Inter, il primo successo di Recoba grazie a pizze e cotolette

23.11.2021 16:00 di Mario Spolverini   vedi letture

Inter Recoba - A Miami Beach una famigliola pranzava in un noto ristorante. Il piccolo della tavolata si accorse che vicino a loro è seduto Marcelo, il terzino del Real Madrid. Il ragazzino era in estasi, voleva avvicinare il campione ma il papà lo richiama all’ordine: “Jeremia stai buono, non infastidire i signori…” . Marcelo si accorse del fatto, si alzò e andò verso il padre del fanciullo. “Ciao scusami, non volevo disturbarti, sono un tuo grande ammiratore”. Jeremia restò di sasso, poi ripensò che lo stesso era accaduto con Luis Suarez, il compagno di Messi al Barca. “Com’è che tutti questi campioni vogliono la foto con papà? “ rimuginava il bimbo tra sé e sé. Va bene che anni fa era stato un calciatore, che dicevano segnasse reti bellissime ma pensava che fosse una storia inventata. Non c’era niente di inventato, il papà di Jeremia si chiamava Alvaro Recoba.

Un predestinato si direbbe oggi. In uno dei primi tornei disputato nelle giovanili del Danubio, la sua squadra era arrivata in finale, grazie ai suoi gol. Il giorno della finalissima Alvaro non c’è, non c’è proprio fisicamente. Si era dimenticato ed era andato a pescare. I suoi compagni alla fine del primo tempo erano sotto 3 a 0. Qualcuno ordinò di andare a cercarlo. Lo trovarono, la caricarono in auto, dove si cambiò trasformandosi come per magia da Sampei in Holly e Benji, facendo in tempo ad entrare nella ripresa, segnare 5 gol e vincere il torneo.
Quel giorno a vederlo c’era la persona che gli avrebbe cambiato la vita, in tutti i sensi. Rafa Perrone, il più grande scopritori di talenti uruguagi. Quando Alvaro sembrava sul punto di smettere col calcio perché i trasferimenti per raggiungere il campo di allenamento erano costosi e faticosi, lo portò a casa sua per un periodo non breve. Fu lì che conobbe la figlia del mister, Lorena.

La casa dei Perrone non era un albergo a 5 stelle, quando arrivava Alvaro lei doveva lasciargli il suo letto e dormire dalla nonna. Lorena ha raccontato che dopo aver lasciato casa Perrone, un giorno Alvaro si presentò da suo padre. "Aveva bisogno di una giacca per partecipare alla festa della figlia del suo procuratore, Paco Casal. Io stavo uscendo e lui mi chiede "dove vai?". Fu il primo accenno di attenzione nei miei confronti, gli risposi "a te cosa importa? Devo dirlo ai miei dove vado, mica a te".
Da quel giorno Alvaro riprese a frequentare casa Perrone con una certa insistenza, con la scusa di mangiare le cotolette della madre. “ Poi suo padre ha avuto un' operazione e io gli ho dato una lettera, per dirgli che gli ero vicina: finivo scrivendo "ti voglio bene", e lui si è dato una mossa. La volta dopo entrò in casa e mi chiese sottovoce "vuoi uscire con me, oggi? Ti porto a casa mia: tranquilla, non siamo soli, mia madre fa la pizza". Quel pomeriggio mi è venuto a prendere in macchina e non ha detto mezza parola fino a casa sua, poi si è seduto accanto a me e davanti a tutti mi ha sussurrato all' orecchio se volevo essere la sua fidanzata, proprio come si faceva una volta. Non ho risposto nulla, neanche la seconda volta che me l' ha chiesto. Ma poi, quando mi ha riaccompagnata, mi ha dato un bacio. Era il 26 settembre 1996” . 9 mesi dopo i ragazzi si sposarono in comune, due anni dopo in chiesa.