Juve Inter, hanno vinto loro ma la malattia di Zampini non è il coronavirus

01.03.2020 18:45 di Mario Spolverini   Vedi letture

Coronavirus? Ma dove? Ma quando? La malattia vera che gli juventini sono costretti ad affrontare ogni giorno è un’altra. Ben più temibile per il loro fegato, resistente al tempo e senza vaccini. La prova? Il lungo ed accorato editoriale di oggi Massimo Zampini, penna e volto dello juventinismo militante, con cui si inoltra in una analisi socio-psicologica delle reazioni degli interisti dopo il rinvio del big match che doveva andare in scena stasera allo Stadium torinese.

Una ricostruzione incasinata, non per colpa sua ma di chi il casino ha creato, che disegna il mondo nerazzurro nella solita rappresentazione del piagnina sfigato. Per darsi ragione,  Zampini risale a tutte le vicende di questa storia antica, dal rigore di Iuliano su Ronaldo a calciopoli fino alla zampata/gomitata di Pjanic in faccia a Rafinha di due anni fa. Il tutto ovviamente condito da una schizzata di ironia per addolcire la sintesi: la Juventus ha raggiunto il suo scopo, dunque interisti muti e pedalare fino al 13 maggio.

Sotto questo aspetto ha ragione lui. Nella pratica la Juventus ha vinto alla grande lo scontro di potere andato in scena nelle ultime 24/48 ore. I 5 milioni da rimborsare al pubblico, lo spogliatoio in ebollizione,  Sarri sulla graticola dopo la sconfitta di Lione. La dirigenza juventina ha salvato tutto, capra e cavoli. Agnelli ha fatto il suo lavoro come meglio non poteva, l’Inter è stata ad aspettare, fidandosi della correttezza dei vertici della Lega.

Fidati della Lega, come no! Quella che, attraverso il comunicato ufficiale, fa sapere che il provvedimento di rinvio è assunto a tutela della salute pubblica, ma quando poi il suo presidente Dal Pino racconta la vicenda alla Gazzetta, la motivazione cambia radicalmente.

Marotta rappresenta le esigenze dell'Inter, io tutelo gli interessi generali di tutta la Serie A, che purtroppo sconta quotidiani conflitti di interessi legati a ciascuna squadra. Io devo promuovere il campionato italiano e la sua immagine nel mondo, trasmettere gare a stadi vuoti sarebbe stato un pessimo biglietto da visita per il Paese".

Altro che coronavirus, altro che tutele della salute. La scelta è stata “politica”, il governo non c’entra niente, il virus ancora meno, c’erano da gestire interessi contrapposti, Dal Pino ha scelto quali tutelare e quali penalizzare.

Ok, in qualche maniera ci siamo abituati,  non è da oggi  che le cose tra Inter e Juventus vanno così e calciopoli a poco è servita. Zampini nel 1961 non era ancora nato, magari non conosce cosa successe (altrimenti l’avrebbe messa tra gli episodi per i quali deridere gli interisti). Internet può ragguagliarlo a dovere a questo riguardo, purchè abbia l’onestà intellettuale di andare a vedere anche chi era  a capo della Figc all’epoca. E se qualche interista si incazza un po’, porti pazienza l’avvocato bianconero, bisogna anche saper vincere…

Quello che però viene fuori scorrendo lo Zampini pensiero è ben altro.Il rinvio ed il coronavirus sono solo palliativi per tornare sulle ferite che ancora bruciano maledettamente sulla pelle sua e di tutti i suoi compagni di tifo.

É solo così che puoi accusare i rivali per 22 anni per un rigore non dato e contemporaneamente vantarti del mitico triplete conquistato dopo una serie di episodi (al girone, agli ottavi, in semifinale, in finale) che definire fortunati sarebbe eufemistico. É così che puoi rifarti polemicamente al sistema “scoperchiato da Calciopoli”, dimenticando tutte le telefonate emerse negli anni (la più grave prima di una partita di Coppa Italia contro il Cagliari, competizione in cui la Juve era giù uscita: altro che “dovevamo difenderci”) e tenendoti stretto il tavolino dell’onestà, incredibilmente non revocato da una giustizia sportiva pilatesca supportata dal silenzio compiaciuto dei media.”

Ogni tanto invece qualche media, soprattutto straniero (perché quelli italiani tengono famiglia), sbuffoneggia l’Italia ed il suo calcio che permette ad una società di esibire scudetti mai vinti, scudetti revocati dopo un percorso giudiziario ormai scritto nelle pieghe della storia. Ma questo Zampini non lo sa.

Del virus e della salute importa  il giusto, non c’è niente da fare  Calciopoli ed il Triplete nerazzurro sono la vera malattia che continua a minare la salute epatica di questi personaggi, ossessionati da quell’accoppiata nata sulle ceneri delle schede svizzere utilizzate da qualcuno di loro. Ma questo particolare Zampini non lo sa.

E forse non sa neanche che la storia, periodicamente, crea uno sconvolgimento globale per riallineare modelli economici, sociali ad una dimensione diversa dallo status quo che si vuole azzerare. Fino a ieri poteva essere una guerra, oggi potrebbe essere un virus.

Il calcio segue le stesse regole della storia. Nel 2006 la rivoluzione poi rivelatasi  imperfetta si chiamò calciopoli. Negli anni prossimi si potrebbe chiamare FFP, con il Manchester City nelle vesti dell’Auricchio 2.0. Questo Zampini lo sa?