(ID) Inter, senti Sergio Pellissier: da Lukaku a S.Inzaghi, fino ad Eriksen

La bandiera del Chievo Verona, in esclusiva per InterDipendenza, tratta i temi al centro dell'attualità del pianeta nerazzurro.
14.06.2021 17:00 di Nicolò Toccaceli   vedi letture

Lukaku? Da lui il calcio italiano ne trae solo beneficio”. “Eriksen? I calciatori sono gli sportivi più controllati”. “Inzaghi? Ha le qualità per emergere, occorrerà dargli tempo”.
Sono i tre passaggi su cui poggia l’intervista esclusiva a Sergio Pellissier, recordman di presenze (496) e gol (134) con il Chievo Verona fra il 2002 e il 2019. L’attaccante valdostano ha incarnato, per anni, lo spirito del calcio d’altri tempi. È stato una delle ultime bandiere del calcio italiano. Ecco l'intervista integrale:

Partiamo da Romelu Lukaku, uomo copertina del momento. Biennio devastante in nerazzurro e grande inizio con il Belgio. Da quanto non si vedeva una punta così decisiva in Italia?
"Lukaku mi è sempre piaciuto come modo di giocare fin dai tempi dell’Everton. Quando arrivò in Italia molti erano scettici, ma ho sempre creduto che con Antonio Conte – che lo ha voluto a tutti i costi – avrebbe fatto molto bene. E così è andata. Negli ultimi anni abbiamo avuto grandi attaccanti ma Lukaku attualmente è unico e rappresenta l’arma in più dell’Inter. È fondamentale come uomo simbolo, goleador, ma anche uomo assist".

Le sembra destinato a diventare una bandiera dell’Inter o pensa che prima o poi se ne andrà da Milano?
"I giocatori forti, che portano incassi e risultati, devono essere pagati. In questo calcio dove tutti prendono molti soldi, un decimo ha la qualità di Lukaku. L’Inter ha fatto grossi sacrifici ma privarsi di un giocatore simile è difficile. Spero che rimarrà perché il calcio italiano ne trae solo beneficio".

A proposito di bandiere, lei è stato una delle ultime del nostro calcio. Ha scelto sempre di restare al Chievo anche se i suoi gol avranno certamente attirato l’attenzione di molti club.
"Nella vita bisogna fare delle scelte. Ritenevo che a Verona avrei potuto dare più che in altri posti. Magari avrei giocato in palcoscenici più importanti, ma rischiando di vedere meno il campo e interrompendo prima la mia carriera. Ho scelto sempre con il cuore e non tornerei mai indietro. La chiamata in Nazionale è stata la ciliegina sulla torta con tanto di gol realizzato in 20 minuti. Il sogno di tutti quelli che iniziano questo mestiere. Ce l’ho fatta senza l’aiuto di nessuno ed è ancora più bello. Ringrazierò sempre Marcello Lippi".

Vicenda Eriksen: ritiene che i giocatori dovrebbero rallentare? Fino a che punto si può spingere il proprio corpo?
"Non credo sia una questione fisica. Il cuore poteva avere qualche problematica, come Astori. Paradossalmente è stato fortunato a capitargli in campo, magari a casa non ce l’avrebbe fatta. Lo sforzo dei calciatori è importante, ma ci sono sport come il ciclismo ancora più stressanti per il fisico. Purtroppo in questi ultimi anni ci sono sempre più problematiche cardiache. Questo porta a dover stare più attenti ma non è semplice. I calciatori sono gli sportivi più controllati e in Italia siamo piuttosto avanti su questo aspetto. Se è successo ad Eriksen, probabilmente, era il suo destino".

Inzaghi è il nuovo allenatore dell’Inter. Nei nove anni di monopolio della Juventus ha strappato comunque tre trofei ai bianconeri. Le sembra il giusto erede di Antonio Conte?
"Ha fatto sempre molto bene, costruendo un bel gruppo ed un’ottima squadra. Non sarà semplice sostituire un allenatore come Conte e dopo un anno del genere. Ripartire ora con un’altra mentalità - ed un altro modo di allenare - non è facile. Inzaghi, però, ha le qualità per emergere. Sicuramente occorrerà dargli tempo".

Si è già fatto una gerarchia potenziale sul prossimo campionato, alla luce dei numerosi cambi in panchina?
"Onestamente no, è complicato. Tanti cambi di allenatore e quindi in molti cambieranno modo di giocare. Indubbiamente è molto bello così".