Inter, il tormento di Conte è uno solo, c'è da soffrire fino alla sosta

La partita decisiva del girone di Champions League ha dimostrato ancora una volta le difficoltà causate alla squadra dagli infortuni a ripetizione
12.12.2019 19:55 di Mario Spolverini   Vedi letture

Non è da oggi che Antonio Conte è costretto a fare la conta degli abili arruolabili per mettere insieme una formazione in grado di tener testa agli avversari. Gli infortuni a ripetizione nel centrocampo e nel reparto avanzato nerazzurro (Sensi, Barella, Sanchez e in ultimo Candreva) hanno costretto il mister ai classici salti mortali che, fino ad oggi,  si sono rivelati sufficienti in  campionato ma quando si va in Europa le nozze con i fichi secchi diventano un problema.

Ne parla oggi la Gazzetta dello Sport evidenziando che Conte da inizio stagione può contare sull’undici titolarissimo per portare a casa la pagnotta, mentre l’ apporto della panchina si è rivelato quasi quasi nullo in termini di realizzazioni. Dopo l’infortunio di Alexis Sanchez dietro Lukaku e Lautaro ci si affida al solo talento ancora acerbo di Seba Esposito mentre nella zona nevralgica del campo  dopo l’infortunio patito la scorsa settimana da Candreva resta solo l’Ave Maria.

La Gazzetta evidenzia che “ nelle 21 partite stagionali disputate fin qui dai nerazzurri - 15 di campionato e le sei del girone Champions - solo in una gara Conte ha avuto un contributo determinante in positivo sul risultato finale. Avvenne al debutto in Champions, quando in casa contro lo Slavia Praga fu Barella - subentrato a Brozovic nel secondo tempo - a fissare il pareggio a tempo scaduto”.

La sosta arriva come una benedizione per il mister, che confida dopo le feste di poter ritrovare l’organico al completo o quasi. Poi c’è il mercato invernale che, pur senza l’incentivo della Champions, dovrà apportare qualche limitato miglioramento ad una rosa poco profonda. Almeno questo è quello che Conte si augura.