22 maggio, l’Inter è di nuovo lassù, adesso vietate le "prese in giro"

22.05.2021 10:15 di Mario Spolverini   vedi letture

G.B.Shaw ha detto che l'uomo non smette di giocare perchè invecchia, invecchia perchè smette di giocare. Per 10 anni il 22 maggio i tifosi interisti hanno giocato con i ricordi, la vita non passava di meglio e quella celebrazione serviva come analgesico per combattere le vittorie degli altri. Quest'anno, finalmente, hanno finito di giocare solo con i ricordi, domani il dirigibile nerazzurro che volteggerà sopra San Siro lancerà un messaggio inequivocabile  agli uomini e agli Dei del calcio che troppo spesso hanno infierito su di loro in questo arco di tempo: l’Inter è lassù,l’Inter è tornata!  Ma ripensare a quella sera di 11 anni fa è un gioco troppo bello per metterlo da parte, è dolce rivedere quegli attimi, quelle facce da interisti che entravano nella storia, quella gioia che sarebbe diventata droga per loro e sofferenza epatica a tempo indeterminato per gli altri.

Adesso è tempo di cambiare prospettiva, i ricordi di quel tempo si devono trasformare in fondamenta per costruirne un altro simile. Anche stavolta le perfide Divinità calcistiche hanno infierito, uno scudetto senza la passione traboccante della gente nerazzurra, un virus che debella il fisico ed i bilanci, un vaccino arrivato solo ieri, si chiama Oaktree, ha poche controindicazioni, permette al malato di uscire dalla terapia intensiva e crea gli anticorpi necessari a guardare al futuro con ottimismo. La strada sarà impervia, la guarigione lenta ma nessuno scoppia di salute in Italia, pochi anche nel vecchio continente, “beati gli orbi in un mondo di ciechi” recita il Vangelo (quello vero, non quello dell’interista).

Cinesi e americani oggi hanno – giustamente - gli occhi puntati solo su numeri, tassi di interesse, percentuali di abbattimento dei costi. Quando avranno finito si prendano un minuto,  lascino un attimo da parte le loro scartoffie e riguardino i volti dei tifosi nerazzurri sugli spalti del Bernabeu quella sera. Anche quei manager inamidati, rigidi calcolatori di utili e indici di bilancio, capiranno che il patrimonio più importante dell’Inter è il suo popolo, la sua passione, la sua storia, voci di un bilancio in utile da 113 anni. Gente che sa soffrire, gente disposta ad aspettare ma anche gente che non vuole essere presa in  giro.