Per Caressa Inter Juve “una rottura di palle”: Brera, Viola dove siete?

Le parole di Caressa

Juve-Inter? Una rottura di palle, da spettatore neutrale non la guarderei. Non so all’estero, io da italiano mi sono annoiato”. Così si è espresso Fabio Caressa oggi a proposito del big match di sabato scorso.
Che non sia stata una partita esaltante è una costatazione a dir poco banale. Che uno dei giornalisti più apprezzati di Sky senta il bisogno di esprimersi con questi “francesismi” denota che il livello del campionato italiano e quello del giornalismo sportivo probabilmente viaggiano sullo stesso binario. Scende il livello qualitativo del calcio giocato portandosi dietro la qualità di chi lo commenta. Servono a poco odi e peana, composizioni simil poetiche per introdurre una gara se poi il giudizio tecnico che la riassume è di questa portata.

Brera, Viola un altro giornalismo

I grandi commentatori di una volta, Giuanin Brera, Beppe Viola, solleticavano l’attenzione del lettore o dello spettatore con l’ironia, con il linguaggio sferzante frutto dell’osservazione della realtà. E della capacità di rappresentarla. Se oggi c’è bisogno di visibilità a tutti i costi, fino a raggiungere questi esempi, significa che il calcio interessa sempre meno e per alzare l’asticella dell’attenzione degli spettatori si è costretti a  ricorrere anche a questi argomenti dialettici.

L’audience condiziona

Fa un certo effetto dirlo, ma anche per il calcio come nell’agone politico se si alza il tono della polemica spicciola con una frase “ad effetto”sale anche l’audience. Oggi si ricorre a boutade tipo la mascherata dello stesso Caressa con la parrucca stile Cugini di Campagna per ricordare gli anni ’70 del calcio italiano. Non c’era proprio un modo più nobile? Sicuramente il modo di fare e di parlare nei mezzi di comunicazione è cambiato, ma raccontare il calcio non dovrebbe aver bisogno di questi espedienti.
Fonte Sky