Lo Scudetto di... Vidal: tra Don Diego e Zorro, il graffio da ex

Ciclo Scudetto: è il turno di Vidal. Nonostante tutto il cileno, fortemente voluto da Conte, ha lasciato il suo segno in questo 19° titolo nerazzurro.
05.05.2021 16:00 di Riccardo Cisilino   Vedi letture

"Là sulla duna, quando brilla la luna, spunta il nostro eroe... Vidal". Un moderno riarrangiamento della celebre sigla di Zorro (serie Disney del 1957-59). Il giustiziere mascherato nacque nel 1919 dalla penna dello scrittore/fumettista pulp Johnston McCulley. Il suo successo fu repentino. In pochi anni, dal 1920, lo spadaccino crebbe la sua popolarità tra libri/fumetti ed il cinema. La prima opera, che lo vide protagonista, fu La maledizione di Capistrano pubblicata a puntate sulla rivista All-Story Weekly dall'agosto 1919.

L'opera fu poi ripubblicata l'anno successivo con il titolo di Il segno di Zorro sull'onda del successo del'omonimo film muto diretto da Fred Niblo. In quell'occasione il ruolo del giustiziere venne interpretato dal celebre Douglas Fairbanks. Nel remake andato in onda in quest'ultima stagione, diretto da mister Conte, il ruolo è stato affidato ad Arturo Vidal. Il cileno raffigurava il perfetto hombre del pueblo (uomo del popolo): battagliero, agguerrito, rivoluzionario, grintoso ed impavido. Tutte peculiarità molto care all'allenatore. Fortemente voluto in estate, Vidal si è liberato dal Barcellona ed ha raggiunto il suo ex tecnico sulla sponda nerazzurra di Milano.

L'Inter era riuscita a soddisfare il mister, regalandogli il mediano di quantità - meno di qualità - tanto bramato e desiderato. L'inizio della relazione però non è stata molto rosea. Prestazioni altalenanti, molti errori - soprattutto in ambito europeo con le prestazioni shock in Champions League - e qualche infortunio di troppo. Il cileno sembrava rivestire solamente il ruolo di Don Diego de la Vega. Giovanotto tranquillo, figlio di Alejandro de la Vega, a metà tra un playboy ed un giovane libresco avverso al rischio. Una copertura ad hoc che lo faceva estraniare da tutto ciò che non riguardava i suoi affari.

Questo è un po' il riassunto della prima parte dell'esperienza nerazzurra del cileno. Fino alle prime scintille: due assist consecutivi contro Sassuolo e Bologna ed il gol su rigore contro la Fiorentina negli ottavi di Coppa Italia. Basterà? No, non proprio. Mister Conte, che da lui ha sempre preteso molto - sin dai tempi della Juventus -, glielo ha fatto capire senza giri di parole: panchina. Questo il messaggio, di stampo ermetico, lanciato ad Arturo: c'era bisogno di maggior applicazione e dedizione. Da buon battagliero, l'ex - tra le altre - del Bayern Monaco, non si è scoraggiato. Vestiva per la prima volta il mantello e la bandana e, sotto la luna del Meazza, lasciava la prima V sulla schiena dell'avversario. Era il 17 gennaio quando il giustiziere cileno insaccava di testa la sua prima rete in nerazzurro contro la sua ex squadra bianconera. Una gioia immensa per tutto il pueblo nerazzurro.

D'altronde da un calciatore con 11 titoli vinti in 14 anni cosa ci si poteva aspettare? La incisività nei momenti clou. Quella rete - unita al raddoppio di Barella - ha spianato la strada verso la vetta e verso il raggiungimento del 19° Scudetto per l'Inter. Ora la bacheca va aggiornata: 12 titoli in 15 anni. Una certezza. Ora non resta che attendere un suo rientro dall'infortunio, fuori dal 14 marzo per l'operazione al ginocchio, in quest'ultima parte di stagione. Il futuro è ancora tutto da scrivere, ma una cosa è certa.

Il Zorro cileno, nella serata más importante, ha lasciato il segno: V per Scudetto.