta all’Inter, perché mentalmente è fortissimo.

Su Ranocchia posso dire che dentro lo spogliatoio è la coscienza per gli altri. Ci si passa davanti e ci si confronta con lui ed è un brutto confrontarsi perché ti piglia tutto e ci si specchia bene in lui. Lì c’è il metodo di misura per essere puri al 100% dell’Inter. Lui è interista al 100% e fin quando ci sarò io resterà all’Inter”.

Aspettative troppo alte lo scorso anno sul mercato? Lei aveva condiviso l’obiettivo…

“Io non ho condiviso niente. Loro non mi hanno messo a disposizione quanto detto prima. Poi è chiaro che non posso tornare indietro, ma tu mi dici l’obiettivo in base a quanto detto a disposizione. Tu hai fatto i nomi che poi non potevano arrivare. Perché? Perché ti rispondevano i dirigenti al telefono. Bisognava andare in Champions, ma noi abbiamo dato via otto giocatori e ne abbiamo presi sei.

Si è fatto un movimento abbastanza grossolano, senza scelte ben precise. Poi a un certo punto si è detto basta. Non è stato determinato da nessuno ma ci sono state novità per cui io potevo dire che non accettavo più di dover entrare in Champions League. Poi però inizio ad essre quello che fa da riferimento importante e comincia a criticare il posto in cui lavora, ma questo non va fatto e quindi sono andato dritto.

Il mercato fatto è un mercato simile a quello che si aveva come valori di squadra perché se vai a vedere va via uno e arriva un altro perché Borja Valero e Vecino sono due grandissimi calciatori ma lo è anche Kondogbia, a cui hanno messo 80 milioni di clausola. Io lo allenavo la sera per farlo restare perché pensavo fosse un buon calciatore, qui si tende a sciuparli i calciatori.

Se lo hanno riscattato è perché gli si è dato meno valore di quello che ha. In centinaia mi hanno fermato per chiedere se avevo visto Medel e mi ero allenato con lui. Abbiamo dato via Jovetic, Murillo. Poi prendi Skriniar e diventa questo. Ora guai a chi lo tocca ma se la parabola ti piglia differente…

Non abbiamo fatto un mercato in cui si confermava ciò che si diceva. C’erano da guadagnare venti punti su un’altra. Per voi era un fallimento, per noi no. In Italia moltissime squadre hanno fatto benissimo.

Ci sono molte squadre che hanno fatto calcio, io non avevo sottoscritto nulla. Secondo me i calciatori sono stati bravi a portarci lì perché c’erano altre società che potevano stare con noi. Mi è sembrato di leggere una piccola differenza su come sono state trattate delle società che riguardano l’alta classifica”.

Però il primo giorno l’obiettivo era la Champions…

“C’era da fare il mercato. C’erano 150 milioni da spendere per il mercato, si diceva. Non è andata così. Io ho detto cose in base a quanto mi era stato detto. Poi anche lì dipende dal taglio da dare alla cosa.

I giocatori sono stati bravissimi, eravamo anche in difficoltà numerica a volte. Abbiamo preso Lisandro Lopez dopo, ma ci sono state partite in cui questo poteva fare la differenza”.

Obiettivo e miglioramenti per il prossimo anno?

“Da un punto di vista di posizionamento bisogna stare lì dentro, poi è chiaro che bisogna avvicinarsi agli altri. Noi là dentro ci siamo arrivati mettendo una spalla avanti. Il Milan quando siamo partiti dove me lo collocavi con il mercato che aveva fatto?

Perché si doveva arrivare davanti al Milan per forza? L’Atalanta, la Lazio erano davanti. La Roma nemmeno la vedevi. Noi pensavamo di essere forti ma alla fine si è quel che si esibisce. Professionalmente noi siamo quelli che hanno questa classifica. Ognuno è quel che fa durante il giorno”.

Brozovic la svolta?

“Sembrava essere uno che aveva allenato da qualche anno e che difficilmente prendeva una mezza cantonata su un giocatore. Con lui l’ho presa. Nella prima parte ero convinto, pur facendolo giocare, che potesse stare in un settore di campo in cui invece lo limitavo.

Mi sembrava fosse importante presidiarlo durante le partite, poi siccome non trovavamo quelle qualità che ci servivano in altri abbiamo messo lui. Un giocatore fortissimo, perfetto in quel ruolo. Lui è sempre stato abituato a giocare mezz’ala, ha giocato anche mediano ma non era abituato.

Dopo due volte è diventato un altro giocatore. Si pensava fosse un debole, un leggero sulla lotta pura, sulla mentalità. Un giocatore fortissimo in quel ruolo, ha giocato qualche volta mediano ma è sempre stato abituato a fare la mezz’ala. Nell’ultima gara ha fatto due rincorse di 70 metri incredibili e ha fatto vedere di esser capace di darci una mano importante Ma nelle ultime partite c’è stata anche un pò di sfortuna”.

Su Brozovic ritiene abbia fatto il salto di qualità? Il dubbio è dato dalla sua alternanza di rendimento.

“In quel ruolo non gli succederà più di avere alternanza. Lì è forte, si sente coinvolto, è contento. Si riparte da lì”.

