Dopo l’apocalisse la rinascita. 4 mosse per ricostruire il calcio Italiano

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Analisi del calcio Italiano dopo la sconfitta di ieri

Apocalisse | E’ il 1912. Il mondo, a gennaio, saluta la neonata Repubblica di Cina. Ad aprile il mondo piange la tragedia del Titanic. Il transatlantico definito inaffondabile che, invece, andrà ko al primo giro portandosi dietro 1518 delle 2223 vite che trasportava. A luglio, in Svezia, si gioca una partita di calcio fra la nazionale di casa e l’Italia. La vittoria finale andrà agli azzurri che, in campo, schierano 5 giocatori di Vercelli: d’altronde quelli sono gli anni del ‘mito’, le bianche casacche che, a ripetizione, vincono Scudetti e iniziano a dare un’aurea di professionismo al calcio.

105 anni più tardi, l’Italia non batte proprio la Svezia e per la terza volta nella sua storia, dopo “Uruguay 1930” e “Svezia 1958”, non parteciperà al Mondiale. La Pro gioca in serie B. Il campo intitolato al suo storico presidente, Luigi Bozino, è ad oggi inutilizzato. Si sono fatte tante proposte per potrlo rilanciare, per ora, ancora non si è mosso nulla. Poteva e doveva essere un centro per i ragazzini che tirano i primi calci al pallone ma (per ora) è ancora vuoto. Simbolo di un calcio che si dimentica le sue origini, simbolo di un calcio che fatica a rinnovarsi.

La Svezia, quella maledetta Svezia che ancora una volta ci rende amara la vita sportiva. La Svezia ieri ha scoperto il velo ad una cronaca di una morte annunciata, quella del calcio Italiano. Intendiamoci, sono cose che accadono e non faremo una tragedia per essere usciti ad un play off. La tragedia la faremo perchè un disastro non è un incidente isolato ma una catena di eventi.

Apocalisse

“La mancata qualificazione sarebbe un’apocalisse”. Questo si era detto nei giorni scorsi. Bene. Ora l’apocalisse c’è stata e i giornali hanno titolato FINE, fine del calcio, fine di tutto. In realtà il calcio Italiano è in discesa da un pò di tempo, fondamentalmente dal Luglio 2006, dopo la vittoria del mondiale. La finale europea 2012, cosi come probabilmente l’europeo di Conte sono stati solo specchietti per le allodole a coprire un problema molto più serio. Probabilmente anche questa qualificazione, qualora fosse arrivata, sarebbe stato l’ennesimo cerotto su una ferita da granata. Ora l’apocalisse è arrivata e come sempre ci ha colti impreparati, perchè in fondo nessuno credeva che questa Italia non sarebbe andata ai mondiali. L’apocalisse ci mette davanti ad un bivio: Morire o ricostruire.

Ricostruire significa, proprio perchè è stata un’apocalisse, ricostruire da zero. Partendo chiaramente da chi il calcio lo comanda, e ne ha una visione antica di 30 anni. La FIGC ed il suo consiglio direttivo, che proclamano battaglie infinite per il calcio italiano e poi, di fatto, non muovono un dito dovrebbero dimettersi, e non perchè l’Italia è rimasta fuori dal mondiale. Il discorso è molto più ampio. Dovrebbero dimettersi perchè hanno reso il calcio Italiano sempre più nudo davanti al mondo. Il mondo evolve, il mondo và avanti e noi ci siamo fermati, fregiandoci che siamo l’Italia, che siamo 4 volte campioni del mondo, che i campioni del 2006 non sarebbero mai invecchiati e chi veniva dopo sarebbe stato all’altezza.

Le rivoluzioni mancate

Si è parlato di apocalisse. Bene. Quando c’è un apocalisse si ricostruisce sempre da zero. Tutto ciò che c’era prima è scomparso e deve scomparire e si riparte dal nuovo. Questa è la cosa migliore che potesse accadere al movimento calcistico Italiano. Partitamo da un presupposto che si chiama Germania. la Germania dopo il mondiale casalingo del 2006, uscita proprio con noi in semifinale ha deciso che no, questo modo di vedere il calcio non andava bene. Parliamo di un terzo posto al mondiale eh non di un play off perso contro il dopo lavoro di Ikea. Rivoluzione. Via il vecchio modo di vedere il calcio, via le solite contradizioni tedesche, via tutto. La nazionale ha cominciato a integrare gli oriundi, senza preoccuparsi troppo di cosa sarebbe successo, ha iniziato a lavorare sui centri federali dei settori giovanili, lavorare sui propri giovani.

Il Modello Tedesco

ll modello tedesco, chiamato reclutamento, prevede dei centri federali capillari in tutto il paese. Sono 366 i centri di reclutamento diffusi in maniera geometrica e studiata in tutta la Germania, dove ci sono allenatori di base che “insegnano calcio”, cosa da non sottovalutare. La Germania ha aperto le porte agli immigrati facendoli sentire parte della nazionale fin da subito e non a 18-20 anni mettendoli davanti ad una scelta tra due nazioni, come succede in Italia.

