Storie di Principi e di ginocchia, non ci sono più gli argentini di una volta

Oggi è un giorno speciale per un personaggio che ha inondato di sè il mondo nerazzurro, che ha segnato le pagine più importanti
12.06.2019 19:50 di Mario Spolverini   Vedi letture

Che ne sanno i comuni mortali delle emozioni che può regalare il calcio.  Chi non ha vissuto quei 40 giorni tra la metà di aprile e la fine di maggio del 2010 può avere un’idea solo accennata di come i gol possano segnare l’esistenza di tante persone, il loro modo di pensare, quello di rapportarsi agli altri, sempre rimanendo all’ambito sportivo naturalmente.

40 giorni segnati da 5 colpi di cannone sparati da un argentino che insieme ai suoi compagni seppe restituire a milioni di interisti quello che il destino e gli umani infedeli gli avevano sottratto per anni, per decenni. Milito con il Barca, Milito a Roma, Milito a Siena, Milito e Milito a Madrid, lui, sempre lui, come un angelo vendicatore caduto in quella maglia nerazzurra numero 22 per permettere all’Inter e agli interisti di far pace con la storia del calcio, innalzandoli  su una vetta ancora irraggiungibile per tutti gli altri in Italia.

Il Principe Milito è diventato re in una notte come ha scritto sulla pietra Massimo Marianella con il suo commento, ma il percorso che lo ha portato sul trono in quei 40 giorni di follia totale fa accapponare la pelle solo a ricordarlo o a rivederne qualche flash. E chi vi dice, da interista, che Milito non gli fece piegare le gambe dall’emozione con quei 5 colpi è solo un simpatico bugiardo.

Oggi il Principe del Bernal compie 40 anni. I 5 che ha passato con noi sono stati meravigliosi per gli interisti e anche per lui, anche quando le cose non andavano più come in quei 40 giorni, anche quando si ruppe il crociato contro il Cluj e negli stadi i barbari cantavano “salta con noi Diego Milito”.  Diego fece gli straordinari per tornare in campo prima possibile dopo quell’incidente gravissimo. Oggi quello stesso  “scinochio”  assurge a descrizione da certificato medico  per non vestire quella stessa maglia.  Proprio vero, non ci sono più gli argentini di una volta… Buona vita Principe nerazzurro!