Inter, Conte afflitto da un nemico invisibile e subdolo, lo stesso di Mancini

26.06.2020 21:30 di Mario Spolverini   Vedi letture

Al di là del gol sbagliato da Gagliardini che resterà negli annali, Inter Sassuolo ha detto qualcosa di nuovo? Niente, assolutamente niente, dunque perché arrabbiarsi più di tanto? Chi si aspettava il filotto per tentare di riagganciare il vertice è servito e…occhio, mai dire mai,  nelle prossime occasioni potremmo vedere anche di peggio. La delusione è il sentimento dominante in queste ore, sotto sotto un po’ ci speravano tutti, tifosi e società, inutile nasconderselo. Dopo di che i fatti  ci ricordano a suon di sberle che  le illusioni sono pericolose quando sono tinte di nerazzurro, che dovremmo pure aver imparato qualcosa dal passato e che le scorciatoie per il paradiso non esistono.

Conte ha le sue responsabilità dicono molti, subito zittiti da chi si abbevera alle parole del mister  evidenziando quanto sia dura rimettere le cose a posto dopo anni di nulla cosmico.  Difficile dare torto a chi fa notare che il tecnico di Lecce non ha la bacchetta magica, unico strumento che sarebbe necessario vista la merce che ha a disposizione.

Le illusioni sono figlie della fretta, anche se i tifosi hanno le loro buone ragioni:  10 anni di pane e cicoria guardando gli altri vincere,  sono lunghissimi, gli avvisi “stiamo lavorando per voi” suonano come una presa in giro.  Ma il buon senso vuole che anche loro lascino da parte per un attimo il virus della passione per mettersi in modalità “ragione on”. L’Inter non ha ancora finito di attraversare il guado, l’uscita dalla tenaglia del FFP ha restituito agibilità economica ed appeal internazionale ma il traguardo non è ancora a portata di mano. Per chiudere la forbice con la Juventus in Italia e con gli altri top club europei serve ancora tempo ed un paio di cosette non proprio secondarie.

In primis lo stadio, un impianto non solo più accogliente e moderno del vecchio caro Meazza ma soprattutto in grado di generare ricavi 365 giorni all’anno o giù di lì. La Juventus, da questo punto di vista, ha fatto le scarpe a tutti ed i risultati stanno a dimostrarlo. In secondo luogo nuovi  main sponsor  e sponsor tecnico, adeguati all’immagine del club che Suning  ha ricostruito ed al ritrovato ruolo sullo scenario europeo più prestigioso, anche se tuttora balbettante dopo anni di assenza. Nessuno può pensare ai 190 milioni di euro che il Real Madrid incamera da Adidas e Fly Emirates, neanche ai 106 del Bayern (Adidas e Deutsche  Telekom) . I 93 che la Juventus mette insieme tra Adidas e Jeep devono però diventare un obbiettivo da avvicinare, visto che i 29 milioni messi insieme dall’Inter quest’anno tra Nike e Pirelli sembrano al cospetto una mancetta.

Senza lilleri non si lallera, inutile farsi rodere il fegato dalla fretta. E i lilleri arriveranno più o meno nel 2024 (data prevista per la realizzazione del nuovo stadio), mentre nel frattempo saranno andati a conclusione  i contratti con Nike e Pirelli permettendo l’arrivo di nuove e più sostanziose sponsorizzazioni. 2/3 anni, questo è l’orizzonte temporale che i tifosi devono ragionevolmente fissare nel loro calendario per poter tornare a pretendere di vincere.

Nel frattempo bisognerà pur tirare a campare, cercando di avventarsi su  ciò che la Juventus lascerà cadere dal suo tavolo imbandito e costruire la base solida perché quando arriverà il momento nessuno possa più accampare scuse o parlare di progetto ancora in corso.

Questo lo ha capito anche Conte, ha realizzato di essere un traghettatore, di lusso ma pur sempre traghettatore tra qualcosa che è stato e non è più e qualcos’altro che ancora deve arrivare. Un traguardo che ben difficilmente taglierà  sedendo ancora sulla panca nerazzurra, a meno di pensare ad una vera rivoluzione copernicana nella quale il mister  ripercorra in nerazzurro le epopee di Wenger all'Arsenal  o da Sir Alex Ferguson allo United. Un padrone della panchina per 5 anni l’Inter non lo ha mai avuto, non rientra nella sua storia né nel suo patrimonio genetico.

Anche Conte ha fretta, come i tifosi. Sa bene che il suo tempo non è illimitato e il suo carattere non conosce sfumature di grigio, lui è abituato a sedersi al tavolo del ristorante di lusso con i 200 euro in tasca. L’Inter non è più al pane e cicoria ma non è ancora pronta ad ordinare aragosta e champagne, per adesso deve farsi bastare una pastasciutta più che dignitosa e questo non gli garba per niente.  La frustrazione che molti hanno colto nel suo atteggiamento nel dopo Inter Sassuolo nasce si dalla delusione per l’occasione perduta ma soprattutto  dalla consapevolezza che il prossimo mercato non potrà eliminare completamente i limiti evidenti in fatto di tasso tecnico visto che (salvo sorprese insperate) non arriveranno i top player da lui sperati per vincere subito.

 Arriveranno invece splendidi diamanti, giovanissimi dal futuro radioso (Tonali? Hakimi?) costringendo Conte a faticare per aprire un solco dorato che probabilmente  altri sfrutteranno per vincere, un po’ come successe a Mancini con Mourinho. Per 11 milioni e passa all’anno di motivi  è lecito attendersi che il mister riesca a mettere l’orgoglio da parte e lavorare in questa direzione al massimo delle sue capacità.