Plusvalenze Inter: facciamo chiarezza tra disinformazione e fake

Ieri l'UEFA ha formalizzato che l'Inter è fuori dai paletti del Settlement. A leggere sociale e media c'è bisogno di chiarezza
18.05.2019 19:50 di Mario Spolverini   Vedi letture

Da ieri l’Inter è uscita da regime di monitoraggio previsto dal Settlement agreement firmato nel 2015 con l’UEFA dall’allora presidente Erik Thohir . Appena sparsa la notizia, molti sui social e sui media hanno reagito all’uscita dal tunnel della società nerazzurra con commenti sbagliati, fuorviati o fuorvianti. Se per scarsa conoscenza delle regole del FFP o per antica malafede nei  confronti dell’Inter qui non interessa. Preme invece fare chiarezza, una volta per tutte. Sbagliano tutti quei tifosi che commentano in queste ore con entusiasmi ingiustificati, perché l’Inter non potrà spendere a proprio piacimento cifre mirabolanti come nessun altro club europeo del resto. Allo stesso modo sono clamorosamente in errore anche quei commenti, più di uno, che raccontano di un’Inter tenuta a 40 milioni di plusvalenze anche quest’anno.

Uscire dal Settlement agreement significa chiudere un periodo nel quale i rapporti tra Inter e UEFA sono stati regolati, per semplificare, da una legge speciale, che riguardava solo la società nerazzurra.Finiti gli effetti di questo regime particolare, l’Inter torna ad essere soggetta alle norme previste dal regolamento del FFP, le stesse che devono osservare (anche se talvolta non sembra) tutti gli altri top club europei, si chiamino PSG o Juventus, Bayern o Barcellona, United o Real Madrid. Ed il FFP non prevede obblighi di plusvalenze per nessuno, una volta tanto dovranno pur capirlo certe testate che continuano ad “equivocare” in questo senso.C’è una regoletta che dovrebbe ormai essere nota, in inglese si chiama “break even rule”, in italiano potremmo tradurre in regola del pareggio. Questa norma, nella sua formulazione attuale, prevede che nessuna  società possa contabilizzare perdite per oltre 30 milioni di euro nel triennio di riferimento. Spieghiamoci meglio: se per triennio di riferimento intendiamo il periodo 2019-2020-2021, una società A  potrà per ipotesi scegliere di chiudere i tre bilanci con perdite pari a 9 milioni l’anno, senza incorrere in alcuna sanzione. Una società B potrebbe invece  decidere di chiudere in perdita il bilancio 2019 per 100 milioni, sapendo di essere chiamata, nei due esercizi successivi, a chiudere con utili complessivi per almeno 70 milioni.


E l’Inter come si pone in questo discorso? Non siamo solo noi a dirlo, persone ben più esperte come Marco Bellinazzo del Sole 24 Ore lo hanno già messo in chiaro: l’Inter non ha, al 30 giugno 2019, nessun obbligo di chiudere il bilancio con un euro di avanzo né di contabilizzare milioni di plusvalenze, né 1 nè 40. Zhang, Marotta e Antonello potrebbero concordare una strategia che veda l’Inter fare un investimento enorme fin da quest’anno per chiudere almeno parzialmente il gap con la Juve, nella consapevolezza che i bilanci al 30 giugno 2020 e 2021 dovranno far risultare utili e plusvalenze necessarie a  tornare nel range di meno 30 ammesso dall’UEFA. Oppure, sempre per ipotesi, potrebbero  decidere di fare un altro mercato di grande oculatezza, magari vendendo giocatori che garantiscano plusvalenze quest’anno per poi avere grandi margini di manovra l’anno prossimo. Il tutto, sia chiaro una volta per tutte, nell’ambito della sola discrezionalità della società nerazzurra. E’ la società che sceglie quale percorso gestionale seguire in base a criteri di opportunità, senza altri obblighi di altra natura. I tifosi sono chiamati dunque a metabolizzare questo quadro, all’interno del quale si svilupperà il prossimo mercato, senza inseguire la logica del “Suning mo’ caccia la grana”.  A chi dalle testate giornalistiche continua a parlare di plusvalenze necessarie, vada il nostro sorriso e l’invito a rileggersi le norme.