Zhang nel board ECA: l’Inter rientra nella stanza dei bottoni da protagonista

L'elezione di Steven Zhang nel board dell'ECA è un fatto di importanza straordinaria. L'Inter torna nel circolo dei club che indirizzano le scelte
10.09.2019 21:30 di Mario Spolverini   Vedi letture

L’elezione di Steven Zhang nel board dell’ECA fotografa un momento di grande importanza per l’Inter e anche per il calcio continentale complessivamente. Il rampollo di casa Suning entra nell’elite del calcio europeo dopo aver impiegato tre anni per rompere  il muro di diffidenza che circondava l’acquisto dell’Inter da parte di una delle più grandi aziende private della Cina. C’è voluto del tempo per far capire, anche al mondo nerazzurro, che non tutti i gatti soni bigi e che non tutti i cinesi sono come gli avventurieri che hanno strapazzato l’immagine del Milan e non solo quella.

Il calcio è sempre più business e sempre meno sport, ed il business va dove stanno i soldi. Da questo punto di vista la Cina e l’oriente in generale saranno sempre più punto di riferimento obbligato per gli investimenti, per i mezzi di comunicazione, per i protagonisti dell’innovazione tecnologica applicata allo sport. L’Uefa e l’Eca nello specifico hanno ben chiaro questo scenario, ormai si guarda a quei paesi  come ad una prateria da battere con intelligenza e professionalità  per creare nuove platee di appassionati, fidelizzando il loro entusiasmo e aprendo strade fino ad oggi sconosciute a partnerschip commerciali importantissime per i bilanci dei club. Tanto più di quelli italiani, ancora colpevolmente legati ad una sorta di dipendenza dai diritti televisivi che fanno delle televisioni i veri azionisti di maggioranza di molte società.

Da questo punto di vista l’Inter è stata l’apripista, grazie ad un po’ di fortuna e, inutile negarlo, all’abilità di Erik Thohir, lucidissimo nell’individuare il gruppo che avrebbe potuto tutelare al meglio gli interessi del club nerazzurro insieme ai suoi. I frutti copiosi si vedono nel bilancio dell'Inter grazie alle sponsorizzazioni che il gruppo Suning ha favorito in questi anni, al contratto di naming rights della Pinetina sottoscritto con la società ed all’appeal indubbio di cui il  gruppo gode nel mondo orientale facilitando l’ingresso dell’Inter in mondi commercialmente nuovi e vergini.

L’altro lato della medaglia si distacca (solo apparentemente) dall’aspetto del business per interessare più da vicino il lato sportivo. Il dato da sottolineare a questo riguardo è che l’Inter, proprio in virtù di quanto chiarito fino a qui,  rientra nella stanza dei bottoni. La dirigenza nerazzurra mancava da troppo tempo dai centri dove si decidono strategie, linee di indirizzo,  disegni sulla destinazione che somme enormi prenderanno in un futuro più o meno vicino.  Il calcio che porta soldi, sia dall’Uefa sia dagli sponsor, è sempre più quello continentale e sempre meno quello nazionale. Sedere nel centro decisionale delle innovazioni della Champions dai prossimi anni, dei club che vi parteciperanno, della suddivisione delle risorse, non è solo un riconoscimento “politico” all’importanza del gruppo Suning e di quanto sta facendo. E’ un segnale inequivocabile della posizione di prestigio che l’Inter riconquista dopo anni di attesa fuori dal palazzo, che deve essere accolto con l’entusiasmo dell’acquisto di un top player. E diciamolo pure senza vergognarsi, come hanno fatto gli altri in questo periodo, si tratta anche di posizioni di potere, da esercitare con grande sapienza e lungimiranza.

Qualcuno ha ancora l’ardire  di sostenere  Suningout ?