Caro Steven, i numeri non sono tutto nella vita (degli interisti)

Dopo la lunga intervista rilasciata dal Presidente Steven Zhang al Corriere delle Sera, qualche riflessione sulle sue parole
26.07.2019 19:10 di Mario Spolverini   Vedi letture

Caro Presidente Steven,

Lo dico subito a scanso di equivoci, sono tra quelli che tutti i giorni  mettono un cero alla Madonna degli interisti  per avere un gruppo come Suning  a reggere le sorti del club. Fatta questa doverosa premessa, chiedo alla tua mentalità globale, sempre tesa all’universo più complesso, di fare un pit stop per ascoltare una riflessione terra terra, di un vecchio tifoso che ne ha viste di cotte e di crude e proprio per questo conosce un po’ alla meglio le dinamiche del mondo nerazzurro .

Asset, link, business, brand sono i termini su cui ruota gran parte del tuo discorso,  quello che un giovane e ambizioso capitano d’industria deve fare per proporsi con autorevolezza e convinzione ai mercati e agli stake holder . Perchè questo è il tuo mondo, l’acqua in cui anche la papera nerazzurra si sta abituando a galleggiare grazie alla guida tua e di tuo padre, concetti con cui anche i tifosi, magari faticosamente, iniziano a  fare i conti al di là dei punti in classifica e delle statistiche dei gol fatti e subiti.

Ma tutto non può fermarsi qua.  Ci rendiamo conto  che “l’Inter sia una piccola attività all’interno di Suning”. Non fa piacere sentirselo dire dal proprio Presidente  ma capiamo che 400 milioni di fatturato nerazzurro sui diversi miliardi di Suning siano una goccia in mezzo al mare. La fredda logica dei numeri  ti dà ragione in pieno  ma tabelline e partita doppia non fanno l’abbonamento, il miliardo di fatturato  come target fa ben sperare per il futuro ma ma gli zeri auspicati non riempiono la bacheca dei successi, almeno per ora.

Zuckerberg e Musk, che tu citi come esempi luminosi da seguire, hanno aziende che sfidano il mondo dell’innovazione tecnologica ma, a differenza del tuo caso,  non hanno da fare i conti con un socio difficile da trattare, duro da comprendere e da gestire, la passione di  milioni di tifosi. Ed è questo l’elemento che manca nella tua intervista, lucida ma fredda, rigorosa ed ottimistica, ma priva della scintilla che sappia smuovere l’amor proprio dei tifosi, imponendoti come un capo riconosciuto, amato e legittimato anche dalla condivisione della passione.

Dio ci ha dato Suning e guai a chi ce lo tocca, ma è perfettamente inutile urlare ad una cena natalizia “schiacceremo tutti” , con un’uscita degna del miglior bauscia di antica tradizione, se ad ogni occasione si tende a separare il più possibile l’elemento umano da quello numerico. Nessuno ti chiede di esporti  alla stregua di Fraizzoli, Pellegrini o Moratti, gente che aveva l’Inter non nel sangue ma nel DNA. Il tuo patrimonio genetico è diverso come diversi sono i tempi, solo la passione dei tifosi attraversa i decenni  delle presidenze senza mai mutare.

Non c’è bisogno della prossima assemblea dei soci o del primo Cda per rendersene conto. Ti aspettiamo a San Siro alla prima in casa, al primo gol dei ragazzi. Almeno in quel momento lascia da parte i numeri, e ascolta l’urlo di quella gente. Non va a bilancio nelle attività patrimoniali, ma vale molto, molto di più. Amala come l’amiamo noi, giovane Steven, a presto.

PS: Ti chiedo scusa se non ti do del lei, sei più giovane di mio figlio. Non ha startup milionarie che ti possano interessare, ha una sua piccola azienda che cura con lo stesso amore che dedica all’Inter.  Anche lui si aspetta  molto dal suo quasi coetaneo Presidente. Io alle delusioni ci sono abituato, lui un po’ meno…