Tra l’Inter di D’Ambrosio e quella di Lukaku qual è quella dei tifosi?

03.01.2022 07:00 di Mario Spolverini   vedi letture

Inter Lukaku D'Ambrosio - Se c’è una regia dietro è da premio Pulitzer della stampa sportiva, se è solo casualità è un segnale che Lukaku si è fatto diverse inimicizie anche lassù.

Le parole di Danilo D’Ambosio arrivano 24 ore dopo quelle di gigante belga, se vogliamo dare una dimensione quelle del 33 campano sono le parole di un buon pedalatore della classe operaia che sa di essere in paradiso e fa di tutto per restarci. Ha visto il baratro delle peggiori Inter dell’ultimo decennio e ne è uscito con lo scudetto cucito sul petto (anche grazie a qualche suo gol e a qualche intervento fondamentale). Poteva abbandonare la barca nel momento più pericoloso, sarebbe stato in ottima compagnia. Non lo ha fatto, ha aspettato e pur di restare su quella che sembrava una zattera traballante si è pure ridotto il compenso.

E per finire condisce la sua pietanza già appetitosa agli occhi dei tifosi  con un  tripudio di orgoglio nerazzurro “chiunque arriva, qua ci sono delle regole che valgono per tutti: non conta il nome che hai dietro, ma lo stemma che hai davanti".

Pochi concetti,  semplici, forse pure un po’ ruffiani ma ampiamente sufficienti per marcare il territorio rispetto al suo collega da 12 milioni l’anno, quello che alzava le bandierine dopo i gol nel derby, che scorrazzava in macchina per festeggiare la conquista del 19mo, che si inginocchiava per i fratelli di colore oppressi e scriveva lettere d’amore al  popolo di cui si sentiva legittimo rappresentante e condottiero. Lui che andava giustamente orgoglioso del percorso fatto da quando la mamma doveva allungare il latte con l’acqua per sfamare lui ed i suoi fratelli, da quando sguazzava nella miseria sognando gol, fama e quattrini. E la gente nerazzurra, giustamente,  lo amava anche per questo come pochi altri negli ultimi decenni, forse ancor più che i gol e le sportellate ai difensori avversari.

Quando si è tolto la maschera dell’eroe positivo, davanti alle telecamere di Sky, è comparso un personaggio nuovo, sconosciuto anche alla parte  più scafata del tifo nerazzurro: il solito parvenu nell’elite dei piedi buoni. Buoni soprattutto a reclamare quattrini anche se con tre anni di contratto davanti, parole e musica di solito suonate dai Raiola e Mendes di turno, gente che non ha mai negato di far parte della razza degli squali e che su quella immagine (e abilità)  ha creato patrimoni e fortune per sé e per i propri tutelati.

Piedi troppo buoni per l’Inter, secondo lui i sogni dei ragazzi hanno i colori di Real,  Barca e Bayern. Insomma due anni fa l’Inter è stata soltanto un taxi su cui salire (visto che il conducente era suo amico)  per liberarsi dai fastidi dello United, in attesa che la giostra facesse un altro giro per portarlo laddove pensava di meritare. Il suo treno però ha saltato quelle tre fermate e allora, visto che il convento non passava altro, meglio accontentarsi di qualche milione in più del Chelsea, il suo Chelsea, quello che gli faceva venire i brividi da bambino. Ora non più, visto che a Londra il tassista guida per i fatti suoi.

Le pagine più strazianti di queste ultime 48 ore sono state quelle sull’amore di Lukaku per l’Inter, per Milano, per i tifosi nerazzurri, il suo canto ammaliante “nessun dorma, all’alba tornerò” novello Calaf troppo furbo per essere credibile. Lui stesso sa che è una balla ma la recita è ben organizzata, studiata nei minimi particolari perché il finale che deve essere ancora sottaciuto potrebbe essere un altro a sorpresa, magari sempre in Inghilterra, magari a Londra con lo stesso tassista che lo aveva fatto scorrazzare così bene a Milano per due anni.

L’unica passione vera e disinteressata nel mondo del calcio è quella della gente che popola gli stadi, molti lo chiamano amore. Se c’è qualcosa di simile ad un amore vero per l’Inter in questa storia non sta nella parole di Lukaku, sta nei fatti di D’Ambrosio. I tifosi che ne pensano?