Inter, la terza fascia di Conte è quella vincente, Chelsea insegna

06.04.2021 18:30 di Mario Spolverini   Vedi letture

A Bologna l’Inter ha suonato la nona sinfonia, un percorso netto  nel girone di ritorno fatto solo vittorie, più o meno entusiasmanti. I tre punti non vanno di pari passo con l’estetica,  a Conte va bene così ai tifosi anche. Uno degli osservatori più attenti alle vicende di casa Inter, Fulvio Santucci,  ha postato un grafico di grande interesse nel quale mette a confronto la media punti dei nerazzurri con quella del Chelsea di Conte del 2016-17 concluso con la vittoria della Premier.

Le due linee hanno uno sviluppo incredibilmente similare con un inizio di stagione poco brillante, una progressiva risalita intorno alla 10ma di campionato con i Blues più incisivi nella fase finale del girone d’andata per poi avviare il rush finale con una media punti quasi uguale proprio in occasione  della 30ma giornata. Santucci in poche parole ha messo in grafico quello che Antonio Conte ha sempre individuato come “il percorso”, che possiamo riassumere in 3 blocchi completamente diversi nell’atteggiamento della squadra e nei risultati.

Il primo è identificabile  con le prime 8 partite del torneo che portano in carniere 15  punti con una media 1,87. E’ il momento in cui l’Inter denota i problemi maggiori, legati sicuramente alla mancata preparazione precampionato causa Covid e alla compressione del calendario ma anche al doppio impegno con la Champions che concentra le partite del girone proprio in questo periodo. La squadra  stenta in campionato, l’Europa volta presto la faccia ai nerazzurri, l’ultima esile fiammella di speranza si spenge il 9 dicembre a San Siro non riuscendo a scardinare la difesa dello Shackhtar. E’ l’Inter che difende altissima, che spinge per un possesso di palla prolungato ma quasi sempre in orizzontale e scarsamente produttivo, che alterna Vidal, Brozovic, talvolta anche Barella in posizione di trequartista. La fotografia più emblematica di questo segmento è il terzo gol nella serata di Madrid, poco dopo aver riagganciato il pari sul 2 a 2, preso in  contropiede  con una l’Inter sbilanciata in avanti e pure sfortunata.

Il secondo periodo lo possiamo individuare nelle 11 partite che portano alla fine del girone d’andata. La lezione è stata digerita, si torna ad uno schieramento più prudente, scompare il trequartista, la difesa non sale più come prima, gli avversari non trovano più praterie a disposizione. Lo scivolone di Genova con la Samp, il regalo alla Roma e la brutta giornata di Udine abbassano la media punti di una squadra che inizia ad avere una fisionomia più precisa, più attenta, arrivano 26 punti in 11 partite, media 2,36.

La terza striscia inizia con il girone di ritorno ed è ancora aperta, 9 vittorie su 9, media punti massima. E’ l’Inter che, complici le difficoltà di mercato, scopre che a fine gennaio Eriksen è ancora nerazzurro contrariamente a quanto annunciato da Marotta poco prima di Natale. Magari anche il principino danese si mette nelle condizioni di capire in poche settimane quel che non aveva capito in quasi un anno ed il gioco è fatto. Conte dimostra finalmente che il piano B reclamato i n TV da Capello c’è eccome. Il doppio playmaker si rivela vincente, Brozovic ed Eriksen  si completano a vicenda come era tutto sommato facile da intuire. Arrivano partite da leccarsi i baffi anche sotto l’aspetto del bel gioco (Lazio, Juventus, derby) e partite da contrappasso dantesco di quelle di inizio stagione. L’1 a 0 all’Atalanta segna l’espressione più alta dell’Inter accorta e raccolta in difesa, cinica, prudente, razionale, gli aggettivi si sprecano, qualcuno ha tirato perfino in ballo il confronto con lo squadrone di Mourinho che giocava con il 30% di possesso palla o poco più ma con i risultati conosciuti.

Anche a Londra dopo aver preso due brutte batoste da Liverpool e Arsenal Conte cambiò radicalmente la disposizione della squadra passando da uno strano 4-1-4-1  ad un 3-4-2-1 con Courtois in porta Azpilicueta, David Luiz e Cahill in difesa; Moses, Kanté, Matic e Marco Alonso a centrocampo; Pedro e Hazard in aiuto davanti a Diego Costa.  Azpilicueta spostato al centro della difesa e il rilancio di Moses furono le lampadine che accesero i Blues come il doppio play di quest’anno.

Storie simili, medie punti quasi uguali, 2,46 per quel Chelsea, 2,43 per questa Inter. Pochi decimali che non dovrebbero (scongiuri facendo) impedire un analogo risultato finale.