Miracolo Eriksen - Il calcio e la paura, i precedenti del terrore

In altri tempi, tuttavia, la scienza e la medicina non erano pari ad oggi, ed in molti non sono riusciti a vivere il miracolo a cui tutti abbiamo assistito ieri.
13.06.2021 22:00 di Nicolò Toccaceli   vedi letture

Secondi lunghi come minuti, immagini pesanti come macigni. Il fiato si è interrotto a tutti coloro che ieri, durante Danimarca-Finlandia, erano sintonizzati sul match ed hanno assistito al drammatico quarto d'ora vissuto da Christian Eriksen. La vita che passa davanti agli occhi in pochi attimi, la pelle d'oca che non vuole saperne di andar via, in poche parole: il terrore.

L'istantanea di Christian con gli occhi aperti, circolata in rete alcuni minuti dopo, ha fatto da sliding door, da epifania del miracolo avvenuto. Chi scrive ha trovato più conforto in quella fotografia che nell'abbraccio di un parente, perché giunta a conclusione di minuti spaventosi. Eriksen ce l'ha fatta, grazie anche alla prontezza di un'organizzazione come l'UEFA che, da anni, investe sull'assistenza medica, organizza corsi per medici sportivi, divulgandoli e facendosi trovare pronta per l'emergenza.

In altri tempi, tuttavia, la scienza e la medicina non erano pari ad oggi, ed in molti non sono riusciti a vivere il miracolo a cui tutti abbiamo assistito ieri. Uno dei primi casi drammatici nella storia del calcio è quello di Renato Curi, al quale è intitolato lo stadio di Perugia. Durante la partita contro la Juventus il calciatore crolla a terra dopo uno scatto. Curi morirà in ospedale il 30 ottobre 1977 per una anomalia coronarica già nota ai medici in quanto già individuata nel corso degli esami effettuati nel corso della carriera.

Saltiamo poi al 2004. Miklos Feher, centrocampista del Benfica, cade a terra dopo aver ricevuto un cartellino giallo. I medici intervengono e iniziano un massaggio cardiaco. L’ambulanza arriverà dopo 14 lunghissimi minuti. Il decesso sarà dichiarato la sera. La causa del decesso è la fibrillazione ventricolare causata da cardiomiopatia ipertrofica.

Quello di Antonio Puerta è un caso ancora fresco nella memoria di tutti. Siamo nell’agosto del 20017. Il calciatore, appena 22enne, perde conoscenza in campo durante la partita tra Siviglia e Getafe. Viene soccorso dai medici e trasportato in ospedale, dove morirà tre giorni dopo. L’autopsia parla di displasia ventricolare destra.

Indimenticabile il caso di Piermario Morosini, centrocampista del Livorno. Il 14 aprile 2012 il giocatore viene colto da un malore durante la partita contro il Pescara. Viene soccorso e trasportato in ospedale, dove morirà. Il giocatore soffriva di cardiomiopatia aritmogena.

Non siamo infine di fronte ad un caso di morte in campo ma siamo di fronte ad una tragedia che ha scosso il mondo dello sport. Il capitano della Fiorentina Davide Astori viene trovato morto la mattina del 4 marzo 2018. Era nella sua camera di albergo. Era in trasferta con la squadra, che avrebbe dovuto affrontare l’Udinese. L’autopsia evidenzia le cause della morte: fibrillazione ventricolare.

Storia, ahinoi, di ragazzi scomparsi prematuramente, in uno sport che talvolta sa essere crudele ma che, come nel caso di ieri, riesce talvolta ad unire popoli di interi pianeti. Tutti insomma abbracciati - virtualmente - a Christian Eriksen. L'elegante vichingo è ancora con noi.