Inter: Luci a San Siro, non è mai troppo tardi per riveder le stelle

Inter: una malattia che non passa con l’età, anzi…

(Inter) Mannaggia all’età. E pure a quel tizio che ha detto che invecchiando si torna bambini. Quante volte l’avrò mandato a quel paese quando ero un po’ più giovane di quanto non lo sia ora, pensando che avesse scritto una mezza minchiata. Porca miseria, aveva ragione lui.

Te ne accorgi sul più bello, quando quello che c’è dietro inizia ad essere più di quello che hai davanti. C’era un poeta qualche secolo fa che diceva la stessa cosa, molto meglio di quanto riesca a me. Si chiamava Giacomo Leopardi, non era un tipo normale, aveva un sacco di problemi. Quando era giovane, invece di seguire la rivoluzione ormonale tipica di quell’età stava rinchiuso in casa in uno studio “matto e disperatissimo”come lo definì lui stesso. Cresciuto passava le ore a sospirare da un colle pensando all’ Infinito, amava una tizia di nome Silvia che non gliela dette mai, era un pessimista di natura. E come se non bastasse era pure gobbo.
E come poteva essere uno così se non gobbo? Li sento già i vostri “oh ci hai già rotto i marroni, tutto sto panegirico su Leopardi per dire cosa?“.

Il calcio è emozione più che FFP e schemi

Per dire che il calcio è una delle poche cose che riesce a dare ad un uomo emozioni belle ed intense come poche altre cose, in gioventù come in età matura. Solo un’altra cosa ci riesce alla grande, ma quella è fuori gara…
Non si può parlare solo di Perisic e del Var, di Ronaldo e dei suoi milioni, di 433 e di Pedullà. Non è giusto ridurre il calcio al FFP ed ai diritti televisivi, o alla bellona di turno che cerca di portarsi a letto il trequartista famoso.

Il calcio è un’altra cosa, deve continuare a restare un’altra cosa. Per me è ancora un’altra cosa. Ecco perchè quando qualche giorno fa, per festeggiare il mio compleanno, moglie figli mi hanno messo una busta in mano, mi è venuto un brivido che è durato una vita, come in Amala.
Flash back. Leopardi era gobbo, io no. Frequento San Siro da quando nell’Inter giocava Anastasi (scambiato con Bobo Boninsegna, anche allora ci tiravano le sole quelli là). Così avete capito nel frattempo che il compleanno era per gli “anta”. Ma anta anta, parecchio anta…

Come l’amore, il primo abbonamento non si scorda mai

Moglie e figli sanno quanto tenga a loro, e sanno anche che l’Inter viene subito dopo, a meno di una incollatura. Ho capito cosa c’era in quella busta dagli occhi di Lorenzo, sorridevano come a dire “quest’anno te l’abbiamo fatta grossa, adesso non te la cavi più a buon mercato…”
I miei “anta” valevano per loro l’abbonamento a San Siro. Solo pezzo di carta uscito dalla stampante… ma cosa c’è di più prezioso per un tifoso? E per per un tifoso dell’Inter. E per un tifoso dell’Inter quest’anno che si riassapora anche la Champions.

Era quel pezzo di carta che mi guardava, non viceversa. E mi diceva “hai visto, ora voglio proprio se ci sarai il 25 novembre con il Frosinone o il 29 dicembre con l’Empoli “. 800 km a per vedere il Frosinone o l’Empoli possono pure rompere le balle a “anta” anni.

Fanculo agli “anta” e ai chilometri. Ci sarò il 25 novembre e ci sarò il 29 dicembre. Me lo merito io, se lo meritano i miei, se lo merita l’Inter. Se lo merita pure il primo abbonamento a San Siro della mia vita. Io e lui, vicini vicini, per riveder le stelle…

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