Inter, per sognare in Europa non basta far abbaiare il gatto

08.12.2021 14:00 di Mario Spolverini   vedi letture

Real Madrid Inter - Qualcuno ci aveva sperato? Forse più di qualcuno, sottoscritto compreso perché i tifosi  vanno sempre  dove li porta il cuore come diceva la Tamaro. Poi però c’è il cervello da azionare, la razionalità ieri doveva servire a  non farsi soverchie illusioni, oggi  ad analizzare per capire e per migliorare.

Andiamo per flash.

1) Chi si aspettava la conferma del livello di personalità della squadra può ritenersi moderatamente soddisfatto. Il primo tempo ci ha provato, ha messo il Real Madrid nella sua metà campo, ci ha provato 13 volte (dati Opta), con un briciolo di fortuna poteva passare in vantaggio e svoltare la serata

2) L’atteggiamento sornione, fintamente dimesso del Real nei primi 45 minuti, profuma di esperienza internazionale, consapevolezza della propria forza, abitudine a giocare partite di questo livello. L’Inter bella e sbarazzina ancora non basta, specialmente se  i due attaccanti latitano come non mai quest’anno

3) La partita dell’Inter non è finita con l’espulsione di Barella, è finita qualche minuto prima quando il tamburino sardo ha sbagliato il gol che poteva rimettere in discussione tutto. Lì Inzaghi ha ritenuto chiusa la serata madrilena ed ha iniziato a pensare al Cagliari, la sostituzione di Brozovic si spiega solo così. Ha fatto bene? La discussione è aperta...

4) Giù le mani da Barella.Il ragazzo è stanco e anche sfiduciato, il gesto di reazione che gli costa il rosso non è solo ingenuo è anche figlio della frustrazione per l’occasione mancata poco prima ma aprire un processo nei suoi confronti oltre che ingeneroso è quanto di più dannoso si possa fare in questo momento

5) Sappiamo tutti che giocare al Bernabeu somiglia molto a giocare contro la Juve ma attaccarsi all’arbitraggio serve zero. Il  gancio di Barella non colpisce neanche lo stinco di Militao ma lui doveva rialzarsi e andarsene. Facile a dirsi dal divano di casa…

6) Segnali di crescita importanti  di Dumfries, il duo croato è quello che regge la baracca insieme a Skriniar. Dzeko e Lautaro non pervenuti, Calhanoglu stecca sul palcoscenico delle grandi occasioni. Quello che preoccupa davvero è il Toro argentino, uscito dai radar da quando ha firmato il rinnovo

Per concludere, l’Inter ha poco da rimproverarsi, gli ottavi di finale erano in ghiaccio da 15 giorni, prima volta dopo 10 anni. Girone più che abbordabile, uscire con Sheriff e Shakhtar sarebbe stato un fallimento, ma più o meno analogo a quello degli ultimi tre anni finiti con i risultati che ben sappiamo.

Certo è che In Europa si lavora su livelli diversi, l’ambizione non basta,  comandano talento, mentalità  e organizzazione, tutta roba figlia dei soldi, quelli  importanti, tutta roba  sconosciuta da tempo nel calcio italiano. Quello è il calcio dell’elite, creato da una filiera di comando priva di una visione diversa da quella dei quattrini, un cerchio che per ora non riguarda l’Inter.  Nel calcio del popolo, in mancanza del cane Inzaghi sta provando a far abbaiare il gatto, in serie A il ruggito del felino basta ad impaurire la concorrenza, in Europa quelli bravi davvero sorridono.

A Madrid è stato un bel sogno, una di quelle occasioni che servono a prescindere per capire cosa e dove migliorare. Ora si torna al comfort del salotto di casa, il lavoro da spicciare da qui a Natale non è improbo se la concentrazione resta accesa.  Per riprendere a sognare basta attendere il sorteggio di lunedì prossimo.

PS: nell’urna di lunedì l’Inter ci sarà, altri no. Un sorriso è più che sufficiente…