Editoriale: Ho amato una volta sola, ho amato solo te!

14.11.2016 12:08 di Enzo Margiotta   Vedi letture
<strong>L’amore di tutta una vita: Diego Milito!</strong><p>Il 12 giugno 1979, a Bernal, piccola città a nord-est di Buenos Aires, nasceva un uomo che ventun anni dopo segnerà indelebilmente la storia ultracentenaria dell’<strong>Inter</strong> scrivendone il capitolo più bello, quello del Triplete, in una notte di maggio a Madrid. Quest’uomo è Diego Alberto <strong>Milito</strong> che sabato scorso dopo oltre vent’anni di onorata carriera ha smesso di essere un giocatore di calcio ed è entrato nella ristretta cerchia delle Leggende. Tutt’altro che facile descrivere <strong>Milito</strong>, non il Diego calciatore, fin troppo semplice trovar aggettivi per uno dei dieci centravanti più forti che abbiano mai giocato nel nostro campionato, il compito arduo sta nel trasmettere ciò che lui ha rappresentato a chi non ha avuto la fortuna di averlo dalla sua parte.</p><p>Nel calcio come nella vita si ama davvero una volta sola, da piccolo pensavo di essere stato innamorato di <strong>Ronaldo</strong>, colui il quale mi ha fatto diventare tifoso dell’<strong>Inter</strong>, quando ho incontrato lungo il mio cammino da tifoso <strong>Milito</strong> ho capito che quella per il fenomeno fu una semplice cotta adolescenziale, l’amore, quello che ti porti dentro per tutta la vita è stato, è, sarà sempre per Diego.</p><p>Durante i suoi 5 anni a Milano ha segnato tanto Diego, ha alzato tanti trofei, è diventato campione d’Italia, d’Europa e del Mondo con l’<strong>Inter</strong>, è stato l’uomo Derby per eccellenza e il principale autore della storica vittoria allo Juventus Stadium eppure la sua grandezza la percepivi per ciò che era fuori dal rettangolo di gioco, quando si rapportava a chiunque con un educazione ed un rispetto raro per un campione di quel livello, quando incontrava i fans club nei suoi giorni liberi in pieno centro a Milano come fosse uno qualunque, quando in un giorno piovoso di metà novembre pur di non negare un intervista ad un ragazzo alle prime armi con questo mestiere (il sottoscritto) se lo caricò in macchina e rispose a tutte le sue domande durante la tratta Appiano Gentile-Milano, tra una canzone e l’altra di Ramazzotti.</p><p>Diego <strong>Milito</strong> si è ritirato sabato scorso dal calcio giocato, in fondo al cuore spero che sia tutta una burla, la sua ennesima finta e noi lì a cascarci come <strong>Van Buyten</strong> nella finale di Champions League, magari torna, magari già domenica che c’è la sua partita, il Derby contro il Milan, lo ritroviamo lì in campo al fianco di <strong>Icardi</strong> in attacco, con buona pace del povero <strong>Abate</strong> ormai rincuorato dalla prospettiva di non ritrovarselo più davanti.</p><p>Per poche cose realmente vale la pena vivere, Diego è troppo umile per accettare di essere stato una di queste, eppure è così, personalmente fino alla scrittura di questo pezzo sono arrivato a contarne tre: Jennifer Aniston, la torta di mele di mia madre e <strong>Diego Alberto Milito. </strong>#Gracias22.</p>