Il calcio torna a casa. E voi, cari inglesi, resterete sempre una provincia

Il calcio torna in Italia, la sua casa naturale: perché noi saremo pure genitori adottivi, ma abbiamo dedicato a questa palla tutto il nostro amore.
12.07.2021 14:00 di Antonio Russo   vedi letture

Avevano preparato una serata a tinte inglesi, regalando la finale esclusivamente al pubblico britannico, e lasciando a noi italiani solo uno spicchio di stadio fatto di appena sei mila anime. Una serata a tinte inglesi dunque, al termine di un europeo creato ad hoc per loro, nel quale hanno disputato sei partite su sette in casa, nonostante la bella maschera del "torneo itinerante".

Non stupisce dunque che da giorni, per non dire da settimane, cantassero "It's coming home", come se fosse una semplice questione di formalità alzare al cielo la coppa dei Campioni d'Europa. Che poi, alla fine, gli inglesi hanno avuto ragione: il calcio è tornato a casa, perché la sua casa non può che essere l'Italia. Chi scrive non sa dire con certezza chi abbia inventato la sfera di cuoio che tutti noi amiamo, ma può asserire con certezza che essa sia stata cresciuta per cent'anni almeno, con amore, dalle mani premurose del nostro tricolore.

Perché il calcio, per noi, è qualcosa di più di un semplice sport: è il sangue che ci unisce e che sincronizza i nostri battiti sulla stessa frequenza. Perché noi abbiamo giurato amore e fedeltà a quella sfera di cuoio fin da bambini; dai torelli sotto casa con le ginocchia sbucciate ai campetti di periferia, fino ai palcoscenici più importanti come Wembley. Gli azzurri, che ieri hanno alzato al cielo la coppa, sono i figli di generazioni che intorno al calcio hanno costruito, nelle piazze di tutto il Paese, legami d'amicizia e d'amore.

E allora, cari inglesi, non parlateci di "patria" del calcio; perché saremo pure genitori adottivi, ma abbiamo dedicato la vita e la nostra storia alla crescita di questo sport. E mentre voi vi riscoprivate grandi grazie a tanti soldi e a qualche pozzo di petrolio, noi abbiamo continuato a coltivare questo amore tra scarpette ormai logore e ginocchia sbucciate sui campi in terra battuta, certi che un giorno avremmo rivisto le stelle.

Il calcio resterà per sempre la nostra casa, il nostro primo amore e il nostro Impero. E a voi, cari inglesi, non resta che il ruolo di provincia.