Lo Scudetto di... Bastoni: dall'ombra di El Faraon alla consacrazione

L'Inter ha conquistato il suo 19° scudetto e parte del merito va anche a lui: Alessandro Bastoni. Chiusure, anticipi e tanta crescita per il 95 nerazzurro.
03.05.2021 17:00 di Riccardo Cisilino   Vedi letture

"Take a look at my face, I am the future. How do you like what you see? Take a look at my face, I belong to the future. The world belongs to me, yeah". Così, diretto e senza fronzoli. Alice Cooper, nel 1982 all'interno dell'album Zipper Catches Skin, lo aveva predetto nel brano I Am the Future. Uno degli artisti più controversi dell'ultimo trentennio musicale, e non solo, lo affermava con forza: "Date un'occhiata al mio volto, io sono il futuro. Come ti piace quello che vedi? Date un'occhiata al mio volto, io appartengo al futuro. Il mondo appartiene a me, yeah".

Questa melodia, questa composizione di parole non vi riporta alla mente qualcuno? Pensateci bene. Futuro, appartenenza, mondo, visione. Tutti termini riassumibili in un unico nome: Alessandro Bastoni. Presente e futuro, molto roseo, dell'Inter. Il giovane classe '99 rappresenta o meglio incarna quanto viene cantato da Cooper: "Io sono il futuro ed il mondo appartiene a me". Proprio così, l'escalation effettuata in quest'ultima stagione - con basi poste durante il 19/20 - ha qualcosa di speciale ed unico.

Acquistato nell'estate 2017 per la modica cifra di 31,1 milioni di euro - versata nelle casse dell'Atalanta -, in molti avevano iniziato a dubitare di lui: "Troppi soldi per un giovane calciatore", "È sopravvalutato", "Ecco un altro spreco", "Bisognava aspettare" e chi più ne ha più ne metta. Voci alle quali il club non ha mai dato seguito andando diritto al punto e, con il senno di poi, con molta lungimiranza. Il difensore di Casalmaggiore è stato lasciato in prestito alla Dea fino al 2018 per poi girarlo nuovamente in prestito al Parma fino al termine della stagione 2018/2019. Poi l'arrivo di Antonio Conte sulla panchina nerazzurra. Lì tutto cambiò. In meglio.

La scintilla scattò all'improvviso. Il primo sguardo fu fatale. Il tecnico salentino rimase folgorato dalle doti e dal carisma del n.95 tanto da volerlo tenere in rosa come prima alternativa - in una difesa a tre - a Diego Godin arrivato all'Inter per esserne protagonista. L'ala protettrice di El Faraon, insieme ai consigli degli altri componenti del reparto, hanno giovato nella crescita e maturazione del giovane Bastoni. Una prima parte di stagione passata in panchina e poi il graduale inserimento. Alla fine saranno 25 partite in Serie A - impreziosite da 2 gol - oltre alle presenze da titolare nella fase finale dell'Europa League con 1 assist e 368 minuti giocati.

Il giovane Alessandro - sulle orme del suo idolo Matrix - ha iniziato a far parlare di sè. Il mister lo ha subito intuito ed ecco che - dopo un inizio di stagione di sperimentazione in alternanza con Kolarov - è arrivata la titolarità. Ad oggi 38 presenze totali in stagione così redistribuite: 30 in Serie A (con 3 assist), 6 in Champions League con 1 assist e due in Coppa Italia. Il suo mancino è diventato una sentenza: chiedete a Barella e alla difesa della Juventus per i dettagli. Il tutto unito ad un senso della posizione eccezionale ed un timing senza eguali. Forte di testa e carismatico, lo Scudetto raggiunto è solo il punto di partenza per uno dei pilastri dell'Inter campione d'Italia e della Nazionale del futuro. Una stagione da incorniciare, sulla scia di quanto affermato dal mister nelle ultime settimane, per il giovane cuore nerazzurro. Un capolavoro di classe, eleganza, passione, determinazione e voglia di dimostrare. Questo è solo l'inizio di un percorso meraviglioso. D'altronde, come lo Scudetto: "Il futuro è suo".