Vidal e quella sostenibile leggerezza di essere leader. Con l’Inter nel destino

03.12.2020 08:00 di Raffaele Garinella   Vedi letture

Chissà quante volte Arturo Vidal da Santiago del Cile è stato definito leader da allenatori e compagni di squadra. Da Torino a Monaco di Baviera, passando per La Rambla di Barcellona, non c’è mai stato nessuno che abbia minimamente osato discuterne doti umane e professionali. La leadership è un dono di natura per chi procede a braccetto con l’umiltà, sempre al servizio della squadra. Anche quando indisponibile, come capitato a Vidal alla vigilia della gara di Moenchengladbach. Un post per far sentire ai compagni la propria vicinanza. Si riapproprierà del suo posto in campo contro il Bologna, avversario ostico e fastidioso

Arturo Vidal abbina armonicamente classe e spirito di sacrificio. Se Antonio Conte fosse stato un intellettuale della Praga raffinata e sessantottina descritta da Milan Kundera, non avrebbe mai rinunciato a King Arturo nel suo suo quartetto di fedelissimi. Sarà forse per questa dote naturale che i compagni lo rispettano. Si vocifera che Leo Messi abbia provato molto rammarico nel giorno in cui la cresta più famosa del Cile ha ammainato la bandiera blaugrana per sposare la causa nerazzurra. 

Nos volveremos a cruzar, seguro! Con queste parole la Pulce ha benedetto il viaggio di Vidal verso Milano. Determinato a dimostrare ai diffidenti che si aggirano dalle parti della Mole Antonelliana, magari obnubilati da qualche Bicerìn di troppo, che l’esperienza fortifica e rende più saggi. L’esplosività degli anni in bianconero non è svanita, ma ha ceduto il passo ad altre preziose qualità come il senso di posizione e la capacità di leggere i differenti momenti di una partita. Una trasformazione figlia di chi è in grado di fare tesoro degli insegnamenti appresi lungo il sentiero dell’esistenza. Vidal ha nel calcio l'essenza vitale, la sua anima si nutre di estasi così come una cicala di rugiada. 

Tutti, presto o tardi, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada. Lo diceva James Hillman, che forse avrebbe potuto razionalmente spiegare la scelta di Vidal di sposare l'Inter ad ogni costo. O forse no, perché determinate emozioni restano libere dalle briglie della ragione. Solo puro istinto. Milano rappresenta una tappa importante di una carriera ricca di successi. All’Inter per continuare a vincere con la carica agonistica di sempre e con quella solita, sostenibile leggerezza di essere leader. Un macigno per tanti, una piuma per le larghe spalle di Vidal.