As Roma 20/05/2018 - campionato di calcio serie A / Lazio-Inter / foto Antonello Sammarco/Image Sport nella foto: esultanza Inter fine gara

Lazio Inter: se c’è un Dio del calcio anche lui è nerazzurro

Lazio Inter: è andata come doveva

Lazio Inter: come avevamo scritto da queste pagine nelle scorse ore. Come i 12 mila dell’Olimpico speravano sugli spalti e gli altri milioni di tifosi incollati agli schermi. Ma con tanta sofferenza in più, come se ce ne fosse stato bisogno dopo una settimana come quella appena trascorsa.
Non poteva che finire così, doveva finire così, è stato giusto che finisse così. Perché alla fine paga la passione, il saper buttare il cuore oltre l’ostacolo, il voler guardare più in là dell’orizzonte.
E’ finita così perché l’Inter si è meritata che finisse così, non solo stasera.

Ci siamo ripresi ciò che ci avevano tolto

Gli Dei del calcio ci hanno reso stasera quello che ci avevano sottratto nei mesi scorsi. Quei tre minuti finali con la Juventus non dovevano esistere, quei due gol falliti per un respiro da Icardi nel derby dovevano essere due gol, i 20 e passa pali colpiti, i gol subiti a tempo scaduto a Ferrara e a Firenze. Troppo ci avevano punito, senza motivo. Le sfortune sappiamo crearcele da soli, i tre mesi invernali sono tutti colpa della squadra e di Spalletti, ma gli episodi non hanno quasi mai soffiato in tutto l’anno alle spalle dei nerazzurri.

Stasera un altro episodio che poteva segnare la fine, il tiro deviato dalla faccia di Perisic poteva suonare a morto a questo punto. E’ stato più grande della sfortuna il cuore dei ragazzi, hanno impattato, hanno sbagliato di nuovo e di nuovo sono andati sotto. Non per volere di entità superiori ma perché Felipe Anderson corre i 100 metri in meno di 11 secondi. Lo sapevamo ma non c’è stato verso di fermarlo. Ancora una volta sull’orlo del baratro.

La voglia d’Europa più forte di tutto

E poi la voglia di Europa che conta è stata più forte di un Milinkovic mostruoso nel primo tempo ma men che normale nella ripresa, Icardi si è ricordato di essere un serpente dell’area di rigore. Il futuro nerazzurro De Vrji non ha potuto fare altro che mandarlo gambe all’aria e li Maurito ha ripreso il paradiso per la coda. E poi… e poi Ranocchia che sull’angolo decisivo dice “entro io” è l’immagine di questa serata.

Non l’ha messa dentro lui, l’ha fatto Vecino, ma è come se l’avesse fatto ognuno dei ragazzi in campo, ognuno dei 12 mila dell’Olimpico, ognuno dei milioni alle TV. Ci siamo. Dopo 7 anni torneremo a sentire quella musica del mercoledì che tanto ci mancava. L’Inter torna a casa sua. Suonate le fanfare tifosi, l’Inter c’è, suonate le fanfare voi dell’Uefa, l’Inter ritorna! “Dove eravamo rimasti?” verrebbe da chiedersi. Eravamo rimasti allo Schalke 04 che ce ne rifilò 5 a San Siro e due in Germania. Riprendiamo da li. Suonate le fanfare tifosi nerazzurri, è la nostra notte.

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