Tavecchio, il caro presidente Tavecchio, il quale diceva di voler copiare il modello tedesco ha istituito centri federali anche in Italia, pochi per la verità fino ad ora. Il problema dei centri federali Italiani è che non sono supportati da un lavoro continuo e continuativo. Non c’è e non c’è stata un’applicazione coerente ai risultati che si erano prefissi i vertici del calcio Italiano. Istituire centri federali senza un minimo di organizzazione non vale nulla. Nei centri federali tedeschi si forma prima l’uomo, poi il giocatore.

Il percorso và di pari passo, non si deve scegliere tra studio e sport come accade in Italia anzi, le due cose sono strettamente correlate allo stesso obiettivo: La formazione.

La prima rivoluzione, il primo passo è capire che lo sport in generale non è un mero divertimento. Lo sport è un veicolo, un veicolo di impatto economico e sociale formidabile. L’Italia non andando ai mondiali ha perso economicamente tanto, ma tanto realmente e non è una cosa che và sottovalutata. Capire l’essenza sociale dello sport e del calcio in particolare, diventato il linguaggio universale del mondo, tolto il nord America, significa cambiare lo stato di pensiero da un passatempo ad una vera e propria realtà di insegnamento sociale. In Italia si è smesso di insegnare calcio, perchè si è smesso di evolvere. Una visione del calcio partendo dal livello gestionale fino al livello tattico antica ed una rivoluzione finta basata solo su dita puntate e non su riforme.

Puntare sui giovani

“Bisogna puntare sui giovani, sui nostri giovani”. Questo era il motto di Tavecchio e dei suoi compagni di merende della lega calcio, chiaramente detto in modo molto più colorito. Si, ok, bello, tutto molto bello. Puntiamo sui giovani, ma come? Perchè in questo paese tutti pensano di sapere ciò che và fatto ma nessuno lo fà? Al dilà di puntare verso la strada dei giovani poi non è seguita un’azione o una riforma che supportasse l’idea. Si dice sempre che il problema sono gli stranieri ma non è questo il punto fondamentale.

Gli stranieri ci sono in Francia, in Spagna, in Germania, in Ighilterra eppure le leghe professionistiche dei rispettivi paesi sono in ascessa, a differenza della nostra che sta sprofondando. Vi invito ad una riflessione: Le ultime due squadre vincitrici di mondiali hanno, nelle loro leghe le squadre B. Non è frutto del caso, è frutto di un lavoro che prevede una realtà ben nota a tutti.

La primavera

Il salto dalla primavera alla serie A è troppo, tanti giocatori si perdono perchè il livello cambia radicalmente. Avere squadre B che militano nei nostri campionati significa dare la possibilità ai giovani di conffrontarsi in un campionato di livello e crescere. Manca un passaggio nel calcio Italiano dalla serie A alla primavera e la squadra B potrebbe essere quel passaggio. Tavecchio lo aveva accennato ma accennare non basta, in un momento in cui il calcio ha bisogno di rivoluzione bisogna fare i fatti, ed i fatti piangono.

Un altro punto. La federazione Italiana dilettantistica prevede per i non professionisti l’obbligo di avere tre Under per legge in squadra. Perchè non applicare la stessa regola alla serie A e B? La legge presente oggi recita l’obbligo di avere 4 giocatori del proprio vivaio e 4 del vivaio nazionale in rosa. Prendiamo l’esempio dell’Inter. Uno dei 4 del vivaio è Berni che non giocherà mai, a cosa serve questa legge se è facilmente aggirabile? a nulla. Mettere un Under Italiano in campo porterebbe le squadre a lavorare sui settori giovanili per assicurarsi un calciatore di livello in prima squadra che possa giocare e crescere in prima squadra.

Apocalisse morbida

L’apocalisse è arrivata e fino ad ora non ha mietuto vittime. A pagarne il prezzo fin’ora è stato solo il calcio Italiano, messo a nudo davanti al mondo. Personalmente trovo inaccettabile che a quasi 24 ore da una disfatta epocale come questa il CT della nazionale non si sia ancora dimmesso. Trovo inaccettabile che i vertici della FIGC siano ancora ben saldi alle loro sedie. Il movimento calcistico Italiano ha bisogno, ora e subito, di cambiare.

Siamo l’Italia, abbiamo insegnato calcio per mezzo secolo ed ora non lo sappiamo più fare. Se vogliamo rinascere dalle nostre ceneri dobbiamo cambiare tutto ma la prima cosa, forse quella più importante è che bisogna cambiare chi immagina il calcio. Il signor Tavecchio ha fallito miseramente il suo compito, voleva entrare nella storia e c’è riuscito, in senso negativo. E’ l’apocalisse e bisogna lasciar andare il vecchio e rincominciare da zero, con idee ma sopratutto fatti. Il silenzio della federazione in questo momento, di certo, è assolutamente assordante.

 

Matteo Gardelli & Marco Ciogli