Un calcio macchietta non giova a nessuno, Zhang serve un altro “pagliacci”

04.04.2020 15:31 di Mario Spolverini   Vedi letture

Ora che i numeri sembrano dare una speranza,  anche il calcio ed i tifosi possono iniziare a pensare alla fase 2. Non sarà per niente facile organizzarla senza correre rischi enormi, così come per la ripresa del lavoro in tutte le aziende del paese.   Pensare che gli stadi possano riaprire tra un mese o poco più è pura utopia. La logica degli affari, la pressione dei diritti televisivi  e la pervicace volontà della filiera di comando del calcio stanno partorendo  un periodo intermedio, fatto di molte partite necessariamente a porte chiuse.

Se guardare Juventus Inter l’8 marzo scorso senza pubblico fu fastidioso, assistere ad un intero finale di stagione durante l’estate e senza pubblico potrebbe diventare ributtante. Un mese fa c’era la paura della prima ondata che incombeva,  tra qualche settimana sarà l’overdose di angoscia assimilata in queste  giornate di clausura a farci vedere  il calcio con un altro occhio.  

La fame di pallone è tanta, ma di quello vero. Qui il rischio che si corre è quello di mettere in scena due mesi di una macchietta insopportabile. Il calcio è bello se c’è gioia, se c’è il brivido dell’agonismo, la spinta della rivalità. Può esserci gioia in Italia da qui a qualche settimana? E degli appelli all’unità del paese per evitare altre centinaia di morti  che ne facciamo, li sotterriamo in nome di uno scudetto da assegnare perché Ceferin e l’Uefa  minacciano sanzioni e vendette?  E se, corna facendo, dopo 10 giorni uscisse la notizia di un magazziniere di un qualsiasi club trovato positivo che succede?

Molti dimenticano (errore da matita rossa) che il il mondo del pallone italiano era già malato prima della pandemia e non solo nei bilanci. Un virus maligno aveva già attaccato la sua credibilità e non era la pirateria. Un pessimo compromesso rischia di rovinarlo ora in maniera definitiva, allontanando ancora di più la passione del popolo degli stadi.

Il calcio è un soggetto sociale ed economico importante, Uefa e Fifa, governi nazionali ed europei hanno il dovere di evitare una crisi sistemica con il fallimento di decine di club. Ogni sforzo dovrà essere fatto subito, purchè compatibile con le necessita di famiglie, lavoratori ed imprese.

Ora è il momento di salvare il salvabile, altro che giocare, e intanto lavorare con lucida intelligenza per creare le condizioni per una ripartenza a settembre, solo menti problematiche possono pensare a soluzioni diverse.  Per capirlo serve un’ altra intervista di Steven Zhang, un altro “pagliacci” urlato in faccia alla miopia ?