I dirigenti dopo Roma hanno detto che tenteranno di vincere lo scudetto. Che mercato sarà necessario?

“Serve un mercato all’altezza di chi lo vince. Sennò diventa difficile. La nostra aspirazione è dare il massimo delle soddisfazioni da ridare ai nostri tifosi e loro sono stati veramente felici, ma in questo progetto ci hanno messo un lasso di anni che non riguarda la prossima stagione, perché sennò si ricomincia a farsi del male e illudere i tifosi e non è corretto.

Il tifoso va protetto, come noi hanno fatto a noi nei momenti difficili. Ci sono stati accanto quando da fuori provavano a riportarci nel buio. La squadra si è ribellata e loro hanno avuto un ruolo fondamentale. Anche quando si è perso, hanno visto che la squadra ce l’ha messa tutta ed è successo spesso.

Ero tranquillo e quando dopo la partita con il Sassuolo sono andato a dirgli prima di Crotone-Lazio cosa pensavo di loro c’era anche la dirigenza. L’ho fatto perché avevo visto lo sforzo e la buona fede, magari non riuscendo ad acchiappare quel che si diceva ma con grande impegno, professionalità e qualità umane, oltre che attaccamento a questi colori”.

Incontro tra il ds dell’Inter e l’agente di Barella. E’ un giocatore che può piacerle? Questo agente è anche lo stesso di Nainggolan.

“Secondo me Piero Ausilio lo ribecchi in difetto a parlare con gli agenti. E’ il suo lavoro. Oggi doveva venire qui prima, gli è venuto fuori un appuntamento ed è arrivato ora. Gli capitano di continuo e soprattutto ora è il suo momento.

Dove deve fare vedere la sua qualità. Sa benissimo quali sono le cose che dovremmo fare, poi è chiaro che c’è sempre da vedere questi numeri da mettere a posto e non sai dove li puoi prendere per ributtarli da qualche altra parte. Barella è un buon calciatore. Nainggolan anche…”.

Lautaro Martinez atterrato a Milano.

“L’ho visto solo in cassetta ma chi lo conosce è Milito e Zanetti, gente di cui ci si può fidare. Un calciatore forte, importantissimo in prospettiva. E’ chiaro che ci sono i passaggi da fare dove conteranno le sue reazioni ma ci siamo informati bene da un punto di vista tecnico, fisico”.

Errori arbitrali hanno condizionato il percorso?

“Nell’ultima partita c’è stata una qualità altissima. Uno degli arbitri più importanti a livello italiano, a cui auguro di essere arbitro della finale Mondiale visto che l’Italia non ci sarà. Per cui si rimane lì. Siamo convinti di doverci comportare in un certo modo e dover dare rispetto, allo stesso tempo di doverlo ricevere.

In passato c’era stato qualche confronto rimasto senza soluzione e allora abbiamo deciso di fare il primo passo non dando difficoltà. I numeri lo dicono: abbiamo avuto due ammoniti in tutta la stagione per proteste, Perisic sul fallo di Bonucci nel derby e D’Ambrosio sul fallo di Pjanic. E un solo espulso, Vecino. Ripartiremo da lì”.

Chiarimento con i dirigenti per evitare gli errori dello scorso anno?

“Non c’era nulla da chiarire. Devo stare attento a come parlo per non creare problemi. E’ quel che ho detto, la società deve stare attenta a questi paletti e poi con i conti che abbiamo faremo il mercato e vedremo l’obiettivo.

Quel che si è fatto l’anno scorso è che certe cose non sono state mantenute. Ora si riparte ma chi parla di scudetto dovrà rendere conto. Non è detto che non si riesca a fare dei risultati importanti, ma mettersi in debito subito è lo zoccolo duro da cui si riparte in ogni discussione. Se non lo vincesse nessuno lo scudetto sareste più contenti, così falliscono tutti…”.

Nel caso di squadra diversa dall’obiettivo, lei potrebbe cambiare idea sul suo futuro?

“No, ma verrei a dire la verità. Non faccio come l’anno scorso. L’anno scorso non ho detto la verità. Quest’anno siamo tutti e due contenti di lavorare insieme e poi si parte”.

Cancelo e Rafinha, è disposto ad aspettarli fino a metà agosto o vuole subito i sostituti?

“C’è una scadenza. Noi siamo abbastanza coperti come rosa in generale sui numeri che dobbiamo avere, ma bisogna completare. Si comincia a lavorare e si prova a tenere aperte tutte le porte, anche se la vedo dura per i soldi che ci vogliono per riscattarli”.

 

 

 

 

 

 

Written by Giovanni Ragosa

Ingegnere Informatico e dell'Automazione, vive in provincia di Avellino, è appassionato di sport e fotografia, segue il calcio fin da bambino. Tifa Inter dalla nascita, ama la scrittura e la tecnologia. Ha iniziato a scrivere per quotidiani locali già dall'età di 14 anni, ha redatto finora oltre 1500 articoli per diversi quotidiani web.

Zhang fiero dell’Inter: “Ho Lazio Inter ancora…” e Brozovic si commuove

inter crotone

Il rinnovo di Spalletti è un indizio chiaro, l’Inter vuole tornare grande