(ID), Burdisso, pt.2: "Lautaro resti all'Inter. Coppa Italia 2010? Agonismo"

Nicolas Burdisso si è raccontato, in merito al suo passato nerazzurro, in una nostra intervista all'interno del podcast "I Gemelli and Saba"
29.04.2021 22:21 di Gianfranco Rotondo   Vedi letture

Nuovo grandissimo appuntamento con il podcast di Inter Dipendenza, “I Gemelli and Saba”, con i nostri giornalisti Raffaele Garinella, Mario Spolverini e Sabatino Durante. L’ospite di questa sera è stato un grande ex difensore nerazzurro, che ha vinto tanto con l’Inter, come Nicolas Burdisso.

Ecco le sue parole:

Sulla finale di Coppa Italia del 2010, in cui ci furono tanti falli subiti dall’Inter: “Non era accanimento, era agonismo. Poi in quella giocata con Sneijder io arrivo sul pallone. Lo devo spiegare sempre soprattutto per chi non ha giocato a calcio. E’ la regola del calcio che è la competitività. Ho fatto la stessa cosa anche quando sono andato al Genoa, è agonismo. Io ho fatto solo la mia partita, dovevo marcare Sneijder. E’ stata una giocata di sfortuna per lui, poi negli spogliatoi sono stato insieme anche ai ragazzi. Mi trovavo bene anche con Mourinho. Lui tempo dopo disse di essersi sbagliato con alcuni giocatori, tra cui me. Io e Mourinho tra l’altro ci siamo sentiti proprio l’anno scorso, ho un bel rapporto con lui”.

Sul proprio futuro: “Io voglio fare il direttore sportivo. Ho fatto il corso a Coverciano. Adesso sto facendo da consulente per alcune squadre, ma sto aspettando una possibilità concreta. Sono aperto a tornare anche in Europa”.

Su Maradona: “Solo un paese può capire, oltre all’Argentina, cosa vuol dire Maradona, ed è l’Italia. Diego per noi è un mito, io sono cresciuto al Boca. Ogni cosa che ho fatto nella mia vita era parametrata a cosa faceva Diego, che era un orologio. E’ stata una morte pazzesca che si poteva evitare. Lui diceva sempre che poteva sentirsi male. E’ stato un piacere essere allenato da lui in un Mondiale, con tanti momenti belli. Un personaggio unico”.

Sul paragone San Siro-Bombonera: “Parliamo di due stadi in cui la gente è molto vicina, senti la gente che soffia sul collo. Quando senti vicina la gente è condizionante, sia in positivo che in negativo. San Siro ha ventimila spettatori in più della Bombonera. Per me la cosa più bella di San Siro è che si tratta della scala del calcio, in cui ci sono grandissimi calciatori, mentre in Argentina spesso è una battaglia. Quando l’Inter vinse il Triplete c’erano grandissimi calciatori”.

Su cosa manca all’Inter per far bene in Europa: “Faccio un ragionamento da ds: io credo molto alla concorrenza interna e rende meglio quando c’è concorrenza. Poi ovviamente ci sono le gerarchie. Dico questo perché nei processi vincenti che ho visto non c’erano dieci giocatori forti, ma ventidue. Poi dopo alcune vittorie gli stimoli cambiano e quindi se qualcuno molla, molla tutta la squadra. L’Inter deve migliorare questo secondo me”.

Su Lautaro: “Deve dare continuità perché ha tutto e, come detto prima, deve avere stimoli. Questi stimoli sono vincere in Champions League, vincere campionati. In queste partite questi giocatori si esaltano. Io gli direi di restare all’Inter perché quando dopo dieci anni ti guardi alle spalle vedi quello che hai fatto”.

Su Van der Meyde: “Andy è un giocatori di quelli che oggi non ci sono più. Una vecchia ala che ti puntava, che voleva la palla. Non era un latino, era più un tedesco. Io ho giocato due anni con lui e si vedeva la scuola olandese”.