(ID) Rocco: "Inter, che mentalità! E' una squadra estremamente pratica"

Pasquale Domenico Rocco ha parlato a I Gemelli e Saba, dell'Inter di quest'anno e della sua Inter che vinse lo scudetto nel 1988/1989
09.04.2021 07:22 di Gianfranco Rotondo   Vedi letture

La puntata di ieri sera de “I Gemelli and Saba”, podcast de “La Voce Nerazzurra”, ha visto un nuovo grande ospite che ha risposto alle curiosità dei nostri giornalisti Raffaele Garinella, Mario Spolverini e dell'Agente Fifa Sabatino Durante, ovvero Pasquale Domenico Rocco, ex calciatore dell’Inter dei record che vinse lo scudetto della stagione 1988/1989.

Ecco le sue parole:

Sull’Inter e il suo allenatore: “Conte più che un treno è un rullo, mi piace la mentalità. E’ stato messo da parte l’io, per mettere davanti il noi. Tutti sono contenti quando segna il compagno ed è una mentalità simile a quella che avevamo noi. Poi io sono interista dalla nascita, fino a qualche mese prima ero in curva. Abbiamo vinto quello scudetto del 1988/1989 pur non cominciando bene. In Coppa Italia rimediammo una sconfitta contro la Fiorentina. Dopo quella partita ci siamo compattati”.

Sulla vittoria di mercoledì nel recupero di campionato contro il Sassuolo: “Massimo rispetto per il Sassuolo, ma per me quella dell’Inter è stata una strategia. Visto che il Sassuolo ha gente veloce davanti, l'Inter gli ha tolto profondità e gli ha lasciato un possesso palla sterile. Poi una volta conquistata palla i nerazzurri ripartivano in contropiede. Il Sassuolo ha sbattuto contro un muro. Quando l'Inter ha conquistato palla si è rivelata micidiale. Non è stata un'Inter bellissima, ma terribilmente efficace”.

Sulle parole di De Zerbi in merito alla trattenuta su Raspadori: “Per solidarietà con l’allenatore, in qualche modo bisogna parlare ai propri tifosi e bisogna giustificare una sconfitta. Poi è un episodio, ma l’Inter non è stata agevolata. L'arbitro avrebbe forse potuto riguardare la trattenuta”.

Sul comportamento di Conte: “Un cambiamento l’ho notato perché la squadra fa quello che lui vuole. Io mi ricordo che Trapattoni tenne fuori quasi un girone Ramon Diaz perché non aveva la mentalità giusta. All'inizio gli preferiva Dario Morello. La stessa cosa ha fatto Conte con Eriksen. Ha lavorato sulla mentalità portandolo alla giusta condizione psicofisica. Nell’Inter oggi i giocatori in campo sono tutti uniti e compatti e Conte può dire che questa è la sua squadra. Per me è cambiato per questo. Poi speriamo che tutto vada come deve andare”.

Sul gioco dell’Inter: “L’Inter è estremamente pratica. Ottiene il massimo con le proprie armi e dietro c’è un grande studio. Io l’anno scorso ho fatto l’Europa League con l’Apoel Nicosia, abbiamo ottenuto la qualificazione nei gironi insieme al Siviglia, e quando abbiamo giocato in Spagna gli abbiamo lasciato la palla come strategia. Stessa cosa l’Inter. E’ estremamente pratica. Per me è un po’ passato il trend del calcio spettacolo spagnolo e si è diventati più pratici. L'Inter non gioca solo in fase difensiva, gioca molto sulle fasce, fa tanti cross. In occasione del vantaggio contro i neroverdi, quando Young ha crossato per Lukaku, alle spalle del gigante belga c’era Hakimi. In pratica una terza punta in quello che in quel momento era diventato 4-2-4. C’è del gran lavoro dietro, non lo ridurrei al bel gioco o meno. Col Sassuolo bisognava fare questo. Dicevano lo stesso della Juventus di Allegri, però vinceva”.

Sugli aneddoti dell’Inter dei record: “Nello spogliatoio Zenga e Berti erano eccezionali. Soprattutto Nicolino era un animatore, mentre Walter era un eterno bambino, aveva gioia di essere un giocatore. Anche Ferri e Baresi erano eccezionali. La vecchia guardia che veniva dal settore giovanile era fondamentale. I tedeschi hanno portato qualcosa di diverso. La loro mentalità nel pre-partita era più soft. Avevano una preparazione diversa, bevevano Coca Cola, però poi in campo erano dei trascinatori. Quell’Inter aveva parecchi leader, ognuno faceva il suo e lo faceva bene, anche Matteoli o Mandorlini davano tanto. La cosa che mi ha colpito di più è l’intelligenza di Trapattoni che lasciava fuori Diaz ed era avvelenato, poi nel girone di ritorno ci ha trascinati. Anche Matthaus non faceva pesare la sua grandezza. Per lui ero il figlioccio perché diceva che somigliavo a Muller. Tutti erano dei grandi uomini e per quello abbiamo vinto. Quello scudetto ha segnato noi interisti, è stato qualcosa di particolare”.

Sul centrocampo dell'Inter: “Ci sono delle partite in cui serve il giocatore muscolare e altre in cui serve il doppio regista. Per me nell’Inter, Barella deve giocare sempre. A me piace l’Inter con il doppio regista, ma a volte serve il giocatore alla Gagliardini, anche se io ho un debole per Vecino e per quei calciatori che hanno la garra, così come Lautaro che ha fatto un gran lavoro”.

Sulle sue due ex squadre: “Inter e Cagliari sono due squadre che adoro e ho due ricordi eccezionali. Spero il meglio per entrambe. L’Inter del Cagliari dovrà temere la fame di punti, con il cambio allenatore hanno trovato maggiore equilibrio. Chi avrà più fame vincerà. Adesso i punti pesano e le partite si sporcheranno”.

Sui giudizi negativi di Di Canio su Lukaku: “E’ un po’ cercare il pelo nell’uovo. Lukaku è di un intelligenza incredibile. Dire che non è un giocatore decisivo in Europa vuol dire attribuire un’etichetta troppo prematura”.